John Wick 3 – Parabellum, recensione: ottimo Keanu Reeves contro tutti

John Wick 3 - Parabellum - Keanu Reeves (2)
Keanu Reeves sotto la pioggia incessante di John Wick 3 - Parabellum

John Wick 3 – Parabellum continua con ottimi risultati il processo di trasformazione di quello che nasceva come un notevole revenge movie di serie B in una saga che riscrive in modo radicale le regole del linguaggio filmico applicato al corpo.

Vetri infranti e ossa rotte

Pallottole esplose a ritmi folli e scontri corpo a corpo senza soluzione di continuità, quasi come in un loop che ha più a che fare con la videoarte che non con il cinema di narrazione. Questo, in estrema sintesi, il modo in cui  John Wick 3 – Parabellum porta alle estreme conseguenze la logica che, già con il secondo capitolo, ha preso quello che era un notevole revenge movie di serie B – laddove la serie B è da intendersi nella migliore delle sue accezioni – per trasformarlo in una riscrittura radicale del linguaggio filmico applicato al corpo.

Un nuovo modo di scrivere il cinema

Non è affatto un caso che – con un processo per molti versi simile a quello che, tre anni fa, portò il montatore Christopher Rouse a diventare cosceneggiatore del seminale Jason Bourne – dopo il primo John Wick la macchina da presa sia passata in mano a Chad Stahelski, stuntman di lungo corso prima ancora che regista. Anche qui si predica, infatti, il superamento di una concezione dello script come qualcosa di legato indissolubilmente alla scrittura. E, per quanto ciò possa far storcere il naso a certi nostalgici dei cineclub di una volta, la cosa più stupida che si possa fare nell’analisi di un film come questo, è quella di bollarlo come opera di pura forma.

John Wick 3 - Parabellum - Keanu Reeves (2)
Keanu Reeves sotto la pioggia incessante di John Wick 3 – Parabellum

L’influenza del cinema di Hong Kong

Perché è un percorso iniziato, in realtà, molti anni fa, ad Hong Kong. E, proprio come il neo-noir di John Woo e Tsui Hark, John Wick 3 – Parabellum lavora sui sensi dello spettatore, asciugando però il racconto – e questo è lo scarto maggiore rispetto a quell’idea di cinema – da qualsiasi forma di emotività. La trama non conta e, più che con le parole, lo schermo prende vita attraverso le luci, la pioggia e le schegge di vetro delle vetrine mandate in frantumi dal corpo “inumano” (perché sfugge alle regole dell’umana vulnerabilità) di John Wick/Keanu Reeves in una coazione a ripetere che, più che all’action, sembra rimandare alla pratica del cumshot nel cinema porno.

Un film che non ha bisogno di parole

Questa fede cieca nella narrativa dei corpi viene poi sottolineata, come del resto già nel Capitolo 2, dal volto di Buster Keaton che campeggia su un display gigante in una delle prime sequenze del film. E, a pensarci bene, questo Parabellum è poco più di un film muto. A parlare ci pensano i virtuosismi tecnici – il piano sequenza in moto, in particolare, è spettacolare – gli scontri coreografati in maniera sublime e una rappresentazione della violenza talmente stilizzata da non avere neanche bisogno di giustificazioni di sorta. Anche il contesto del Continental, così pieno di telefoni a disco e vecchi computer, contribuisce a spogliare il film di qualsiasi appiglio residuo a una realtà che Stahelski rifugge con fermezza.

John Wick 3 - Parabellum - Keanu Reeves e Halle Berry
Keanu Reeves e Halle Berry in una scena di John Wick 3 – Parabellum

Senza un inizio né una fine

Curioso, semmai, che un film in cui si respira una così forte idea di cinema, somigli per struttura più all’episodio centrale di una serie TV che non a un lungometraggio, sebbene inserito in una dinamica di saga. John Wick 3 – Parabellum non ha sostanzialmente né un inizio né una fine, ed è talmente sicuro dei propri mezzi – e della sua scelta di privarsi di una sintassi narrativa di superficie – da poter fare a meno pure del fantomatico recap. Ovvio che, chiunque abbia già apprezzato i primi due capitoli della saga di John Wick, amerà alla follia anche questo adrenalinico terzo atto.

In conclusione

Speriamo allora che questa recensione possa essere utile più agli scettici che non agli aficionados. A quelli, per intenderci, che ad ammettere che Avengers: Endgame sia un signor film prima ancora che un ottimo cinecomic proprio non ci riescono. A dimostrazione del fatto che anni spesi a beatificare (giustamente) Quentin Tarantino non sono comunque serviti ad scalfire le ultime e obsolete barriere che per taluni ancora dividono il cinema d’autore da quello di consumo. Laddove l’unica distinzione che andrebbe fatta, per quanto sia banale rimarcarlo, resta sempre quella tra un bel film e un brutto film.

John Wick 3 – Parabellum, diretto da Chad Stahelski e interpretato da Keanu Reeves, Halle Berry, Ian McShane e Asia Kate Dillon, sarà in sala da giovedì 16 maggio, distribuito da 01 Distribution.

Voto

 

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