La quattordicesima domenica del tempo ordinario, recensione: il ritorno del prolifico Pupi Avati

La quattordicesima domenica del tempo ordinario - Gabriele Lavia ed Edwige Fenech (foto di Elen Rizzoni)
La quattordicesima domenica del tempo ordinario - Gabriele Lavia ed Edwige Fenech (foto di Elen Rizzoni)

La recensione de La quattordicesima domenica del tempo ordinario, il 43esimo film di Pupi Avati con Gabriele Lavia, Edwige Fenech, Lodo Guenzi e Massimo Lopez: un Avati non al suo meglio nonostante una splendida Fenech

Torna in sala Pupi Avati a pochi mesi di distanza dal suo Dante con La quattordicesima domenica del tempo ordinario (qui la conferenza stampa), e lo fa riunendo un cast d’eccezione che conta tra gli altri la meravigliosa Edwige Fenech, Gabriele Lavia, Logo Guenzi, Massimo Lopez e Camilla Ciraolo. Purtroppo però né Avati stesso e né un cast piuttosto azzeccato riescono a salvare un film che non trova mai la leggerezza dell’arte e del cinema, ma rimane sempre fin troppo cupo e melodrammatico e un po’ raffazzonato nella messa in scena, nonostante un bel finale che si apre al futuro.

Sogni nel tempo

Bologna, anni 70. Marzio (Lodo Guenzi, Gabriele Lavia), Samuele (Nick Russo, Massimo Lopez) e Sandra (Camilla Ciraolo, Edwige Fenech) sono giovanissimi e ognuno ha un suo sogno da realizzare. I due ragazzi, amici per la pelle, fondano il gruppo musicale I Leggenda e rincorrono il successo mentre Sandra, nel fiore della sua bellezza,
aspira a diventare indossatrice. Qualche anno dopo, nella quattordicesima
domenica del tempo ordinario, Marzio sposa Sandra. Quella quattordicesima domenica diventa il titolo di una loro canzone, la sola da loro incisa, la sola ad essere diffusa da qualche radio locale.  Poi, un giorno di quei meravigliosi anni in cui tutto sembra loro possibile, arriva improvvisa la burrasca he spazza via quel che resta dei loro sogni e della loro amicizia. Trentacinque anni dopo una tragedia riunirà Marzio e Sandra, i quali dovranno trovare un modo per convivere coi loro sogni spezzati e con la promessa infranta di un amore che sembrava indistruttibile.

La quattordicesima domenica del tempo ordinario - Lodo Guenzi (foto di Elen Rizzoni)
La quattordicesima domenica del tempo ordinario – Lodo Guenzi (foto di Elen Rizzoni)

Il racconto del fallimento

In conferenza stampa Avati ha definito La quattordicesima domenica del tempo ordinario come il suo film più personale e autobiografico, e guardandolo non si fa fatica a capire il perché. In questa sua 43esima pellicola c’è un po’ tutta la summa dei temi, delle ossessioni e dei mondi del regista bolognese stavolta però declinati con una maggiore cupezza, che è sempre stata anche fin troppo nelle corde di Avati. Ne La quattordicesima domenica del tempo ordinario AVati si guarda indietro, fa una sorta di recap della propria vita e dei propri errori giovanili e non solo, cerca di scavare nel passato per capire meglio il presente o forse per dargli una forma più definita. Le parabole di Marzio, Samuele e Sandra viaggiano accavallate tra il mito degli anni ’60 e il mondo di oggi, all’apparenza più grigio e aspro anche nei colori ma forse solo più sincero; con coraggio, ma anche forse con una certa ingenuità soprattutto per quanto riguarda gli aspetti più tecnici di montaggio e regia, Pupi Avati affronta di petto il fallimento dei suoi personaggi e con loro il fallimento di un’intera epoca, solo che la potenza insita in questa presa di posizione rimane sempre accennata perché sotterrata da una certa pragmaticità nello sguardo. Avati si lascia andare al melodramma ma dimentica di raccontarci la tragedia in un sogno che si spezza, la portata mastodontica che un evento del genero ha nelle vite dei suoi protagonisti.

La quattordicesima domenica del tempo ordinario - Edwige Fenech e Gabriele Lavia (foto di Elen Rizzoni)
La quattordicesima domenica del tempo ordinario – Edwige Fenech e Gabriele Lavia (foto di Elen Rizzoni)

Nostalgia canaglia

Quando La quattordicesima domenica del tempo ordinario sembra funzionare meglio è proprio nel momento in cui Avati si abbandona completamente alla sua storia, magari lasciandola anche un po’ scappare via, perché è in quel momento che subentra un po’ di sana leggerezza. Merito di una meravigliosa Edwige Fenech, la cui Sandra riesce a trasmettere sentimenti sempre contrastanti ma mai contraddittori, tra vita e dolore, amore e speranza, alla ricerca del cuore di una donna che ha trascorso tutta la propria vita rincorrendo un sogno spezzato e che ora si trova a fare i conti con l’amarezza della disillusione. Un po’ quello che accade anche al Marzio di un altrettanto splendido Gabriele Lavia, e non è un caso se forse La quattordicesima domenica del tempo ordinario riesce a colpire davvero quando il focus rimane nel presente e si sposta dal passato. Non perché gli interpreti della linea del passato non siano all’altezza o per via di problemi specifici nella scrittura, ma per un’incapacità di Avati di fare i conti con la straordinarietà dell’ordinarietà delle nostre vite. Nonostante un primo atto troppo appesantito dal dramma e dalla morte, La quattordicesima domenica del tempo ordinario  sembra poter riprendere fiato proprio nella linea che racconta la nostra contemporaneità e che quindi, a giochi fatti, si ritrova a dover fare i conti con ciò che eravamo, ciò che volevamo e ciò che non siamo riusciti ad essere.

La quattordicesima domenica del tempo ordinario - Lodo Guenzi e Camiilla Ciraolo (foto di Elen Rizzoni)
La quattordicesima domenica del tempo ordinario – Lodo Guenzi e Camiilla Ciraolo (foto di Elen Rizzoni)

Il senso del tempo

Nel raccontare un’Italia che continua a cambiare con i suoi personaggi, Avati cerca allora il senso del tempo e si insinua nelle sue pieghe, a caccia di un motivo ormai sbiadito e lontano che possa dare senso a tutti i nostri errori. La quattordicesima domenica del tempo ordinario è allora, prima di tutto, un film sul dover accettare il tempo e le cose perdute, sul lasciare andare i rimpianti e gli amori impossibili, sul doversi interrogare senza colpevolizzarsi. Poste che la volontà, l’onestà e la forza nel volersi svelare di Pupi Avati siano encomiabili e non possano essere messe in discussione, si deve però ragionare su come alcune scelte di scrittura e di messa in scena abbiano penalizzato un film tanto sincero sulla carta quanto artefatto sullo schermo. L’impressione è che Avati avrebbe potuto e forse dovuto rinunciare a certi stilemi del proprio cinema e di tanto altro cinema italiano per abbracciare con più coraggio la contemporaneità stilistica ed espressiva, mantenendo però il suo innato sguardo per i suoi personaggi rotti dal destino e dal tempo, che cercano e alle volte trovano un barlume di agognata felicità.

La quattordicesima domenica del tempo ordinario. Regia di Pupi Avati con Gabriele Lavia, Edwige Fenech, Lodo Guenzi, Massimo Lopez, Nick Russo, Camilla Ciraolo e Cesare Bocci, in uscita oggi nelle sale distribuito da Vision Distribution.

VOTO:

Due stelle e mezzo

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