Venezia 76, recensione Joker: la nascita del villain è l’urlo degli invisibili

Venezia 76, recensione Joker

Joker, presentato in concorso a Venezia 76, racconta l’origine del villain tra follia e desiderio di essere ‘visto’: con un eccezionale Joaquin Phoenix, questa versione di Todd Phillips guarda dentro al personaggio fino a sviscerarne l’anima.

Da Arthur Fleck a Joker

Nel 2019 è probabilmente impossibile ignorare il personaggio di Joker (stavolta interpretato da Joaquin Phoenix), acerrimo nemico dell’eroe-pipistrello Batman. Molto prima che i due cominciassero a sfidarsi, tuttavia, esisteva il povero Arthur Fleck. Caratterizzato da evidenti problemi mentali, vissuto con una mamma ossessionata dai suoi scheletri (Frances Conroy) e destinato ad essere scansato da chiunque si trovi sul suo cammino, egli diventa una bomba ad orologeria pronta ad esplodere. Quando ciò accade, non è più impossibile tornare indietro: la scia di violenza e morte comincia a sporcare le strade di Gotham, improvvisamente sconvolte da rivolte e scontri armati. È l’insurrezione degli ultimi, nonché la sublimazione di quello che sarà il villain vestito da pagliaccio: Joker.

Nato per essere Joker

Gli occhi di ghiaccio di Joaquin Phoenix, i tratti taglienti e la sua innata capacità di rompere gli schemi fanno di lui un Joker nato. Facile immaginare quanto l’attore e il personaggio riescano a fondersi sin dai primi fotogrammi: senza nulla togliere ai suoi predecessori (sarebbe impossibile far sfigurare Jack Nicholson o Heath Ledger), Phoenix ha tutte le caratteristiche per eccellere in questo ruolo. L’attore riesce ad esprimere il dolore, il disagio e la malattia ma anche l’esibizionismo e la follia di Joker. Quello delineato dal regista Todd Phillips è un villain complesso, che si fa scrutare sin nell’anima mostrando tutte le sue cicatrici. Alcune però risulteranno troppo profonde, portandolo inesorabilmente verso il fondo.

Venezia 76, Joker: Joaquin Phoenix e Robert De Niro in una scena del film
Joaquin Phoenix e Robert De Niro in una scena del film © foto Nico Tavernise

L’origine del personaggio

A proposito della sceneggiatura, il regista non nasconde che sia stata “scritta pensando a Joaquin Phoenix perché quando recita è capace di trasformarsi e va sempre fino in fondo. Speriamo di aver creato un personaggio per il quale emozionarsi, per cui parteggiare, fino al punto in cui non sarà più possibile”. In effetti durante tutta la prima metà del film lo spettatore è portato a tifare per quest’uomo che vorrebbe disperatamente ricevere attenzioni. Poi però la metamorfosi si completa e Joker provoca solo sdegno e terrore. Da quel momento in poi violenza e sangue invadono il grande schermo, per buona pace dei deboli di stomaco. A fare da contraltare – e forse anche da colonna sonora – l’incontrollata e inconfondibile risata del clown, pronto a ballare come se si trovasse in una dimensione tutta sua. Le movenze teatrali di Phoenix catapultano in un universo parallelo e lasciano col fiato sospeso: Gotham City brucia ma lui continua a danzare.

Venezia 76: Joaquin Phoenix, il suo è un Joker che balla
Joaquin Phoenix: il suo è un Joker che balla © foto Nico Tavernise

Rabbia e dolore

Uno degli aspetti da ammirare nel progetto di Todd Phillips è il desiderio di scavare a fondo nel personaggio di Joker. Cosa ha scatenato la sua follia omicida? Cosa lo ha reso così efferato e spietato? La risposta a questi interrogativi viene cercata nella parte più intima della sua anima, senza buonismi e senza rimanere in superficie. Una scelta complessa, premiata da una narrazione dettagliata ma mai scontata. “La cosa peggiore delle malattie mentali è che la gente si aspetta che tu ti comporti come se non le avessi”, scrive Arthur Fleck sul suo quaderno. Quella però non è che la punta dell’iceberg. Se all’inizio del film si percepisce solo il disagio di questo ragazzo malato, la sua metamorfosi verso Joker arriva piano piano al termine di un climax espresso da raptus sempre più violenti: la vita lo ha scartato e la morte diventa il suo modo di ribellarsi.

“Io esisto”

Arthur, pur con tutto il suo disagio nei confronti della vita, vorrebbe fare il commediante e far ridere la gente. Purtroppo però ben presto si accorge di essere un mero zimbello che non potrebbe mai e poi mai conquistare l’ammirazione della folla. A dirla tutta, per lui è impensabile anche solo attirare l’attenzione. La bella vicina di casa (interpretata da una deliziosa Zazie Beetz, vista anche nel cast di Seberg) non lo nota nemmeno, la star della tv Franklin Murray (Robert De Niro) lo deride in diretta tv, il potente Thomas Wayne (Brett Cullen) lo disprezza, il capo lo licenzia in tronco e i colleghi lo isolano. Una via però lo porta ad una improvvisa popolarità: quella della violenza. Sta qui la chiave per comprendere questo Joker così moderno e terrificante: “La gente fa finta che non esista. Ma io esisto”.

Joker, uno dei film più attesi della 76ª Mostra del cinema di Venezia, arriva nelle sale italiane il 3 ottobre distribuito da Warner Bros. Italia. Tra i produttori, oltre allo stesso regista, figurano Bradley Cooper ed Emma Tillinger Koskoff.

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