La nostra recensione di Sherlock Holmes – Il mastino dei Baskerville, portato in scena dalla compagnia Stabile del Giallo per la regia di Anna Masullo: ritmo avvolgente, fascino e mistero per un classico intramontabile che non smette di appassionare
Nel 1893 Sir Arthur Conan Doyle fece morire Sherlock Holmes nel racconto Il problema finale. La decisione provocò una una vera e propria sommossa culturale, con lettori sotto shock in lutto per la morte del detective. Lo scrittore decise – fortunatamente – di tornare sui suoi passi e riportando in scena Sherlock Holmes proprio con Il Mastino dei Baskerville, considerato a ragione uno dei capolavori della letteratura gialla mondiale.
La compagnia Stabile del Giallo riporta in scena questo classico senza tempo: in scena Marco Imparato e Guido Targetti, rispettivamente nei panni di Sherlock Holmes e Watson, insieme a Stefano Quatrosi, Marco Blanchi, Francesco Maccarinelli, Carlo Cristofaro e Beatrice Aiello, per la regia di Anna Masullo e l’adattamento teatrale di Michele Montemagno.

La maledizione dei Baskerville
Una maledizione grava sull’antica famiglia Baskerville, il cui maniero si affaccia sulla brughiera di Dartmoor: lì vivrebbe una creatura spaventosa, terrificante e pronta ad uccidere. Ululati agghiaccianti e l’apparizione di un gigantesco mastino alimentano il mito del “demonio della brughiera” e in questo territorio lontano dalla civiltà, la paura diventa strumento di dominio. Così, la leggenda prende il posto dei fatti. L’uccisione di Sir Charles Baskerville porta il detective Sherlock Holmes e il suo fedele assistente Watson ad indagare. Sir Henry, ultimo erede dei Baskerville, è davvero in pericolo? In bilico tra emotività e razionalità, fino all’ultimo istante l’esito dell’indagine resta incerto. Perché anche Sherlock Holmes sa che, di fronte alla paura, la ragione può vacillare.
Tra rispetto e innovazione
La compagnia Stabile del Giallo porta in scena un classico intramontabile come Il mastino dei Baskerville e nel farlo decide di percorre un sentiero a metà tra rispetto e innovazione. Sul palco un cast brillante formato da Marco Imparato, Guido Targetti, Stefano Quatrosi, Marco Blanchi, Francesco Maccarinelli, Carlo Cristofaro e Beatrice Aiello. Gli interpreti sono abili nel lasciarsi trasportare da una narrazione ritmata e avvolgente, in cui la parola ha la sua importanza ma anche la capacità di uscire fuori dagli schemi trova il suo spazio.

Un’atmosfera cupa in cui la ragione è felice di smarrirsi
Le scenografie semplici ma dal grande impatto visivo creano un’atmosfera cupa in cui davvero la ragione è felice di smarrirsi. Fumo, mappe e antichi manoscritti vengono utilizzati in modo puntuale e opportuno, apparendo coerenti col racconto oltre che stilisticamente in linea con la pièce. Il gioco di luci e sovrapposizioni visive è affascinante, per uno spettacolo appassionante che, come già sottolineato, riesce a far convivere alla perfezione tradizione e rinnovamento.
Una rappresentazione solida e ben costruita
La brughiera viene rappresentata con tutto l’alone di mistero necessario a restituire inquietudine e sensazione di pericolo, le stesse vissute dai protagonisti. La regia di Anna Masullo, veterana del giallo, non fatica a mantenere sempre alto il ritmo. I dialoghi sono serrati ma ben calibrati, seguiti da una coreografia di movimenti che beneficia degli eccessi di Sherlock Holmes, della fermezza del dott. Watson e della trasparente bontà di Sir Henry Baskerville. Una rappresentazione solida e ben costruita, assolutamente godibile e abile nel poggiarsi alla scrittura immortale di Arthur Conan Doyle senza negarsi il piacere di mettere, con coraggio, la propria firma.
| TITOLO | Sherlock Holmes – Il mastino dei Baskerville |
| REGIA | Anna Masullo |
| ATTORI | Marco Imparato, Guido Targetti, Stefano Quatrosi, Marco Blanchi, Francesco Maccarinelli, Carlo Cristofaro e Beatrice Aiello |
| USCITA | dal 21 febbraio al 22 marzo 2026 |
| DISTRIBUZIONE | Teatro Ciak |
4 stelle

























