Sono tornato: la recensione del film sul Duce e gli italiani di oggi

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Sono tornato di Luca Miniero (ri)porta il Duce ai giorni nostri per dimostrare che è degli italiani di oggi che bisogna davvero aver paura. Grandissimo Massimo Popolizio.

Mussolini 2017

Benito Mussolini rivive (e non in senso lato) nel nuovo film di Luca Miniero, Sono tornato. Infatti nella Roma del 2017 l’aspirante giornalista Andrea Canaletti (Frank Matano), precario collaboratore della rete MyTv, sta realizzando un video in quel di piazza Vittorio quando, alle sue spalle, precipita dal cielo un uomo in uniforme: è Benito Mussolini (Massimo Popolizio). Sì, proprio lui, il Duce del Fascismo, tornato in vita e pronto a riprendere le redini della disastrata Italia. Sulle prime Andrea pensa si tratti semplicemente di un eccellente imitatore e gli propone quindi un viaggio attraverso il nostro Paese per testare l’umore degli italiani e realizzare un sensazionale documentario. Mussolini dal canto suo, una volta presa confidenza con le abitudini del nuovo millennio, vede questa come l’opportunità per tornare in pista e riconquistare le folle, ottenendo risultati assolutamente inaspettati.

Un popolo di analfabeti

Il Duce è tornato! E lo fa a modo suo, sempre all’attacco com’era sua consuetudine: “Eravate un popolo di analfabeti, dopo 80 anni torno e vi ritrovo un popolo di analfabeti.” Questa la frase simbolo, e purtroppo veritiera, che racchiude l’essenza del film di Luca Miniero, remake in chiave tricolore del tedesco Lui è tornato, film che vedeva la ricomparsa ai giorni nostri di Adolf Hitler. Miniero insieme allo sceneggiatore del momento Nicola Guaglianone si pone un obiettivo ben preciso: non giudicare Mussolini, ma utilizzarlo come strumento per mostrare il populismo, il razzismo, la disillusione che pervade l’Italia e gli italiani di questi anni.

Sono tornato - Massimo Popolizio e Frank Matano
Sono tornato – Massimo Popolizio e Frank Matano (foto di Claudio Iannone)

Mussolini umano?

Se nel film tedesco ogni cinque minuti venivano rinfacciati ad Hitler i crimini di cui si era macchiato, in questo caso il Duce viene presentato inizialmente in tutta la sua (apparente) umanità. Nella prima parte del film si ride proprio grazie al contrasto tra un uomo di un’altra epoca e le persone/situazioni moderne che lo circondano, con il risultato che lo spettatore rischia quasi di prenderlo in simpatia, dimenticandosi chi sia. Ovviamente  emergeranno poi tutte le contraddizioni di un uomo che la Storia ha già giudicato come criminale, ma la cosa che più spaventa è come gli italiani sottovalutino la tragicità della figura storica di Mussolini e del fascismo, a differenza del rapporto che hanno i tedeschi con il Führer.

Il lato oscuro degli italiani

Ecco quindi che, anche grazie ad un linguaggio documentaristico che si fonde con la finzione e l’utilizzo di riprese in forma di candid camera, Miniero rivela la vera faccia degli italiani. Un popolo dominato da ignoranza, superficialità, razzismo, xenofobia e menefreghismo. Mussolini ne incarna perfettamente il “lato oscuro” e questo è l’aspetto più interessante (e tragico) di questa sorta di indagine sociologica mascherata da commedia. Infatti dopo la prima mezz’ora le risate si riducono progressivamente con l’aumentare della nuova popolarità del Duce, che riesce a guadagnare rinnovati consensi perché, in fondo, quello che dice è ciò che molti italiani pensano ma non hanno il coraggio di esternare, per paura di essere mal giudicati. D’altronde cosa ci si aspetta da un popolo che si indigna profondamente per un cagnolino ucciso, ma non davanti a tutti i morti imputabili al dittatore del Ventennio?

Sono tornato - Massimo Popolizio è Benito Mussolini
Massimo Popolizio è Benito Mussolini (foto di Claudio Iannone)

Una botta al cerchio e una alla botte

Sono tornato è quindi una feroce presa di coscienza sull’Italia di oggi, che riesce a mantenere il giusto distacco nei confronti di un personaggio che definire controverso sarebbe poco, evitando di cadere nell’agiografia e dando quindi “una botta al cerchio e una alla botte”, mostrandolo sì umano ma alternando il ricordo degli indelebili crimini da lui perpetrati. Limpido esempio è la scena madre della candida nonnina ebrea Lea (una meravigliosa Ariella Reggio), che non esita a “vomitargli” addosso tutto il suo dolore per averle decimato la famiglia. E così tra velati rimandi ad una politica italiana ormai morta, dove neanche più gli estremisti di destra sanno riconoscere il loro idolo, qualche gag e la crescente ascesa del Duce, la seconda parte del film perde forse un po’ di smalto, fino ad arrivare ad un finale meno coraggioso (e indubbiamente meno efficace) di quello dell’omologo tedesco, lasciato (forse) volutamente aperto in previsione di un potenziale sequel.

Massimo Popolizio, un gigante

Impegnato nel complesso compito di interpretare Benito Mussolini c’è un monumentale Massimo Popolizio da Nastro d’Argento. Popolizio riproduce fedelmente sguardi, gestualità, tic, intonazioni e movenze del vero Mussolini, creandone un impressionante doppio, istrionico e volutamente un po’ macchiettistico come del resto era anche l’originale. Accanto a lui un tutto sommato credibile Frank Matano, nei panni dell’aspirante giornalista, stereotipo della precarietà dei trentenni di questa generazione. Il cast vede anche i colleghi/superiori di Andrea, gli arrivisti Stefania Rocca e Gioele Dix, e la giovane Eleonora Belcamino, protagonista di un sottotesto amoroso non particolarmente approfondito e funzionale solo per arrivare alla già citata nonna. Quello che resta uscendo dalla sala è una solo apparentemente innocua domanda: e se lui tornasse davvero?

Sono tornato, diretto da Luca Miniero, con Massimo Popolizio, Frank Matano, Stefania Rocca, Gioele Dix, Eleonora Belcamino, Ariella Reggio, Massimo De Lorenzo, Giancarlo Ratti, Guglielmo Favilla, Luca Avagliano, Daniela Airoldi, uscirà nelle sale italiane il 1° febbraio 2018, distribuito da Vision Distribution.

VOTO:

 

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