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Festival di Cannes 2026: una lineup d’autore, meno Hollywood e l’Italia fuori dalla Croisette

Festival di Cannes 2026 - artwork
Festival di Cannes 2026 - artwork

Il Festival di Cannes 2026 presenta una lineup dominata dal cinema d’autore internazionale, con grandi registi in concorso, da Almodovar a Kore-eda, da Sorogoyen a Pawlikowski, le premiere di John Travolta e Ron Howard, ma nessun film italiano

Un Cannes sempre più identitario: ritorno all’autore e riduzione di Hollywood

La selezione ufficiale del Festival di Cannes 2026 conferma una traiettoria ormai evidente: il festival sta ridefinendo il proprio posizionamento, spostandosi in modo deciso verso il cinema d’autore globale e riducendo sensibilmente la presenza delle grandi produzioni statunitensi. La 79ª edizione, in programma dal 12 al 23 maggio, arriva in un momento di transizione dell’industria cinematografica americana, con gli studios meno propensi a rischiare e quindi meno presenti nei grandi festival internazionali.

Il risultato è una lineup che privilegia registi riconosciuti, linguaggi fortemente personali e una dimensione cinefila più marcata rispetto agli ultimi anni. Non è un semplice riequilibrio geografico: è una scelta strategica che riporta Cannes al suo ruolo storico di piattaforma del cinema d’autore mondiale, anche a costo di sacrificare parte dell’appeal mainstream.

I grandi autori tornano al centro della scena

Il concorso principale – composto da oltre venti titoli – si costruisce attorno a nomi che rappresentano il cuore del cinema contemporaneo. Pedro Almodóvar torna a due anni dal Leone d’Oro per La stanza accanto con Amarga Navidad, mentre Hirokazu Kore-eda presenta Sheep in the Box, confermando la centralità del cinema asiatico nel panorama festivaliero. Accanto a loro, Paweł Pawlikowski con Fatherland, Cristian Mungiu con Fjord e László Nemes con Moulin costruiscono un asse europeo fortemente riconoscibile.

A questi si aggiungono Andrey Zvyagintsev con Minotaur e Asghar Farhadi con Parallel Lives, autori che da anni utilizzano Cannes come luogo privilegiato per raccontare tensioni politiche, sociali e identitarie. Il quadro complessivo è chiaro: più che una competizione tra film, Cannes 2026 appare come una competizione tra visioni autoriali consolidate.

Significativa anche la presenza di nuove firme, tra cui alcune registe alla prima esperienza in concorso, segno di un tentativo di rinnovamento interno senza però rinunciare al controllo qualitativo della selezione.

Un festival globale: Europa e Asia al centro

Se Hollywood arretra, il resto del mondo occupa lo spazio. L’Europa domina con una pluralità di sguardi – dalla Spagna alla Romania, dalla Polonia alla Francia – mentre l’Asia continua a consolidare il proprio peso culturale all’interno del festival.

La selezione riflette anche un orientamento tematico preciso: molti dei film in concorso affrontano questioni storiche, politiche o esistenziali, spesso legate all’identità europea o ai conflitti contemporanei. Non è un caso che diversi titoli si muovano tra memoria, guerra, crisi individuale e trasformazioni sociali, confermando Cannes come osservatorio privilegiato sulle tensioni del presente.

Anche Un Certain Regard conferma la sua funzione: laboratorio di nuovi autori e terreno di sperimentazione, spesso più libero e meno codificato rispetto al concorso principale.

Anche fuori concorso e nelle sezioni parallele si ritrova questa impostazione. Opere come quelle di Nicolas Winding Refn o il debutto alla regia di John Travolta si collocano ai margini della competizione principale, quasi a sottolineare una separazione sempre più netta tra cinema autoriale e cinema più spettacolare.

Il dato politico: l’assenza totale del cinema italiano

Il vero elemento di rottura, però, è un altro: l’assenza completa dell’Italia dal concorso principale. Nessun regista, nessun film, nessuna presenza nella corsa alla Palma d’Oro. Un fatto che non può essere letto come casuale, soprattutto considerando che arriva dopo un’altra esclusione significativa da Berlino.

Le ragioni sono molteplici e strutturali: da un lato la difficoltà a produrre opere con reale ambizione internazionale, dall’altro un sistema che fatica a sostenere progetti competitivi nei contesti festivalieri più selettivi. Il confronto con altri Paesi europei – in particolare la Spagna, fortemente rappresentata – rende il divario ancora più evidente.

Le parole della direzione artistica invitano alla cautela, parlando di una situazione contingente e non strutturale. Tuttavia, il segnale è forte: Cannes non è più un terreno naturale per il cinema italiano, almeno in questa fase storica.

