Alla mia piccola Sama, recensione: la bellezza che resiste tra l’orrore di Aleppo

Alla mia piccola Sama - Waad e Sama
Waad al-Kateaba con sua figlia, la piccola Sama

Al cinema dal 13 febbraio, Alla mia piccola Sama è la lettera di amore di una madre a sua figlia, nata nell’inferno di Aleppo durante la guerra civile siriana. Ma anche la testimonianza di un conflitto assurdo e delle storie di uomini e donne disposti a pagare un prezzo per la libertà.

Dopo The Cave, con Alla mia piccola Sama torniamo in Siria per riflettere sull’atrocità del conflitto civile scoppiato nel 2011 sulla scia delle proteste contro il regime di Bashar al-Assad. E lo facciamo, ancora, attraverso lo sguardo di una donna e la specificità dell’esperienza femminile rispetto alla brutalità della guerra. Il documentario, candidato agli Oscar 2020 e già vincitore di un BAFTA, è il video-diario di Waad, ex-studentessa presso l’Università di Aleppo, che testimonia cinque anni di conflitto, dalle proteste in strada nel 2012 alla fuga come rifugiata insieme alla famiglia. Ma Alla mia piccola Sama è anche un’intensa lettera dedicata alla figlia, concepita e generata proprio tra le rovine di una città assediata e martoriata da bombe e orrore. Più che una lettera un lascito, una storia di donna e madre che si fa eredità viva e pulsante nel tentativo di non disperderne nemmeno un brandello, di non tradire la morte e la sofferenza e con essa la vita e il coraggio di resistere.

Attraverso l’occhio e le parole di Waad ci addentriamo per le strade polverose di un’Aleppo smembrata, tra edifici-scheletro e carcasse di veicoli, tra il rumore assordante dei caccia nel cielo e il silenzio innaturale dei fugaci momenti di calma. Alla mia piccola Sama è però anche il racconto della speranza, del coraggio e della gioia che, nonostante tutto, continua a germogliare inaspettatamente tra le ferite e le macerie. E’ la storia di persone comuni – uomini e donne – che si riscoprono eroi ed eroine ogni giorno, non perché speciali, non perché i loro nomi riecheggino sui giornali o tra i tavoli diplomatici, ma per necessità: per un ideale di libertà o per il “semplice” desiderio di sopravvivere. E allora anche la parola “resistenza” assume tutto un altro significato ad Aleppo: la perseveranza, l’ostinazione, la pretesa persino di voler continuare a vivere proprio lì, nella città assediata ormai divenuta simbolo dell’atrocità del conflitto siriano. «Vivere normalmente qui significa resistere al regime», osserva Waad.

Alla mia piccola Sama - volontari ospedale Aleppo
I volontari dell’ospedale di Aleppo. In mezzo Hamzi, marito di Waad, con in braccio la piccola Sama

Come si può pensare di vivere una vita normale in mezzo al caos della guerra? Come è possibile innamorarsi, sposarsi, danzare, giocare, mettere al mondo un figlio nell’inferno di Aleppo? E farlo senza sentirsi in colpa? Eppure questa è la storia di Waad e suo marito Hamza, ma anche quella di tanti altri uomini e donne i cui volti e sorrisi sono stati immortalati nel documentario: c’è chi gioca a scacchi per strada, chi dipinge, chi si emoziona per un caco, chi inventa storie per aiutare i figli a memorizzare cosa bisogna fare in caso di attacco aereo. C’è la volontà di aggrapparsi a qualcosa di bello: una preghiera, un germoglio in fiore, una nuova piccola vita che arriva come un miracolo a ricordare per chi e cosa si combatte e resiste: il futuro dei figli e delle figlie della Siria.

Sul filo di rasoio delle parole di Waad, oscilliamo con lei tra speranza e terrore, coraggio e senso di colpa, vivendone ogni sfumatura, cullandone ogni piega solitaria ma anche fiamma rivoluzionaria. Ciò che ne esce è lo straziante tentativo di raccontare un’esperienza che forse è impossibile da consegnare davvero e in profondità allo sguardo di chi non l’ha vissuta sulla propria pelle, eppure Alla mia piccola Sama riesce a tracciare la profondità dell’orrore del conflitto siriano senza tralasciare di mostrare la bellezza dell’umanità in rivolta. E allora, anche l’apparente insensatezza di una guerra impossibile viene ricondotta a qualcosa che riusciamo ad afferrare, toccare con mano quasi: lo spirito e la fiamma di un popolo disposto a pagare un prezzo al grido di Azadî, Libertà.

La vita che portavi era piena di gioia ma anche paura. Fragile come la libertà ad Aleppo.

Alla mia piccola Sama - Sama
La piccola Sama con un cartello che recita “Questa è Aleppo, Quale giustizia?”

Alla mia piccola Sama, documentario candidato agli Oscar 2020, diretto da Waad al Kateab e Edward Watts, è al cinema dal 13 febbraio, distribuito da Wanted Cinema con il patrocinio di Amnesty International Italia e nella versione italiana vede la preziosa partecipazione di Jasmine Trinca. Premiato ai BAFTA, la pellicola ha ottenuto il maggior numero di riconoscimenti nei principali festival di tutto il mondo (tra questi L’Oeil d’Or al Festival di Cannes e il premio agli EFA come Miglior Documentario).

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