Gomorra – La serie: recensione dei primi due episodi della terza stagione

Gomorra 3 - Genny Savastano e Malammore

La terza stagione di Gomorra – La serie si apre con due episodi tesissimi e ricchi di colpi di scena che confermano e, se possibile, rilanciano, quanto di buono già fatto nelle due precedenti stagioni.

Il potere dell’assenza

 È un incipit sorprendentemente giocato tutto sui vuoti e, più in generale, sul concetto di assenza quello della terza e attesissima stagione di Gomorra – La serie. L’assenza di Pietro Savastano in primis: pater familias ucciso da due figli – uno carnale e l’altro putativo – e contrapposta, in maniera speculare all’epilogo della prima stagione, a una nascita, in una giustapposizione di vita e morte che è il vero fulcro narrativo della serie fin dall’inizio. Un’assenza fisica che corrisponde, per forza di cose, a un vuoto di potere pronto ad essere colmato proprio dal figlio Genny (Salvatore Esposito) che, di quell’omicidio, è mandante dichiarato. Discorso simile per l’esecutore materiale, Ciro “l’immortale” (Marco D’Amore), di fatto presenza occulta di tutto il primo episodio – perché oggetto di spasmodica ricerca da parte dei fedelissimi di Don Pietro assetati di vendetta – pur apparendo solo nella tesa (e bellissima) scena finale.

Silenzio

 Anche il silenzio – che in fondo cos’è se non un altro tipo di assenza? – è protagonista del primo episodio. Il silenzio assordante dell’ultimo saluto a chi hai mandato a morire, così come quello tra Genny e Ciro nel confronto che è soltanto uno dei molti rimandi al cinema di Michael Mann disseminati lungo l’arco della narrazione. È il passaggio di consegne definitivo, quello tra un ragazzo che per diventare uomo – e presumibilmente boss – si è macchiato del peggiore dei peccati e un altro che, per i suoi peccati, sta già pagando un prezzo altissimo anche solo in termini di rimorsi. Non c’è bisogno di parole tra i due, ché il codice di comunicazione condiviso è affidato esclusivamente agli sguardi e il peso che entrambi sanno di essere condannati a portare è tutto dentro quel “Cirù” detto da Genny a un Ciro ormai già altrove.

Gomorra 3 - Genny
Salvatore Esposito (Genny Savastano)

Il secondo episodio

 Se la funzione del primo episodio è chiaramente quella di riannodare le fila di un discorso interrotto più di un anno fa, il secondo ha il chiaro compito di spostare in avanti l’azione, sia in senso temporale che narrativo. Ecco quindi l’ombra di una vecchia conoscenza che minaccia il ritorno (Scianel) e l’introduzione di un nuovo personaggio che, fin dalle prime battute, si intuisce essere solo l’ultima di una lunga serie di vittime sacrificali che hanno macchiato di sangue le mani dei protagonisti. È il contabile Gegè, che gestisce gli affari di Genny a Roma per sfuggire allo spettro della disoccupazione e si ritrova, suo malgrado, nel bel mezzo di una mattanza di cui è chiamato a ripulire i resti. L’amara allegoria di un uomo abituato a ripulire denaro sporco costretto a lavare il pavimento dal sangue di anonimi nemici che, nella stanza accanto, il proprio “padrone” sta letteralmente macellando, ci dice che non è possibile interagire con la criminalità in maniera periferica. A un certo punto, volente o nolente, tocca sporcarsi le mani.

Realtà e finzione

 Il lavoro di fusione di piano della realtà e fiction è, come sempre, di livello altissimo e mostra, qualora ce ne fosse stato bisogno, la distanza incolmabile tra Gomorra – La serie e prodotti di area tematica limitrofa che provano invano a mettersi in scia. Laddove infatti una serie come Suburra si limita a pagare pegno al prolungamento seriale dell’opera di Roberto Saviano quasi esclusivamente in termini formali, mutuando dall’estetica pop della Napoli di Sollima giusto le superfici fatte di freddi neon e geometrie astratte, qui si continua a lavorare su un’idea di iperrealismo così realistico da superare ogni tipo di realtà immaginabile. Basti come esempio la scena dei funerali di Don Pietro, incredibilmente più vicini al passaggio della statua di un santo che non al corteo funebre di un camorrista. È un momento quasi onirico nel suo essere rappresentato come qualcosa di bigger than life, solo che è tristemente vero.

Gomorra 3 - Salvatore/genny
Salvatore Esposito/Genny Savastano

Lo stile

 E, tornando alle assenza, ce n’è un’altra in questa terza stagione che però sembra pesare meno ed è quella del succitato Stefano Sollima che immaginiamo troppo preso dalla realizzazione di Soldato l’atteso sequel del Sicario di Denis Villeneuve. Claudio Cupellini raccoglie infatti il testimone senza spostare di una virgola le linee guida registiche di Sollima. Stile e mood sono quindi, per fortuna, intatti e anche la scrittura sembra in grado di mantenere il giusto mix di tensione e adrenalina a cui Gomorra – La serie ci ha abituato. Forte di un hype amplificato dal successo di pubblico all’anteprima di  questi primi due episodi in oltre trecento sale cinematografiche italiane (guarda il video integrale della conferenza stampa) il successo di questa serie non accenna a conoscere batture di arresto, al netto anche di certe critiche – che definire sterili è poco – sulla supposta “spettacolarizzazione del male” che faremmo volentieri a meno di leggere o ascoltare.

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