Freaks Out, recensione del favolistico kolossal di Gabriele Mainetti sulla diversità

Freaks Out - Pietro Castellitto, Giorgio Tirabassi, Aurora Giovinazzo, Claudio Santamaria e Giancarlo Martini
Freaks Out - Pietro Castellitto, Giorgio Tirabassi, Aurora Giovinazzo, Claudio Santamaria e Giancarlo Martini

La nostra recensione di Freaks Out: Gabriele Mainetti dirige una coinvolgente favola sulla diversità con uno strambo quartetto di outsider in lotta contro i nazisti, in un film che nulla ha da invidiare ai kolossal hollywoodiani

Con Freaks Out, Gabriele Mainetti torna a collaborare con lo sceneggiatore Nicola Guaglianone, insieme al quale nel 2016 conquistò pubblico e critica con il rivoluzionario Lo chiamavano Jeeg RobotÈ un vento di cambiamento quello che sta spirando negli ultimi anni sul cinema italiano, proprio grazie al fulminante film d’esordio di Mainetti. Un cinema capace di (ri)scoprirsi autoriale senza rinunciare al suo lato più pop, che torna a scommettere sui film di genere e sperimenta nuove forme e nuove tematiche dopo anni di riproposizioni pedantesche di commediole demenziali e drammoni borghesi.

Freaks Out - Gabriele Mainetti, Claudio Santamaria e Pietro Castellitto sul set
Freaks Out – Gabriele Mainetti, Claudio Santamaria e Pietro Castellitto sul set

Benvenuti al circo Mezza Piotta

Nella Roma del 1943 invasa dai nazisti quattro freaks dotati di eccezionali capacità, Matilde (Aurora Giovinazzo), Cencio (Pietro Castellitto), Fulvio (Claudio Santamaria) e Mario (Giancarlo Martini) si esibiscono nel curioso circo di Israel (Giorgio Tirabassi), collante di questa stramba famiglia che cerca di sopravvivere in un mondo devastato dalla guerra. La scomparsa di quest’ultimo lascia il quartetto disorientato ed in balia di forze oscure, bramose di utilizzarne i poteri per sinistri scopi. La fiducia che lega i protagonisti verrà messa a dura prova quando si ritroveranno invischiati loro malgrado in vicende che potrebbero cambiare il corso della Storia.

Freaks Out - Giorgio Tirabassi, Pietro Castellitto e Aurora Giovinazzo
Freaks Out – Giorgio Tirabassi, Pietro Castellitto e Aurora Giovinazzo

Fuori i freaks

I protagonisti di Freaks Out non sono eroi senza macchia e senza paura, non portano sulle spalle il destino dell’umanità. Agli occhi del mondo sono scherzi della natura, creature bestiali che a furia di essere additati come fenomeni da baraccone, iniziano a convincersene e quasi ad autocommiserarsi. Dentro di loro, però, arde un’umanità incontenibile: soffrono, gioiscono, amano e sbagliano come chiunque altro. Sono freaks dotati di superpoteri, certo, ma per prima cosa esseri umani. Le scintille di Matilde illuminano una bambina che di fronte alla crudeltà del mondo è obbligata a crescere in fretta. Il manto di pelo del chewbecchiano Fulvio nasconde un’anima gentile, colta ed elegante. Le stramberie di Cencio tradiscono un prorompente bisogno d’amore ed un’ironia frizzante. Il faccione di Mario rivela invece una gustosissima ingenuità bambinesca. La diversificata e sfaccettata caratterizzazione dei quattro protagonisti mette in discussione una categoria inconsistente e problematica come quella dei cosiddetti “normali” per aprirsi ad un’ode della diversità, non più intesa come assoluta rispetto ad un consueto paradigma, ma come unicità propria di ogni essere umano.