Una lineup che segna un cambio di fase

La selezione 2026 non è solo una lista di film, ma una dichiarazione di intenti. Cannes sceglie di rafforzare la propria identità culturale, anche a costo di ridurre la componente industriale e spettacolare.

Meno Hollywood, più autori. Meno blockbuster, più cinema di ricerca. Più Europa e Asia, meno Stati Uniti. È un equilibrio che può rafforzare il prestigio del festival nel lungo periodo, ma che apre anche interrogativi sulla sua capacità di rimanere centrale nel sistema globale dell’audiovisivo, sempre più dominato da logiche industriali e piattaforme.

Nel mezzo, resta il nodo italiano: non una semplice assenza, ma un campanello d’allarme che riguarda l’intero sistema produttivo e la sua capacità di dialogare con il cinema internazionale.

Ulteriori informazioni sul sito ufficiale del festival.


Cannes 2026, tutti i film della Selezione Ufficiale

Concorso ufficiale (Competition)

      • La Vénus Électrique – Pierre Salvadori (film di apertura, fuori concorso)
      • Amarga Navidad – Pedro Almodóvar
      • Parallel Tales – Asghar Farhadi
      • A Woman’s Life – Charline Bourgeois-Tacquet
      • La Bola Negra – Javier Calvo e Javier Ambrossi
      • Coward – Lukas Dhont
      • Das Geträumte Abenteuer – Valeska Grisebach
      • All of a Sudden – Ryusuke Hamaguchi
      • The Unknown – Arthur Harari
      • Another Day – Jeanne Herry
      • Sheep in the Box – Hirokazu Kore-eda
      • Hope – Na Hong-jin
      • Nagi Notes – Koji Fukada
      • Gentle Monster – Marie Kreutzer
      • Notre Salut – Emmanuel Marre
      • Fjord – Cristian Mungiu
      • The Birthday Party – Léa Mysius
      • Moulin – László Nemes
      • Fatherland – Paweł Pawlikowski
      • The Man I Love – Ira Sachs
      • El Ser Querido (The Beloved) – Rodrigo Sorogoyen
      • Minotaur – Andrey Zvyagintsev

Un Certain Regard

      • Teenage Sex and Death at Camp Miasma – Jane Schoenbrun (film di apertura)
      • Elephants in the Fog – Abinash Bikram Shah
      • Iron Boy – Louis Clichy
      • Ben’Imana – Marie-Clémentine Dusabejambo
      • Congo Boy – Rafiki Fariala
      • Club Kid – Jordan Firstman
      • Uļa – Viesturs Kairišs
      • La más dulce (Strawberries) – Laïla Marrakchi
      • El deshielo (The Meltdown) – Manuela Martelli
      • Siempre soy tu animal materno (Forever Your Maternal Animal) – Valentina Maurel
      • Yesterday the Eye Didn’t Sleep – Rakan Mayasi
      • I’ll Be Gone in June – Katharina Rivilis
      • Words of Love – Rudi Rosenberg
      • Everytime – Sandra Wollner
      • All the Lovers in the Night – Yukiko Sode

Fuori concorso

      • La Bataille de Gaulle: L’Âge de Fer – Antonin Baudry
      • Karma – Guillaume Canet
      • Diamond – Andy Garcia
      • L’Abandon – Vincent Garenq
      • Crescendo – Agnès Jaoui
      • Her Private Hell – Nicolas Winding Refn

Midnight Screenings

      • Full Phil – Quentin Dupieux
      • Sanguine – Marion Le Corroller
      • Roma Elastica – Bertrand Mandico
      • Jim Queen – Marco Nguyen e Nicolas Athané
      • Gun-che (Colony) – Yeon Sang-ho

Cannes Première

      • La Troisième Nuit – Daniel Auteuil
      • The Match – Juan Cabral e Santiago Franco
      • Kokurojo (The Samurai and the Prisoner) – Kiyoshi Kurosawa
      • Heimsuchung (Visitation) – Volker Schlöndorff
      • Propeller One-Way Night Coach – John Travolta

Proiezioni speciali

      • Rehearsals for a Revolution – Pegah Ahangarani
      • Les Matins Merveilleux – Avril Besson
      • L’Affaire Marie-Claire – Lauriane Escaffre e Yvo Muller
      • Avedon – Ron Howard
      • Les Survivants du Che – Christophe Dimitri Réveille
      • John Lennon: The Last Interview – Steven Soderbergh
      • Cantona – David Tryhorn e Ben Nicholas

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