The Farewell – Una bugia buona: La recensione della dramedy familiare di Lulu Wang

Acclamato al Sundance Film Festival e alla Festa del Cinema di Roma, The Farewell – Una bugia buona è un delicato affresco color pastello fatto di piccoli dettagli, attraverso i quali l’autrice Lulu Wang realizza un invito a lasciarsi sfiorare dalle emozioni senza che queste prendano il sopravvento. Il biglietto da visita di una giovane regista già pronta a giocare al tavolo dei grandi.

Lo spaesamento

La prima sensazione che si ha di fronte a questo The Farewell – Una bugia buona – acclamato allo scorso Sundance Film Festival e poi fattosi apprezzare anche nella selezione ufficiale dell’ultima Festa del Cinema di Roma – è di spaesamento. Geografico e culturale prima di tutto, come quello che tiene in bilico la protagonista Billi Wang (l’attrice e rapper Awkwafina) tra due continenti e due modi diametralmente opposti di vivere il concetto di famiglia. Spaesamento che immaginiamo condivida la stessa Lulu Wang, autrice cinese ma naturalizzata americana qui al suo secondo lungometraggio, che il film lo ha scritto e diretto con mano gentile e ispirata, basandosi su alcune esperienze personali.

Un film di difficile collocazione

Si parla di trovare il proprio posto nel mondo, insomma, come conditio sine qua non per poi trovarlo anche nella vita. La stessa mancanza di coordinate, però, coglie anche lo spettatore, per la difficoltà oggettiva di collocare The Farewell sia in termini geografici che di genere. La doppia matrice culturale della Wang, infatti, si riflette in un film che, pur essendo quasi tutto parlato in mandarino, risponde a canoni estetici più propriamente occidentali. E che, un po’ come la vita, si muove agilmente, e senza soluzione di continuità, sulla sottile linea di confine che separa la commedia dal dramma.

The Farewell
Foto di gruppo della famiglia di Billi Wang in una scena di The Farewell – Una bugia buona

La trama

La protagonista, Billi, è una giovane donna nativa di Changchun, in Cina, ma cresciuta a New York dopo che suoi genitori si sono trasferiti negli States. In Cina vive la nonna paterna, Nai-Nai (Shuzhen Zhao), che la nipote vede di rado ma con la quale è incredibilmente legata. Quando all’anziana donna viene diagnosticato un cancro la famiglia di Billi decide decide di nasconderle la verità e di trascorrere con lei gli ultimi mesi che le restano da vivere e, con un piccolo stratagemma, si riuniscea Changchun per stare accanto alla nonna. Tuttavia, più trascorre del tempo con Nai Nai, più Billi si ritrova a dubitare di quanto quel che stanno facendo sia giusto.

Il dissidio interiore come strumento di crescita

Un argomento delicato affrontato con inusuale leggerezza e notevole sensibilità. Lulu Wang decide intelligentemente di prescindere dalla classica struttura dei film  dove un segreto di famiglia, a un certo punto, viene rivelato con conseguente catarsi, per concentrarsi, invece, sulla battaglia interiore della protagonista tra il desiderio di rivelare quel segreto e quello di rispettare il volere della famiglia. All’interno di questo dissidio, vissuto in maniera mai grave o melodrammatica, si gioca il personalissimo percorso di crescita personale di una giovane donna che, proprio nell’incapacità di scegliere tra le proprie convinzioni personali e una tradizione che accetta pur non comprendendola appieno, si scopre pronta alla vita adulta.

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L’abbraccio di Billi e dell’amata nonna Nai Nai in un’intensa scena di The Farewell – Una bugia buona

Tra le pieghe del racconto…

“Tratto da una bugia vera”, recita la programmatica didascalia iniziale. E, in effetti, tutto The Farewell è un riuscito tentativo di ragionare sul concetto di inganno o, più nello specifico, su una manipolazione della verità – il vero titolo del film, in cinese, è Don’t Tell Her – che è, solo in apparenza, il fulcro di uno scontro, identitario prima ancora che ideologico, tra Oriente e Occidente. Tra le pieghe del racconto, infatti, l’autrice lascia chiaramente intendere che Nai-Nai possa aver capito la verità sulle proprie condizioni di salute molto prima dei suoi familiari, dando alla bugia alla base della storia un significato più complesso.

In conclusione

The Farewell – Una bugia buona è un delicato affresco color pastello fatto di piccoli dettagli. Un’opera preziosa che non ha né urgenza né troppa voglia di piacere a tutti i costi, anche se le suggestioni e le corde toccate sono indiscutibilmente quelle giuste. Raro esempio di autobiografismo al cinema perseguito con estremo pudore – questo sì, retaggio della cultura orientale dell’autrice – piuttosto che con l’urgenza tipica di chi debba rivendicare qualcosa, il prezioso film di Lulu Wang è un invito a lasciarsi sfiorare dalle emozioni senza che queste prendano il sopravvento. E il biglietto da visita di una giovane regista ormai pronta a giocare al tavolo dei grandi.

The Farewell – Una bugia buona, diretto da Lulu Wang e interpretato da Zhao Shuzhen, Awkwafina, X Mayo, Lu Hong, Kong Lin e Tzi Ma sarà in sala da martedì 24 dicembre, distribuito da BIM Distribuzione.

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