Freaks Out - Una scena del film
Freaks Out – Una scena del film

I freaks e la Storia

I difetti e le qualità di ognuno dei protagonisti vengono amplificati dalla situazione estrema in cui si susseguono le vicende della Seconda Guerra Mondiale e dell’occupazione nazista a Roma. Ambientare fatti così bizzarri in un momento particolarmente tragico della Storia dell’umanità potrebbe sembrare un azzardo rischioso. Mainetti riesce invece ad amalgamare perfettamente l’accuratezza storica e la vena surreale e favolistica del soggetto, rendendo la Storia protagonista al pari dei suoi freaks. Il secondo conflitto mondiale non è solo lo stratagemma per rappresentare una Roma distrutta dai bombardamenti e inserire un manicheo scontro con il solito nemico nazista, ma è anzi parte integrante di una riflessione sul concetto di umanità e disumanità di cui tutto il film è pervaso. I veri mostri non sono i freaks del circo Mezza Piotta, ma quei deboli uomini che si sono macchiati di crimini indicibili inneggiando ai totalitarismi. Una debolezza perfettamente incarnata nel folle villain del film, lo scienziato nazista Franz, un perdente che riversa le sue frustrazioni in una brama di potere che cela un puro desiderio di rivalsa. Un totale inetto che diventa anche l’occasione per mettere alla berlina la cieca ottusità e il ridicolo formalismo nazifascista.

Freaks Out - Franz Rogowski
Freaks Out – Franz Rogowski

Un cast azzeccato

Forte di intriganti dinamiche tra i personaggi già in fase di scrittura, Freaks Out vive delle interpretazioni dei suoi attori. Claudio Santamaria coglie in pieno la disillusione del suo Fulvio. Pietro Castellitto e la sua trasognante vitalità fanno di Cencio una brillante spalla comica, sempre pungente e mai fuori luogo. Franz Rogowski dà vita ad un cattivo come se ne vedono pochi in giro, incarnando malvagità e dolore, follia ed orrore, e riuscendo quasi a far empatizzare gli spettatori con i traumi che lo hanno reso un mostro, senza per questo spingerli a giustificare i suoi crimini. L’autentica rivelazione del film è però Aurora Giovinazzo, giovane interprete di Matilde, vera protagonista del film. L’attrice di Anni da cane accoglie le paure e lo smarrimento di una bambina e ne mostra con credibilità l’evoluzione verso una determinazione incontrastabile, propria di una femminilità sensibile, ma decisamente combattiva.

Freaks Out - Claudio Santamaria, Pietro Castellitto e Giancarlo Martini
Freaks Out – Claudio Santamaria, Pietro Castellitto e Giancarlo Martini

Un kolossal italiano

Per investimento produttivo, imponenza della messa in scena, accuratezza della ricostruzione storica, uso consapevole dei notevoli effetti speciali, Freaks Out è a tutti gli effetti un kolossal italiano, che non ha nulla da invidiare ai suoi cugini hollywoodiani. Il film è anzi un prodotto popolare, accessibile a qualunque tipo di pubblico che tratta con sensibilità di argomenti universali rappresentati con un linguaggio semplice, ma non scontato. Un grande romanzo d’avventura fatto di immagini curatissime dal punto di vista estetico, conseguenza di uno sforzo tecnico straordinario. Un racconto di formazione che, anche quando si abbandona ad un patetismo un po’ forzato, riesce a far emozionare ed a coinvolgere. Attesa, bramata, sperata, vittima di continui rimandi a causa della pandemia, l’ambiziosa pellicola è stata presentata in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2021, confermando la fame di originalità e novità che ha oggi il cinema italiano.

Freaks Out. Regia di Gabriele Mainetti. Con Aurora Giovinazzo, Claudio Santamaria, Pietro Castellitto, Giancarlo Martini, Giorgio Tirabassi, Max Mazzotta, Franz Rogowski. Uscita al cinema 28 ottobre 2021, distribuzione 01 Distribution.

VOTO:

 

2 Commenti

  1. Se uno si vuole fare del male… Tanto con tutti i film al cinema visti in pandemia cosa si pretende di ridere o di chiedersi come posso scappare???

  2. Visto ieri , è un film molto originale , che sfugge alla logica razionale di quello che riteniamo convenzionale , in certi momenti spiazza , sbilanciandosi tra immagini e scene favolistiche ad altre estremamente drammatiche ed infine tratti di romanticismo … ma chi ha occhi e sensibilità trova i diversi fili che legano e tengono insieme la struttura di questo film che difficilmente si può classificare “banale” , che io invece tramuterei in “geniale”.
    Certo , ripeto , bisogna connettersi al linguaggio del film , ma spunti ce ne sono eccome : dalle diversità emarginate che trovano comunque una strada , alla follia del nazismo che tra esoterismo e poteri sovranaturali sfuggiva alla solitudine del loro nulla interiore.
    Ma soprattutto alla indissolubile forza dei sentimenti che lega i personaggi in modo granitico.
    Un film , a mio modo di vedere , molto bello.

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