Dalla Festa del Cinema di Roma la nostra recensione de Il Conte di Montecristo, adattamento in otto puntate del classico di Alexandre Dumas diretto dal premio Oscar Bille August con Sam Claflin e Jeremy Irons: una trasposizione classica e rispettosa, con un tocco moderno
Di adattamenti de Il Conte di Montecristo ne abbiamo visti a bizzeffe, alcuni fedelissimi e altri molto più liberi. A quasi due secoli dalla pubblicazione, l’opera di Alexandre Dumas (co-scritta con Auguste Maquet) detiene ancora una forza espressiva e drammaturgica immutata grazie ad una storia dal riverbero universale che parla a tutti. Il premio Oscar danese Bille August è al timone di questa trasposizione Rai dal cast internazionale (Sam Claflin, Jeremy Irons, Nicolas Maupas, Mikkel Boe Følsgaard, Michele Riondino) che sceglie la riproposizione fedele e rispettosa dello spirito del romanzo, senza particolari guizzi quindi, ma con un’attenzione felice ai dettagli e un’ottima confezione.

Tradimento, fuga, vendetta
Quando il marinaio Edmond Dantès (Sam Claflin) viene accusato di essere una spia al soldo di Napoleone, a seguito del complotto ordito ai suoi danni da Fernand Mondego (Harry Taurasi), Gérard de Villefort (Mikkel Boe Følsgaard) e Danglars (Blake Ritson), viene rinchiuso nel carcere fortezza del castello d’If, senza neanche poter dire addio alla sua amata Mercedes (Ana Girardot). Dopo quasi quindici anni di prigionia riesce finalmente a fuggire con l’aiuto dell’abate Faria (Jeremy Irons), il quale prima di morire gli consegna la mappa di un ricchissimo tesoro. Edmond diventerà così un uomo enormemente ricco e pronto a tutto per vendicarsi, assumendo l’identità fittizia de Il Conte di Montecristo.

Non proprio una storia di vendetta
Che Il Conte di Montecristo venga considerata la storia di vendetta par excellence è una verità letteraria che permane da quasi due secoli, ma è il punto di vista che Dumas ha rispetto al tema a rappresentare un comune fraintendimento. Per fortuna l’adattamento del danese Bille August ha abbastanza intelligenza da rovesciare l’immaginario comune che vede la vicenda di Edmond Dantès come salvifica, dotata cioè di un’accezione e di una risoluzione positive. Lo esplicitano piuttosto bene in questa nuova trasposizione sia l’esergo iniziale che cita – alla larga – un famoso aforisma confuciano, sia la battuta finale che chiude il cerchio ed esplicita il tema.
La parabola di Edmond Dantès non ha a che vedere con la vendetta, bensì con il suo superamento, conditio sine qua non perché si possa ritrovare la pace perduta in sé stessi e quindi la strada verso una possibile felicità. Non necessariamente attraverso il perdono (anche se è un’eventualità prevista), ma attraverso l’accettazione del proprio destino, cercando di riacquistare quell’umanità corrosa dal risentimento e dal rancore dopo essere stati vittime di una tremenda ingiustizia. Una precisazione necessaria affinché si possa comprendere meglio l’importanza di questa storia quasi archetipica che ha dato tanto ossigeno al cinema, con tanti film più o meno ispirati al capolavoro di Dumas.

Il Conte di Montecristo – Sam Claflin
La fedeltà in questo caso paga
Bille August (e i suoi sceneggiatori tra cui il nostro Sandro Petraglia) si sono quindi approcciati a questa storia con metodo cartesiano, rispettandola senza snaturarla troppo. Certo, questo significa che coloro che cercano in questo adattamento un piglio ardito, un punto di vista un po’ laterale o sbiecato rispetto al tema o allo sviluppo diegetico rimarranno probabilmente delusi. Questa versione seriale de Il Conte di Montecristo lavora tutta o quasi sulla fedeltà assoluta, senza comprimere eventi e personaggi ma dando loro respiro, lavorando su più linee narrative che convergono nel piano diabolico del protagonista.
Una fedeltà che ripaga, a patto di non aspettarsi guizzi o invenzioni, e che mette assieme una regia attenta ai vari cambi tonali della storia, delle scenografie di livello che passano dalla claustrofobia degli spazi angusti della prigione al respiro epico dei grandi palazzi e delle strade di Roma e Parigi, una fotografia calda e avvolgente ma mai eccessivamente patinata o “televisiva”, una ricostruzione tout court convincente per mezzi e visione d’insieme. E se Sam Claflin, Jeremy Irons (pur con un minutaggio esiguo), Michele Riondino e il Danglars di Blake Ritson sono le carte migliori del mazzo “attori”, a stupire è la volontà generale di superare il medium televisivo con una storia che ha respiro e portata cinematografici.
Un prodotto solido e avvincente, non memorabile, ma che date le premesse avrebbe potuto rivelarsi un adattamento ben più fallace e dimenticabile. Non è comunque poco.

| TITOLO | Il Conte di Montecristo |
| REGIA | Bille August |
| ATTORI | Sam Claflin, Jeremy Irons, Ana Girardot, Gabriella Pession, Nicolas Maupas, Mikkel Boe Følsgaard, Blake Ritson, Karla-Simone Spence, Lino Guanciale, Michele Riondino, Harry Taurasi, Poppy Corby Tuech, Amaryllis August, Jason Barnett |
| USCITA | 2025 |
| DISTRIBUZIONE | Rai |
Tre stelle e mezza

























