Mowgli – Il figlio della giungla, recensione: versione dark che non eccelle

    Mowgli - Il figlio della giungla, recensione

    Mowgli – Il figlio della giungla è un film che rivisita il classico Disney in chiave molto più cupa: abbonda la computer grafica ma manca il guizzo.

    Il bambino allevato dai lupi

    La tigre Shere Khan stermina un intero villaggio e conclude la sua violenta incursione uccidendo anche i genitori del piccolo Mowgli (Rohan Chand). La pantera Bagheera riesce a salvare quest’ultimo da una morte certa e decide di affidarlo alle cure della famiglia del lupo Akela. Mowgli cresce così come un cucciolo. Col tempo tuttavia dovrà dare prova di essere all’altezza del branco superando la difficile prova della caccia. L’incontro con gli uomini segnerà un punto di svolta: Mowgli si sente diverso sia dai lupi che dagli umani, ma proprio la sua diversità rappresenterà la chiave per risolvere definitivamente una guerra che va avanti da molto tempo.

    Schiera di star tra i doppiatori

    Mowgli – Il figlio della giungla fa un utilizzo smisurato della computer grafica per animare lupi, tigri, orsi, serpenti e tutti gli abitanti della foresta. Non sempre il risultato è sufficientemente realistico ma la complessità tecnica dell’operazione è sotto gli occhi di tutti. Tra i doppiatori originali molte celebrità di spicco: Benedict Cumberbatch, Christian Bale, Andy Serkis, Cate Blanchett e Naomie Harris. Peccato però che il loro talento si perda nell’adattamento italiano. È così che anche questo aspetto tende ad appiattirsi, diventando “normale” proprio come tutto il resto del film.

    Mowgli - Il figlio della giungla: Rohan Chand in una scena del film
    Mowgli – Il figlio della giungla: Rohan Chand in una scena del film

    Una pellicola dark

    Questa versione de Il libro della giungla è molto più dark rispetto al classico Walt Disney del 1967, in quanto il regista Andy Serkis ha voluto avvicinarsi maggiormente al libro originale di Rudyard Kipling. Lo si intuisce dalla trama molto meno amena nonché dalla presenza di intensi combattimenti e di evidenti zone d’ombra. La scelta può essere apprezzata principalmente per un criterio: quello dell’innovazione. La pellicola risulta così un prodotto autonomo e a sé stante, che non si limita ad essere una versione ‘in carne ed ossa’ dell’originale. Al tempo stesso chi si aspettava di assistere ad una storia per bambini deve scontrarsi con qualcosa di molto meno universale. Non a caso negli Stati Uniti il film è stato vietato ai minori di 13 anni non accompagnati da adulti per la presenza di “intense scene di azione violenta, immagini sanguinolente ed elementi non adatti”.

    Manca qualcosa

    Il limite principale del film è quello di non sorprendere mai. La sua fruibilità è innegabile, visto che la storia scorre via senza intoppi. Manca tuttavia un elemento di spicco, capace di colpire da un punto di vista visivo o emozionale. Ciò che resta allo spettatore è tanta computer grafica, un insegnamento etico ma niente che possa essere davvero ricordato nel tempo. Nulla di grave, ma si tratta sicuramente di un elemento da considerare nel giudizio finale, il quale non può essere di certo entusiastico.

    Mowgli – Il figlio della giungla doveva essere distribuito nelle sale a partire da ottobre 2018 ma a luglio dello stresso anno è stato e venduto a Netflix. Il debutto della pellicola è stato fissato in tutto il mondo per il 7 dicembre.

    VOTO:

    Lascia un commento

    Per favore inserisci il tuo commento!
    Per favore inserisci il tuo nome qui