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Mimì – Il principe delle tenebre, recensione: Domenico Cuomo freak tormentato in una favola nera napoletana

Mimì - Il principe delle tenebre - Domenico Cuomo e Sara Ciocca (foto Salvatore Liguori)
Mimì - Il principe delle tenebre - Domenico Cuomo e Sara Ciocca (foto Salvatore Liguori)

La nostra recensione di Mimì – Il principe delle tenebre, l’esordio registico ufficiale di Brando De Sica con Domenico Cuomo e Sara Ciocca protagonisti di una favola gotica sullo sfondo di Napoli: un film interessante che fa ben sperare per il nostro cinema di genere

Ci sono voluti più di quindici anni di carriera e una nomination ai David nel 2015 per il miglior cortometraggio affinché Brando De Sica potesse ufficialmente esordire dietro la macchina da presa con Mimì – Il principe delle tenebre. Il risultato è un ibrido che nel nostro cinema non si è visto spesso, capace di miscelare assieme horror gotico e romantic drama inserendoli in un’arena di grande presa sull’immaginario collettivo come Napoli; non tutto funziona in questa opera prima, che avrebbe giovato di qualche limatura in più in certi passaggi e di una componente orrorifica più marcata, ma il risultato intriga e fa ben sperare.

Mimì - Il principe delle tenebre - Mimmo Borrelli e Domenico Cuomo (foto Salvatore Liguori)
Mimì – Il principe delle tenebre – Mimmo Borrelli e Domenico Cuomo (foto Salvatore Liguori)

Un puro travolto dall’oscurità

Mimì (Domenico Cuomo) è un adolescente orfano affetto da acromegalia, puro e dolce, nato con i piedi deformi e che lavora in una pizzeria a Napoli gestita dal suo padre putativo Nando (Mimmo Borrelli). Un brutto giorno incontra Carmilla (Sara Ciocca), una giovane ragazza convinta di essere una discendente del conte Dracula. Insieme decidono di fuggire un mondo cinico e violento in cui entrambi vengono continuamente oppressi e maltrattati, inseguiti dal perfido Bastianello (Giuseppe Brunetti) deciso a rovinare loro la vita o peggio.

Tra sogno e realtà

Questa storia, il regista figlio e nipote d’arte Brando De Sica, l’ha definita una ballata di sognatori e non potrebbe esserci nomenclatura migliore per descrivere lo spirito, il tono e soprattutto il tema di Mimì – Il principe delle tenebre. Perché il mondo iconografico da cui Mimì proviene è un vero e proprio pot-pourri di neomelodico al sapore di pizza e tarantella e sangue, in cui la Napoli del sole e del mare è sostituita da una città in preda ad una notte quasi perenne, piovosa e lugubre, austera e disperata. È la più grande intuizione di De Sica, ma è anche una vera e propria dichiarazione d’intenti che la sua opera prima porta avanti con un certo rigore e una certa coerenza.

Mimì - Il principe delle tenebre - Domenico Cuomo (foto Salvatore Liguori)
Mimì – Il principe delle tenebre – Domenico Cuomo (foto Salvatore Liguori)

Una ballata di sognatori dicevamo, e certo che la dicotomia sogno/realtà è un po’ il filo portante sia diegetico che tematico della storia di Mimì, desideroso di fuggire da una realtà opprimente e marcia per rifugiarsi nel sogno dell’amore di Carmilla e di una nuova identità, oscura ma potente e inarrestabile. La lenta e inesorabile discesa del protagonista nella propria oscurità, rappresentata in maniera convincente da Domenico Cuomo, diventa infatti un valzer di luci e ombre che si compongono e scompongono, mentre dal mondo reale si passa man mano in quell’oniricità che è forse l’unico vero status di appartenenza di questa storia e di Mimì stesso, fino al finale che sublima il sogno/incubo per l’eternità.

Una storia di freaks

Se Gabriele Mainetti aveva già in passato celebrato i nostri freak in chiave quasi da cinefumetto contaminandolo con la distopia, il lavoro che De Sica compie sui suoi “stramboidi” è più intimo, e nient’affatto assolutorio o celebrativo (ma neanche giudicante). Mimì – Il principe delle tenebre non è che un racconto di sbandati che si muovono nella notte, in cerca di una propria identità o di un personaggio che la rappresenti. Sembra quasi muoversi su un territorio neorealista, almeno nel primo atto e nella prima metà del secondo, per poi virare verso il racconto gotico a tutti gli effetti, tanto viscerale e violento quanto pregno di un’urgenza espressiva che non si vede spesso.

Mimì - Il principe delle tenebre - Sara Ciocca (foto Salvatore Liguori)
Mimì – Il principe delle tenebre – Sara Ciocca (foto Salvatore Liguori)

Il bello però è che De Sica ama i suoi personaggi e si vede, perché il fulcro della sua storia ruota proprio intorno all’amore, tossico e irrealizzato per certi versi e per altri appassionato e romantico (nel senso letterale del termine). Uno sturm und drang di passione al ritmo di una Napoli neomelodica nei suoni e metal nei colori, in cui non c’è spazio neanche per le piaghe vere di quel territorio perché fanno già parte di un’oscurità che ben conosciamo. Poi, certo, ci sono anche l’amore per il genere e la metatestualità, i riferimenti a Murnau, Browning, Kubrick e persino all’horror di Fulci e Bava, Fabrizio De André che intona Un giudice come a ribadire che sì, i freaks avranno la loro rivincita prima o poi.

Non tutto funziona in questo Mimì – Il principe delle tenebre, a partire da una sceneggiatura non sempre a fuoco nei confronti dei personaggi secondari e fin troppo frettolosa nel terzo atto, ma l’impressione rimane comunque positiva nei confronti di un debutto pieno di fuoco, di amore per il genere e per una storia che si incunea a metà tra grottesco e tragico, tra la luce del sole e del mare e l’oscurità della notte squarciata dai fulmini. E Napoli, con la sua bellezza e il suo orrore, non avrebbe potuto trovare modo più genuino per essere omaggiata. E infine, quanto è brava Sara Ciocca che prende a morsi il film.

Guarda anche le nostre video interviste a Domenico Cuomo ➡️ GUARDA ⬅️ e a Brando De Sica ➡️ GUARDA ⬅️

TITOLO Mimì – Il principe delle tenebre
REGIA Brando De Sica
ATTORI Domenico Cuomo, Sara Ciocca, Mimmo Borrelli, Giuseppe Brunetti, Abril Zamora, Dino Porzio, Daniele Vicorito
USCITA 16 novembre 2023
DISTRIBUZIONE Luce Cinecittà

 

VOTO:

Tre stelle

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