L’hotel degli amori smarriti, recensione: splendida Mastroianni tra onirico e paternale

L'hotel degli amori smarriti, recensione: fantasmi del passato per una splendida Mastroianni
"L'hotel degli amori smarriti" di Christophe Honoré

L’hotel degli amori smarriti propone un’intensa riflessione sull’amore e sulle relazioni durature: una buona idea e la splendida Chiara Mastroianni non riescono tuttavia ad incollare lo spettatore alla poltrona.

Tutti gli amori di Maria

Maria (splendidamente interpretata da Chiara Mastroianni) e Richard (Benjamin Biolay) sono sposati da vent’anni. Una sera l’uomo scopre che la moglie lo tradisce e che il suo giovane amante è addirittura un suo studente dell’università. Maria prova a spiegare il suo punto di vista: si tratta solamente di sesso ma ama ancora suo marito. Richard è sconvolto dalla scoperta. Maria decide allora di lasciare il loro appartamento per installarsi nell’hotel che si trova dall’altra parte della strada, nella stanza 212 (da qui il titolo originale, Chambre 212, che richiama anche l’Articolo 212 del Codice napoleonico. Questo afferma che “I coniugi si devono reciprocamente rispetto, fedeltà, soccorso e assistenza”). Da lì potrà tenere d’occhio l’appartamento, riordinare le idee e capire cosa fare con il proprio matrimonio. La riflessione tuttavia sarà piuttosto animata. A comparire, infatti, ci sarà Richard tornato all’età in cui si sono conosciuti ed innamorati (interpretato da Vincent Lacoste), ma anche tutti i suoi amanti passati e persino il primo amore adolescenziale del marito (l’insegnante di pianoforte Irène, che ha il volto di Camille Cottin).

La presenza di Chiara Mastroianni

Avere in cartellone un nome come quello di Chiara Mastroianni assicura inevitabilmente una presenza catalizzante sulla scena. E L’hotel degli amori smarriti, appunto, ce l’ha. D’altronde bisogna anche ammettere che il personaggio da lei interpretato è ricco di sfumature e così politically incorrect da non poter passare inosservato. La sua Maria è cinica, egoista ed ha un approccio utilitaristico alla vita: contano solamente il suo benessere e i suoi interessi. Il marito, portato sul grande schermo appunto da Benjamin Biolay (ex marito della Mastroianni), è l’esatto opposto. Richard è un uomo buono ma nella vita, come in amore, si è arreso. Non si è opposto alle delusioni: semplicemente, si è fermato. Non suona più, non è più passionale, si sente “ammaccato”. Non vive, semmai sopravvivere.

L'hotel degli amori smarriti: un'improbabile quartetto composto da Maria (Chiara Mastroianni), suo marito (Benjamin Biolay), il suo primo amore Irére (Camille Cottine) e il suo alter ego venticinquenne (Vincent Lacoste)
Un’improbabile quartetto: Maria (Chiara Mastroianni), suo marito (Benjamin Biolay), il suo primo amore Irére (Camille Cottine) e il suo alter ego venticinquenne (Vincent Lacoste)

Una riflessione sui rapporti di coppia duraturi

L’hotel degli amori smarriti affronta il tema dei rapporti di coppia duraturi. Come resistere alla prova del tempo? Si può davvero essere felici tutta la vita restando accanto alla stessa persona? Maria risponde alla sfida con il tradimento: nel suo cuore c’è solo il marito eppure nel corso degli anni non si è fatta mancare giovani amanti e scappatelle. Richard, invece, non ha bisogno di altre donne. Ama solamente sua moglie, eppure stare con lei lo ha portato ad una passività che non faceva parte del suo essere. “Sono invecchiato sessualmente, nel corpo e anche nell’anima”, dirà il suo alter ego più giovane. Ma è giusto che un uomo si senta così accanto alla persona che ama?

L’amore e il ricordo dell’amore

L’insegnante di pianoforte permette di guardare la questione da un punto di vista ancora differente. Da una parte si confronta con Richard e gli fa capire la differenza tra l’amore e il ricordo dell’amore, sebbene lui ritenga più importante “la memoria” del primo bacio, del primo appuntamento, del momento in cui ci si è innamorati. Dall’altra, il suo personaggio riflette sul concetto di rimpianto: spesso si rimpiange qualcosa che poteva essere e non è stato, ma la felicità sarebbe davvero stata lì?

L'hotel degli amori smarriti: Davanti a Maria si materializzano tutti gli amanti avuti nel corso del suo matrimonio
Davanti a Maria si materializzano tutti gli amanti avuti nel corso del suo matrimonio

Solo un esercizio di stile?

Il regista e sceneggiatore Christophe Honoré utilizza tutti e quattro i suoi personaggi, incrociandoli e facendoli interagire in maniera spesso surreale, quasi onirica. Ciò che ne deriva è una lunga riflessione di carattere esistenziale-sentimentale. Nonostante il proposito sia interessante, la sua realizzazione purtroppo è tutt’altro che perfetta. I dialoghi non sempre sono all’altezza delle intenzioni poiché rispecchiano un gusto estetico che non raggiunge il cuore dello spettatore. Forse eccedere con il paternalismo non ha premiato. Il sesso, poi, serve a mostrare la voluttà di Maria, elemento che più di ogni altro l’ha allontanata dalla marito, ma non sempre viene supportato dalla giusta contestualizzazione. La pellicola pecca anche dal punto di vista del ritmo, che cala e si perde nella parte centrale. Da apprezzare resta una splendida Chiara Mastroianni, un cast interessante (tra cui spicca il giovane Lacoste) e alcune riflessioni sulla coppia che potranno dare spunti interessanti alla platea. Piacevole e iper-francese il brano Désormais di Charles Aznavour che fa da colonna sonora e dà un forte contributo nel creare le atmosfere.

L’hotel degli amori smarriti arriva nelle sale italiane il 20 febbraio distribuito da Officine Ubu. La pellicola è stata presentata al Festival di Cannes 2019 nella sezione Un Certain Regard: proprio lì Chiara Mastroianni è stata premiata come Miglior attrice.

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