Durante la tappa al Covo Club di Bologna in occasione del suo Fine Tormentone Tour, abbiamo incontrato Scarda. Ecco la nostra intervista esclusiva
Durante la tappa al Covo Club di Bologna del Fine Tormentone Tour, abbiamo incontrato Nico Scardamaglio, in arte Scarda, uno dei cantautori emergenti più interessanti del panorama indipendente italiano. Prodotto dalla piccola etichetta Bianca dischi, è riuscito nell’ultimo anno a focalizzare su di lui l’attenzione di una cospicua fetta di pubblico grazie al disco Tormentone, capace di toccare l’ascoltatore con dei testi profondi. A testimoniarlo i ripetuti sold out di questo tour autunnale con cui ha girato la penisola. Ma veniamo alla nostra intervista esclusiva.
Come ti definisci artisticamente parlando?
Sono uno che cerca di fare cantautorato, poesia e pop. Sulla poesia diciamo che ci provo, non sempre ci riesco ma a volte sì.
Uno dei tuoi primi brani pubblicati, contenuto nel tuo disco d’esordio I piedi sul cruscotto, è stato la colonna sonora del film Smetto quando voglio. In che modo è nata la collaborazione con il regista Sydney Sibilia?
Stavo suonando in un locale, non era un mio concerto ma si trattava di un open mic e tra il pubblico era presente la ragazza del regista. Lei mi ha fatto un video, lo ha mostrato a Sibilia, il quale si è interessato alla mia musica. Sydney aveva in cantiere questo film, le riprese sarebbero iniziate da lì a breve e ha pensato di affidare a me la title-track. Io sulla base del copione l’ho scritta, gliel’ho inviata, è stata apprezzata, per cui il progetto è riuscito.
Sta per concludersi il Fine Tormentone Tour che ha visto un’ottima risposta da parte del pubblico e un notevole incremento rispetto ai live nei locali dello scorso inverno con alcuni sold out. Te l’aspettavi?
Sinceramente sì, sono soddisfatto. Il problema è quando te l’aspetti e non arriva, ma in questo caso le premesse sono state rispettate. Vedevo che nella prima parte del tour qualcosa cominciava a carburare ed era giusto sfruttare questa crescita di attenzione nei confronti della mia musica con degli altri concerti dopo le tappe estive.
Qual è stata la chiave per entrare nel cuore del pubblico con il tuo ultimo disco Tormentone?
Il fatto che ascoltassero un brano e che mi scrivessero che erano stati colpiti dal fatto che si rivedevano nelle storie che raccontavo, che mi dicessero: «Questo fatto è capitato anche a me».
Nel 2019 sono usciti altri due singoli, Distrutto e Tropea, con una sonorità, come tu stesso l’hai definita, più “ballereccia”. Come mai questa sperimentazione?
Perché era maggio quando ho pubblicato Distrutto e piena estate quando è uscita Tropea. Volevo entrare nel mood stagionale, prendermi questa libertà in termini di suono. Non significa che sto andando verso quella direzione, non sono un prologo di quello che scriverò in futuro. Il prossimo disco conterrà di nuovo ballate, pezzi più melodici ma sempre con una base acustica.
Scarda ha concluso il tour con una data finale il 1 gennaio nella sua Vibo Valentia con una piazza stracolma ed un grande entusiasmo. Un bel regalo voluto fortemente dall’amministrazione comunale della sua città e il modo perfetto per salutare i suoi fan, in attesa del suo nuovo progetto discografico.


























