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Finale: allegro, recensione: il cerchio della vita che si chiude tra musica, amicizia e raffinata malinconia

Finale Allegro - Barbara Bouchet

La nostra recensione del film Finale: allegro, diretto da Emanuela Piovano: l’eleganza del commiato all’ombra della Mole

Affrontare il tema del tramonto dell’esistenza senza scivolare nei sentieri battuti della pietà o dell’avventura senile rappresenta una sfida narrativa complessa, che Emanuela Piovano sceglie di vincere attraverso una narrazione pacata e intrisa di una dignità rara: Finale: allegro – selezionato al Bif&st di Bari 2026 – si muove con un passo deliberatamente lento, accordandosi al respiro affannoso ma fiero dei suoi protagonisti per restituire un senso di rassegnazione lucida di fronte a un cerchio vitale che si appresta a chiudersi.

La pellicola, liberamente ispirata alle pagine del romanzo “L’età ridicola” di Margherita Giacobino, trova la sua collocazione ideale in una Torino discreta e raffinata, una città che osserva con la sua consueta eleganza i movimenti di Karina (una radiosa Barbara Bouchet), una donna che ha attraversato la storia tra lotte femministe e spartiti per pianoforte. La regia di Piovano predilige una vicinanza fisica quasi tattile, utilizzando una camera a mano che scruta le fragilità dei corpi e l’intensità degli sguardi, costruendo un’intimità profonda che permette allo spettatore di percepire il peso di una vita vissuta con impegno e costellata di traguardi prestigiosi.

Finale Allegro - Anna Bonasso e Barbara Bouchet
Finale: allegro – Anna Bonasso e Barbara Bouchet

Il tramonto tra malinconia e autodeterminazione

Il film emana una malinconia sottile che non sfocia mai nel vittimismo, celebrando invece la possibilità di decidere del proprio destino con una fermezza che appare quasi rivoluzionaria: Karina si trova a gestire il distacco dalla donna amata da sempre, Elena (Anna Bonasso), affrontando al contempo le piccole e grandi goffaggini di un’età che fa perdere il filo dei ricordi e trasforma la lettura dei necrologi in una riflessione quotidiana sulla propria dipartita.

Invecchiare viene qui raccontato come un esercizio di abbandono consapevole, dove la paura o la noia diventano motivazioni valide quanto la malattia per stabilire il termine del proprio percorso: questo messaggio di autodeterminazione si sposa con un’estetica raffinata, in cui Torino funge da cornice perfetta per una rassegnazione che non è sconfitta, ma accettazione nobile della propria vulnerabilità. La presenza di Max, interpretato da un energico Luigi Diberti, introduce un elemento di vitalità che nasce dalla consapevolezza di aver lasciato un’eredità morale a chi resterà, conferendo alla storia una nota di speranza che bilancia il tono crepuscolare dell’opera.

Finale Allegro - Luigi Diberti e Barbara Bouchet
Finale: allegro – Luigi Diberti e Barbara Bouchet

L’incontro tra mondi: Suliko e la scoperta dell’altro

La seconda parte del lungometraggio si focalizza sull’inedito rapporto che nasce tra la protagonista e la giovane collaboratrice domestica Suliko (Nutsa Khubulava), una ragazza georgiana portatrice di una visione del mondo decisamente più conservatrice: questo legame trae linfa proprio dal contrasto tra la mentalità aperta di Karina e il rigore di chi proviene da contesti in cui la libertà individuale è ancora soggetta a pesanti restrizioni.

Il film si trasforma così in un terreno di scambio epidermico, dove le due donne imparano a osservare la realtà attraverso gli occhi dell’altra, scoprendo una bellezza inaspettata nelle pieghe di una quotidianità fatta di piccoli tradimenti e improvvise tenerezze: l’attrice georgiana è molto brava a far trasparire i segni del suo passato.

Emanuela Piovano riesce a scherzare con intelligenza sulle assurdità della vecchiaia, evitando di trasformare il dolore della perdita in un macigno insormontabile e lasciando sempre uno spiraglio aperto alla trasformazione interiore.

La partecipazione della pianista Frida Bollani Magoni arricchisce ulteriormente il comparto sonoro, sottolineando con le sue note quella ricerca di armonia che Karina insegue fino all’ultimo respiro.

Un finale che celebra la vita

In definitiva, Finale: allegro si rivela un’opera oculata per la grazia con cui tratta il tema del fine vita, rivendicando il diritto alla rinuncia senza mai rinnegare la gioia dei momenti condivisi: i personaggi non appaiono mai granitici, ma si mostrano capaci di mutare prospettiva anche a un passo dal traguardo finale, confermando che la vita può riservare nuovi inizi persino quando l’orizzonte si fa brevissimo.

Il ritmo estremamente lento, tuttavia, allunga le scene e le appesantisce oltremodo: il filone narrativo è piuttosto piatto e diverse sequenze di silenzi non aiutano.

Il focus del film – scelta abbastanza rara – è sugli anziani e il loro senso di impotenza guardando la via del tramonto, confrontandolo con la generazione di Suliko per unire e capire i temi condivisi.

La pellicola di Piovano ci ricorda che si può lasciare la scena con stile e discrezione, ma soprattutto anche che, scavando, ci può essere sempre un motivo da trovare per vivere con nuovi input, aspettando fino a quando la nostra ora non arrivi, ma portando con sé il tesoro di un passato importante e la serenità di chi ha saputo capirsi davvero: Torino, con le sue piazze silenziose e le sue luci soffuse, rimane l’unica testimone possibile di questo viaggio notturno verso la luce, un tributo alla dignità umana che risuona come un accordo perfetto di un pianoforte che non smette di vibrare.

TITOLO Finale: allegro
REGIA Emanuela Piovano
CAST Barbara Bouchet, Anna Bonasso, Luigi Diberti, Nutsa Khubulava, Luca Chikovani, Diego Casalis, Frida Bollani Magoni, Raffaella Portolese, Gilles Tonnelé, Gabriele Bocchio, Giulia Sarah Gibbon, Hector Javer Cornelio De La Rosa, Sebastiano Risso
USCITA 2 Aprile 2026
DISTRIBUZIONE No.Mad.Entertainment
VOTO:

Tre stelle

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