La ruota delle meraviglie di Woody Allen, recensione

 

Con La ruota delle meraviglie Woody Allen torna nella sua New York, per la precisione a Coney Island, per un melò anni ’50 in cui si sorride amaro.

Alti e bassi nella filmografia di Allen

La ruota delle meraviglie esorcizza in via definitiva il pattern che, da almeno una decina d’anni, vede Woody Allen dar seguito a film particolarmente riusciti – come nel caso del precedente Café Society – con operine minori, frutto più del celebrato mestiere pluridecennale, unito alla sua ormai proverbiale bulimia espressiva, che non motivate da reale urgenza creativa. Parafrasando ciò che diceva lo stesso Woody in Io e Annie – “la vita si divide in orribile e miserabile” – potremmo infatti dire che la sua filmografia più matura si divide in modo equo tra risibile e memorabile. Senza neanche voler considerare l’inspiegabile pasticcio di To Rome with Love, l’instancabile fiducia dell’alleniano doc ha dovuto prodursi in ardite circonvoluzioni cinefile per provare a salvare commediole innocue come Melinda e Melinda o Magic in the Moonlight, sforzandosi anche di trovarvi all’interno qualche timida eco lontana della grandezza del suo autore. Dopo il suo maggior capolavoro degli anni zero, il magnifico Match Point, ad Allen sono serviti addirittura due pessimi film (Scoop e Sogni e delitti) per tornare a produrre qualcosa che non mortificasse i ricordi indelebili ai quali il suo nome è inevitabilmente associato.

La storia

Ma i tempi bui di Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni sembrano incredibilmente lontani quando, una volta assolta la pratica degli usuali titoli di testa dai caratteri tipografici su musica jazz d’antan, lo spettatore si ritrova immerso nella Coney Island anni’50 così meravigliosamente illuminata da Vittorio Storaro. Qui, tra il boardwalk e la frenetica cornice del parco giochi, si consuma lo psicodramma venato di tinte melò di Ginny (una, al solito, straordinaria Kate Winslet), donna senza qualità alle prese con la grigia routine di un matrimonio senza amore con il rozzo giostraio Humpty (Jim Belushi) che ha il solo merito di sostenerla economicamente. Le cose sembrano migliorare quando la donna cede alle lusinghe del giovane Mickey (Justin Timberlake), aitante bagnino con velleità di scrittore che però, di lì a poco, perde la testa per la figlia di primo letto del marito di lei (Juno Temple), in fuga a sua volta da un altro matrimonio sbagliato, preferendola a Ginny.

Winslet/Timberlake
Kate Winslet e Justin Timberlake

Sorriso amaro

Se già sulla scorta della semplice sinossi sono ben presenti alcuni dei topoi massimi del cinema alleniano (la circolarità dei rapporti e la loro fugacità schematica, quasi predeterminata, così come questa figura di giovane donna un po’ svampita che irrompe con violenza nella quotidianità dei personaggi spostandone di fatto il baricentro esistenziale), in realtà è chiaro fin da subito come ci si trovi di fronte a un’opera ascrivibile al filone meno battuto della sua filmografia, senz’altro a quello meno brillante. Si ride poco in La ruota delle meraviglie e, quando anche lo si fa, è qualcosa di più simile a un ghigno o a un sorriso amaro carico di empatia per questi quattro personaggi tutto sommato basici che, proprio nella loro estrema semplicità, sembrano ambire al tragico.

Il teatro

Li vediamo sognare, disperarsi, correre e arrabattarsi dietro ai pochi, scarni elementi (la ruota panoramica del titolo, il tiro al bersaglio) che l’autore demiurgo fa calare su di loro dal cielo grigio di una giornata di fine estate mentre le luci eccessive di Storaro simulano una tridimensionalità qui, in realtà, quasi del tutto assente. Perché la dimensione alla quale Allen guarda maggiormente è quella teatrale, tensione resa esplicita, oltre che per i continui riferimenti a Čechov, dal modo in cui Timberlake abbatte di continuo il confine con la quarta parete rivolgendosi direttamente al pubblico; anche se questa, per il vecchio Woody, non è affatto una novità). Non è un caso che l’unico personaggio che, in qualche modo, strappa qualche risata sia il figlio più piccolo di Ginny, un ragazzino cinefilo e piromane. Attraverso di lui il Cinema cerca quindi di entrare e portare scompiglio nella perfezione fin troppo formale di una teatralità quintessenziale.

Juno Temple
Juno Temple

In conclusione

Film di un cinismo fatalista quasi parossistico, La ruota delle meraviglie è vicino a Blue Jasmine per come disegna un ritratto di donna niente affatto banale, con cui non è nemmeno cosi facile empatizzare, che Kate Winslet veste alla perfezione, in una delle sue interpretazioni migliori di questi ultimi anni. Adesso tocca solo sperare che, anche il prossimo anno, il buon Woody riesca a stupirci senza interrompere il trend positivo iniziato due anni fa con l’ottimo (e sottovalutato) Irrational Man.

La ruota delle meraviglie diretto da Woody Allen, con Kate Winslet, Justin Timberlake, Jim Belushi e Juno Temple uscirà in sala il 14 dicembre 2017 distribuito da Lucky Red.

Voto

 

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