La nostra recensione di Una storia nera, opera seconda del regista Leonardo D’Agostini con protagonisti Laetitia Casta e Andrea Carpenzano: una relazione finita per colpa di abusi ripetuti, un omicidio e una terribile verità contornano un film solo in parte riuscito
Una storia nera non è un film su una relazione tossica che finisce nella maniera peggiore possibile, così come non è un film in cui la chiave è data dalla condizione femminile di subordinazione, paura e pericolo rispetto al proprio partner o ex-partner uomo; non è neanche un film il cui taglio da legal thriller è quello che porta avanti la narrazione, nonostante quello legal sia uno dei due archi narrativi principali. È un film che parla di altro quello di Leonardo D’Agostini, perché la figura principale non sembra essere quella di Laetitia Casta bensì del figlio interpretato da Andrea Carpenzano.

Una morte annunciata
Vito (Giordano De Plano) e la francese Carla (Laetitia Casta) sono ormai separati da qualche anno. Si sono amati molto, prima che gelosia e violenza distruggessero il loro rapporto e ora Vito ha una nuova vita e Carla ha un nuovo partner. L’unico legame rimasto sono i tre figli Nicola (Andrea Carpenzano), Rosa (Lea Gavino)e la piccola Mara. Quando quest’ultima chiede di avere il padre accanto a sé il giorno del suo compleanno Carla, per farla felice, lo invita a cena. Nonostante la paura, la festa procede sorprendentemente tranquilla: ridono, scherzano, scartano i regali, ma subito dopo Vito sparisce nel nulla senza lasciare tracce. Quando verrà ritrovato comincerà per Carla un nuovo, terribile incubo.

Due binari
Una storia nera è una pellicola di ribaltamenti, continui e inesorabili. Il primo, il più evidente, avviene nella materia diegetica stessa quando scopriamo che questa volta è il marito carnefice ad averci rimesso le penne, non la moglie vittima. Il secondo avviene alla fine del film, proprio nel momento clou del climax, quando c’è un ribaltamento di prospettiva sui personaggi (o meglio su un solo personaggio) che scombina le carte in tavola, facendoci osservare l’intera vicenda da un nuovo e forse più interessante punto di vista. E poi c’è un terzo ribaltamento, che però non riguarda la prospettiva esterna dello spettatore ma quella interna di due personaggi chiave: i due figli maggiori.
Nonostante questa trasposizione del romanzo omonimo di Antonella Lattanzi sia stata costruita su due archi narrativi convergenti , a spiccare davvero è solo uno dei due ed è quello che si tiene lontano dal processo, dall’investigazione e da tutta una serie di elementi troppo poco credibili o buttati lì un po’ a forza (ma ci torneremo). È nella relazione che si instaura tra Nicola e Rosa, e di default anche con la piccola Mara, che il secondo lavoro di D’Agostini sembra trovare il proprio humus. Perché quel rapporto fraterno non è altro che una traslazione del rapporto genitoriale, con lo stesso Nicola preda di una violenza e di una rabbia represse, oscure, che potrebbero deflagrare da un momento all’altro.
Ed in questo rapporto si inserisce una figura morbosa e diabolica, quella della zia e sorella di Vito, che crede o forse finge di credere che il fratello fosse un santo e che fa di tutto per separare Carla dai propri figli. È con questo secondo arco che Una storia nera diventa davvero interessante, quasi appassionante, grazie anche al lavoro egregio di Andrea Carpenzano e Lea Gavino, perché finalmente il film indaga sulle conseguenze di una famiglia distrutta da tanti atti di violenza poi sfociati in un atto ancora più efferato e perché può abbracciar completamente l’ambiguità dei propri personaggi, il peso delle loro colpe o delle colpe altrui che sono costretti a pagare.

Un processo senza assoluzioni
E però c’è l’altro lato della medaglia, quell’arco di natura processuale e procedurale che fa da scheletro alla narrazione e che irrompe a più riprese tra flashback e continui depistaggi. È proprio quest’arco la parte dichiaratamente debole della pellicola, fatta di una scrittura confusa, debole e che si appoggia a troppa forzature per rimanere credibile. A partire dalla rivelazione finale (neanche così sorprendente, a dire il vero) che però arriva senza un adeguato lavoro di planting, cioè di preparazione, adeguato. Un colpo di scena che sembra più il frutto di una programmazione a tavolino che di un lavoro di trasformazione dei personaggi, o meglio di un certo personaggio, e che non è ben supportato da certe scelte di sceneggiatura.
Laetitia Casta, dal canto suo, ci mette il volto da star, un certo carisma e anche una discreta espressività ma le sue doti non possono bastare a mascherare i tanti problemi di scrittura che affliggono il personaggio di Carla, ed è un peccato. In generale l’impressione che si ha è che manchino quelle sfumature necessarie affinché un noir possa prendere davvero vita, affinché l’oscurità che lambisce possa insinuarsi sottopelle nello spettatore e negli stessi personaggi. Probabilmente, se si fosse scelto di abbandonare completamente l’aspetto legal del racconto, Una storia nera ne avrebbe giovato, abbracciando fino in fondo la caduta di un nucleo famigliare costruito sulla violenza, e dalla cui violenza non poteva che finire distrutto.
| TITOLO | Una storia nera |
| REGIA | Leonardo D’Agostini |
| ATTORI | Laetitia Casta, Andrea Carpenzano, Lea Gavino, Cristiana Dell’Anna, Mario Sgueglia, Giordano De Plano, Claudia Della Seta |
| USCITA | 16 maggio 2024 |
| DISTRIBUZIONE | 01 Distribution |
Due stelle e mezza























