Il meglio deve ancora venire, recensione: si ride e si piange con Luchini e Bruel

Il meglio deve ancora venire, recensione: si ride e si piange con Luchini e Bruel

La recensione de Il meglio deve ancora venire, commedia francese con due fantastici Fabrice Luchini e Patrick Bruel: si ride e si piange grazie ad una storia commovente che si perde solamente sul finale

Amicizia e malattia

Arthur (Fabrice Luchini) e César (Patrick Bruel) sono amici da quando da bambini frequentavano lo stesso temibilissimo collegio. Non potrebbero essere più diversi: Arthur è un ricercatore medico puntiglioso e ligio alle regole; César è un burlone impudente che ha dichiarato bancarotta e si è stato sfrattato da casa sua. Arthur, divorziato e con una figlia ormai grande, sta ancora aspettando che l’ex moglie Virginie torni a casa; César colleziona un flirt dopo l’altro senza legarsi a nessuna donna. Per un equivoco, Arthur viene a conoscenza della gravissima condizione medica di César, mentre César si convince che sia Arthur a trovarsi in punto di morte. Temendo di perdersi a vicenda, i due fanno a gara per realizzare “gli ultimi desideri” l’uno dell’altro a costo di superare i propri limiti e i propri blocchi. Proprio questo darà loro modo di affrontare lo stallo esistenziale in cui entrambi si trovavano.

La strana coppia

Luchini e Bruel sono chiamati ad interpretare due personaggi che è davvero impossibile non amare. Questi uomini di mezza età, amici da tutta la vita, non potrebbero essere più diversi. Eppure, è proprio nella diversità che si trova il segreto della loro invidiabile amicizia. Sì, perché Il meglio deve ancora venire è prima di tutto un inno all’amicizia vera, autentica, uno scambio in cui ciascuna delle due parti aiuta ed è aiutato, arricchisce ed è arricchito. La commedia esalta questo aspetto in modo eccellente, perdendosi un po’ solamente sul finale quando dovrebbe irrompere l’altro tema fondamentale della pellicola: la morte.

Il meglio deve ancora venire: Fabrice Luchini e Patrick Bruel
Fabrice Luchini e Patrick Bruel

Risate e lacrime

Il cinema francese, e specialmente la commedia, punta molto su Fabrice Luchini e Patrick Bruel. E a ben ragione. Perfettamente centrati nei personaggi e nei vari registri che attraversa la storia, accompagnano il pubblico in un viaggio che in parte è realmente On the road e in parte è intimo. È così che Il meglio deve ancora venire riesce a far divertire ma anche a commuovere sinceramente. La regia di Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte (coppia artistica affiatata e ben rodata, la stessa di Cena tra amici del 2012 e di molti altri titoli) è pulita e briosa, ma la vera ricchezza si trova nei dialoghi che riescono a descrivere con cura ogni cosa: i fatti, l’equivoco, la malattia, un rapporto umano, una storia di persone comuni. Il ritmo è scoppiettante, le battute davvero esilaranti.

A misura di commedia

La sceneggiatura va apprezzata per la sua vivacità e per il suo essere, per così dire, a misura di commedia. Trattare il tema del cancro e della morte con una commedia che vuole far divertire non rappresenta un compito facile. Si rischia facilmente di peccare nel tatto o, al contrario, in un’eccessiva lacrimevolezza. Il meglio deve ancora venire riesce a schivare ciascuno di questi errori per la maggior parte del tempo, riuscendo a far ridere di gusto per tre quarti della pellicola per poi cambiare registro senza snaturarsi. Peccato che proprio in quel momento cada in qualche luogo comune e tenda a nascondersi, ma l’impatto della pellicola in fondo non cambia. La commedia francese raggiunge così un livello davvero elevato e presenta una storia emozionante. Da non perdere.

Il meglio deve ancora venire, presentato alla Festa del Cinema di Roma 2019, arriva nelle sale italiane il 17 settembre 2020 distribuito da Lucky Red. Nel cast anche Zineb Triki, Pascale Arbillot e Jean-Marie Winling.

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