Ippocrate, recensione: la sanità francese tra dramma e commedia

Ippocrate, recensione: la sanità francese tra dramma e commedia

Ippocrate, accolto con entusiasmo nei cinema d’oltralpe, arriva in Italia per descrivere la sanità francese: tra pecche e ambizioni, il quadro finale è credibile e via via più scorrevole.

Un tirocinio nato sotto una cattiva stella

Benjamin Barois (Vincent Lacoste) è un giovane medico che comincia il suo tirocinio di 6 mesi nell’ospedale nel quale lavora il padre. Il suo sogno è quello di diventare un ottimo medico, eppure la strada per il successo è piena di insidie. Il primo giorno riceve un camice sporco e della taglia sbagliata, ma il peggio deve ancora arrivare. Una sera si trova davanti ad un paziente che presenta dolori addominali: lui si limita a dargli un analgesico ma il giorno dopo l’uomo muore. Come spiegare l’accaduto alla vedova? Ma soprattutto, come diventare un medico migliore? Accanto a lui il padre (Jacques Gamblin) e un collega particolarmente scrupoloso (Reda Kateb), per un apprendistato volto a rappresentare i sogni di un giovane – con tutti i suoi limiti e le paure – ma anche i problemi che spesso inceppano gli ingranaggi della sanità francese.

Lacoste e Kateb

La coppia di medici composta da Lacoste – Kateb appare credibile e perfettamente all’altezza della situazione. Se il primo viene considerato uno dei migliori giovani del panorama artistico francese, al secondo è stato assegnato il premio César come miglior attore non protagonista proprio in Ippocrate. Il suo personaggio è Abdel Rezzak, un medico algerino dotato di spiccata umanità e professionalità. Il suo carattere schivo e rigoroso lo porta a fare fatica a stringere amicizia con i colleghi, eppure l’atteggiamento serio e scrupoloso riuscirà ad influenzare la crescita di Benjamin sia sotto il profilo umano che sotto quello lavorativo.
Ippocrate: Vincent Lacoste e Reda Kateb in una scena del film
Vincent Lacoste e Reda Kateb in una scena del film

L’esperienza del regista

Il regista Thomas Lilti, prima di finire dietro alla macchina da presa, aveva ceduto alle pressioni paterne ed aveva intrapreso gli studi di medicina. Ecco perché in Ippocrate è evidente la componente autobiografica. Pur emergendo l’amore per il cinema, Lilti dimostra di conoscere parecchie cosette della sanità francese e di interessarsene ancora. È proprio questo a dare alla narrazione un’attinenza con la realtà che va compresa e apprezzata, oltre che un mix di valori destinati a contendersi i favori del pubblico: qual è il confine tra accanimento terapeutico e terapia? Quand’è che la sofferenza del paziente deve avere la meglio sulla scienza? Il caso della signora Richard (interpretata da una delicata Jeanne Cellard) cercherà di scendere più in profondità e di rispondere ad alcune di queste domande.

Momento d’oro del cinema francese

Il cinema francese sta dimostrando un ottimo stato di salute, soprattutto per quel genere che proprio come Ippocrate si posiziona a metà tra dramma e commedia. Le idee ci sono e altrettanto si può dire del desiderio di raccontare esperienze vere, spaccati di quotidianità che nel bene e nel male caratterizzano la Francia degli anni 2000. La pellicola di Lilti non fa eccezione e descrive una sanità che arranca ma nella quale è ancora possibile trovare forza di volontà e valori. Non a caso il pubblico ha dimostrato di apprezzare tale autenticità: Ippocrate è uscito nel 2014, ha attirato quasi un milione di spettatori in Francia e si rimette al giudizio degli italiani a 4 anni di distanza.
Ippocrate, presentato alla Semaine de la Critique del Festival di Cannes 2014, arriva nelle sale italiane il 7 giugno 2018 distribuito da Movies Inspired.
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