La stanza delle meraviglie – Wonderstruck: La recensione

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Sebbene meno a fuoco rispetto a capolavori come Lontano dal paradiso o CarolLa stanza delle meraviglie – Wonderstruck è un film di grande potenza suggestiva, che conferma il raro talento di Haynes nel mutuare dal cinema del passato le chiavi linguistiche per parlare dell’oggi.

Tanto per cominciare

Il punto di partenza per iniziare a parlare di questo La stanza delle meraviglie – Wonderstruck, atteso ritorno alla regia di Todd Haynes dopo il bellissimo Carol, è un altro film, anch’esso tratto da una graphic novel di Brian Selznick: Hugo Cabret. Perché sono entrambe opere che raccontano l’infanzia, certo, ma soprattutto perché anche il capolavoro di Scorsese, come il film di Haynes, filtrava le emozioni del suo piccolo protagonista attraverso una cinefilia lasciata libera di deflagrare, a tratti in maniera quasi violenta.

La differenze tra Hugo CabretLa stanza delle meraviglie

Laddove Scorsese costruiva il suo omaggio al cinema sul paradosso rappresentato dall’idea di ricreare la magia di Méliès attraverso il 3D, Haynes torna per l’occasione alle proprie radici più sperimentali e lascia che a raccontare il grosso della storia sia lo straordinario utilizzo del colore del suo ormai abituale direttore della fotografia, Edward LachmanLa stanza delle meraviglie – Wonderstruck nasce infatti dalla commistione del bianco e nero dell’era del muto con i colori accesi del cinema metropolitano tipicamente anni 70. E, paradossalmente, sempre a Scorsese si torna.

Millicent Simmonds
Millicent Simmonds in una scena del film

La trama

Difficile non pensare infatti a Taxi Driver di fronte alla ricostruzione perfetta della New York del 1977 nella quale il piccolo Ben (Oakes Fegley) si avventura alla ricerca di un padre fino ad allora mai conosciuto. Ma il film si apre un po’ prima, con una tempesta che, sebbene ricordi quella de Il mago di Oz, di magico ha ben poco e costringe Ben, colpito all’orecchio da un fulmine, a una vita senza più suoni. Proprio come Rose (Millicent Simmonds) che, sorda dalla nascita, nel 1927 parte per New York spinta dalla propria passione per una diva del cinema muto, l’unica forma di intrattenimento capace di azzerare in qualche modo il suo handicap.

L’importanza del montaggio

Due fughe verso un’unica meta e lo stesso bisogno di trovare il proprio posto nel mondo. E un destino che, inutile a dirsi, porterà questi due mondi a incontrarsi, seppure cinquant’anni dopo, in un museo: forse il solo luogo che contenda al cinema la capacità di raccontare una storia attraverso una sequenza di immagini. Haynes, per l’occasione, accantona l’amore per il melò di Douglas Sirk e si mette al servizio di Selznick (qui anche autore della sceneggiatura) lasciando che il suo stile emerga soprattutto nel lavoro su un montaggio che, nonostante proceda per stacchi assai netti tra le due epoche rappresentate, non perde mai di vista la propria natura fortemente diegetica.

Moore
Julianne Moore

Un film poco parlato

Perché, oltre ad essere un film ridotto al minimo sul versante sonoro, La stanza delle meraviglie – Wonderstruck è anche poco parlato, lasciando così che siano le immagini – così come i diorama del regno animale presenti nel museo o il grande plastico di New York mostrato alla fine – a restituire il senso di stupore di due bambini verso un mondo che ancora non conoscono ma al quale, in qualche modo, già sanno di appartenere. Ovvio che un’opera strutturata in tal modo chieda parecchio allo spettatore, soprattutto in termini di attenzione. Ma la pazienza, del resto, è qualcosa che siamo abituati ad accordare a Todd Haynes.

In conclusione

Basti pensare a Io non sono qui, film al quale questo Wonderstruck potrebbe essere accostato per il suo predililigere la forma sulla narrazione più tradizionale di Lontano dal paradiso (da cui eredita una magnifica Julianne Moore) e Carol. Ma, sebbene meno a fuoco rispetto a questi due capolavori, La stanza delle meraviglie – Wonderstruck è un film di grande potenza suggestiva, che conferma – anche se in realtà non ce n’era bisogno – il raro talento di Haynes nel mutuare dal cinema del passato le chiavi linguistiche per parlare dell’oggi.

La stanza delle meraviglie – Wonderstruck, diretto da Todd Haynes e interpretato da Oakes Fegley, Millicent Simmonds, Julianne Moore e Michelle Williams, sarà in sala dal 14 giugno 2018, distribuito da 01 Distribution.

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