Venezia 76, Mes jours de gloire, recensione: da Peter Pan a uomo, il manuale

Venezia 76, Mes jours de gloire, recensione

Mes jours de gloire, presentato alla 76ª edizione della Mostra del cinema di Venezia nella sezione Orizzonti, racconta la storia di un eterno Peter Pan che tenta di diventare un uomo: con un divertente Vincent Lacoste, la commedia risulta brillante ma al tempo stesso fa riflettere.

Adrien, un eterno Peter Pan

Adrien (interpretato da Vincent Lacoste) ha 27 anni e davvero poca indipendenza. Da bambino ha girato un film che gli ha regalato qualche attimo di popolarità, tuttavia ciò che gli resta nel presente è una profonda irresponsabilità e un rapporto di dipendenza nei confronti della madre. La donna, dal canto suo, continua a proteggerlo da ogni dispiacere, ad assecondarlo e a chiamarlo con vezzeggiativi quali ‘tesoro’, ‘piccolo mio’, o ‘il mio bambino’. All’improvviso però le cose sembrano andare meglio: Adrien viene scelto per girare un film sul generale Charles De-Gaulle, inoltre conosce una ragazza (che ha il sorriso incantatore della giovane Noée Abita) – molto più giovane di lui – che gli piace davvero tanto. Allora perché la sua vita non decolla?

Impossibile non volergli bene

Il protagonista di Mes jours de gloire è un ragazzo pieno di difetti, cui però è impossibile non voler bene. È divertente, ironico, generoso con i suoi amici, dissacrante in ogni atteggiamento. A dargli un volto è il giovane Vincent Lacoste, attore di spicco nella nuova generazione francese e visto in Italia in Tutti gli uomini di Victoria e Ippocrate. I lineamenti buffi e l’aria perennemente tra le nuvole lo rendono l’ideale per questo ruolo leggero e frizzante che sul finale diventa più riflessivo e a tratti introspettivo. Accanto a lui, nel ruolo dei genitori, Emmanuelle Devos e Christopher Lambert. Se la Devos è una mamma-chioccia dolce e rassicurante che di professione fa la psicologa, Lambert strappa diversi sorrisi nei panni di un ex bello che ha perso lo smalto della giovinezza ma non la voglia di sdrammatizzare e divertirsi.

Venezia 76, Mes jours de gloire: Noée Abita in una scena del film
Noée Abita in una scena del film

Crescere: un processo soggettivo

Crescere non è un processo semplice, ma lo diventa ancor di più se si prende con eccessiva leggerezza questa fondamentale momento della vita. È proprio qui che ‘scivola’ Adrien: si presenta ai provini senza aver letto la parte, lascia le chiavi nella toppa interna della porta di casa, ha il conto perennemente in rosso, non paga le bollette né risponde alle lettere del tribunale. Insomma, è un vero disastro. Tanto poi può sempre chiedere asilo alla mamma, no? Se a livello pratico ciò può funzionare, un tarlo si fa avanti nel suo corpo e nella sua anima: i nodi (dei nodi che il personaggio nemmeno nota, nella prima metà del film), prima o poi, sono destinati a venire al pettine.

Dopo le risate, un insegnamento per tutti

“Perché minimizzi sempre tutto?”, si sente dire l’ignaro ragazzo dalla madre. In effetti in Mes jours de gloire i sorrisi e i divertenti paradossi lasciano via via il passo a riflessioni più profonde (sebbene non sempre lo si faccia con la dovuta convinzione, con la giusta attrattiva). Adrien deve fare i conti con la depressione, con una disfunzione erettile – per buona parte del film ci si può chiedere se il problema sia semplicemente da ricercare in un’omosessualità che il diretto interessato fa fatica ad accettare – e persino con un tentato suicidio. Anche allora lui tenderà a minimizzare, fino a giungere ad un’intensa conversazione con la madre e con un operatore sanitario particolarmente empatico: a quel punto, sollevato il coperchio, il Peter Pan potrà essere liberato per lasciare il posto alla costruzione dell’uomo.

Venezia 76, Mes jours de gloire: Emmanuelle Devos e Vincent Lacoste si confrontano in un finale inaspettamente introspettivo
Emmanuelle Devos e Vincent Lacoste si confrontano in un finale inaspettamente introspettivo

Mes jours de gloire è stato presentato in Italia in occasione della 76ª edizione della Mostra del cinema di Venezia, nella sezione Orizzonti. La regia è stata affidata ad Antoine de Bary.

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