Lockdown all’italiana, recensione: commedia piatta che fallisce risate e riflessioni

Lockdown all'italiana, recensione

La recensione di Lockdown all’italiana, che vede per la prima volta Enrico Vanzina in comando di regia: una commedia piatta con Ezio GreggioRicky MemphisPaola Minaccioni e Martina Stella in cui non si ride né si riflette su lockdown e Coronavirus

Corna e lockdown

L’avv. Giovanni De Bernardi (Ezio Greggio) è sposato con Mariella (Paola Minaccioni) ma la tradisce con la bella Tamara (Martina Stella), a sua volta fidanzata con il tassista Walter (Ricky Memphis). Gli altarini – o meglio, le corna – vengono a galla proprio mentre l’Italia si prepara ad affrontare il lockdown dovuto al Coronavirus. Così, queste due coppie che stanno per lasciarsi, sono costrette a vivere forzatamente sotto lo stesso tetto.

Tentativo di commedia pandemica

Enrico Vanzina si occupa della sceneggiatura (insieme alla stessa Minaccioni), della regia e della produzione di Lockdown all’italiana. Un progetto nato evidentemente nelle settimane caratterizzate dall’obbligo di restare a casa, dalle autocertificazioni, dalle mascherine e dalle continue sanificazioni degli ambienti. Gli italiani hanno conosciuto tutto questo nel 2020 e l’intento del film dovrebbe essere quello di ironizzare sulla situazione pur nel rispetto delle persone scomparse proprio a causa del virus. Per farlo, ricorre ad un espediente visto e rivisto in questo genere di commedia: il tradimento. Le corna sono proprio l’elemento che emerge maggiormente, a discapito del contesto storico cui si dà più spazio nel titolo che non nella trama.

Lockdown all'italiana - Ezio Greggio e Paola Minaccioni
Lockdown all’italiana – Ezio Greggio e Paola Minaccioni

Cinepanettone in anticipo

Il cast sfrutta come può la comicità del trio Greggio – Minaccioni – Memphis, alla quale si aggiunge la bellezza di Martina Stella. Nessuno dei. quattro interpreti, tuttavia, esce dalla propria collaudata comfort zone. Il cliché dell’avvocato ricco e donnaiolo che tradisce la moglie con una donna sexy e più giovane è servito, e certamente non serviva il lockdown per rispolverarlo ancora una volta. I quesiti che sembra porsi la pellicola sono di questo genere: come avranno fanno i partner fedifraghi a portare avanti le loro relazioni clandestine durante la quarantena? Le coppie in procinto di scoppiare saranno scoppiate davvero? La convivenza forzata avrà fatto bene o male agli italiani? Il problema è proprio qui: le domande lasciano a desiderare, ma le risposte sono ancora peggio. Guai quindi a parlare di “commedia all’italiana”, se con questa definizione si intendono i film di Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Alberto Sordi e Nino Manfredi.

Altro che “commedia all’italiana”

I dialoghi risultano finti e banali, mentre le gag faticano a suscitare la benché minima ilarità. I cliché disseminati ovunque – basti pensare alla formosa vicina di casa (Maria Luisa Jacobelli) che stuzzica le fantasie erotiche dell’avvocato marpione – non danno credibilità ad una commedia pandemica che non ha alcuna speranza né di far ridere né di far riflettere. Servono a poco le incursioni di Maurizio Mattioli, Riccardo Rossi e Fabrizio Bracconeri: il ritmo non sale e la storia resta priva di idee dall’inizio alla fine. Così, non c’è modo di indagare vizi e virtù degli italiani. Più che un’occasione sprecata, una partita mai giocata.

Lockdown all’italiana è distribuito da Medusa Film a partire dal 15 ottobre. Qui la conferenza stampa di presentazione del film.

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