Il Coronavirus ha messo a soqquadro anche le carceri. Scoppia la rivolta in moltissime città d’Italia: 50 evasioni a Foggia, 6 morti a Modena, fumo sul tetto di Regina Coeli a Roma, caos a San Vittore (Milano) e poi a Foggia, Napoli, Frosinone e Palermo.
La protesta delle carceri dilaga in tutt’Italia, dopo le rivolte verificatesi a Modena – e sfociate in 6 decessi – nella giornata di domenica 8 marzo. A scatenare i detenuti sono state le restrizioni causate dal Coronavirus e la sospensione delle visite. Le restrizioni dovute all’emergenza sanitaria non sono state accettate di buon grado e le conseguenze, già gravi, non sembrano ancora destinate a chetarsi. A Modena 6 detenuti sono morti in seguito alla rivolta nel carcere di Sant’Anna. A Foggia si sono verificate addirittura 50 evasioni, che hanno reso necessario l’intervento dell’esercito.
Lunedì 9 marzo si è aperto con il fumo proveniente dal tetto di Regina Coeli, dove i detenuti hanno dato fuoco a materassi e suppellettili. Le conseguenze sono state l’impianto elettrico in tilt, la facciata annerita e i computer fuori uso. Immediato l’intervento degli agenti e il trasferimento a Rebibbia di alcuni arrestati. A dare la notizia è stato Maurizio Somma, segretario nazionale per il Lazio del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria: “Nel primo pomeriggio di oggi un detenuto ha dato fuoco al materasso e a tutto quello che c’era nella sua cella del Centro Clinico del carcere. Un fatto grave, che avrebbe potuto avere peggiori conseguenze se non fosse intervenuto per tempo il personale di Polizia Penitenziaria”, sono state le sue parole. Somma ha poi aggiunto che “la situazione è diventata allarmante per la Polizia Penitenziaria, che paga pesantemente in termini di stress e operatività questi gravi e continui episodi critici”. Dopo le fiamme, la polizia ha prontamente organizzato un servizio di vigilanza rafforzata all’esterno del carcere, portato avanti fino a quando la situazione non è tornata alla normalità.

In tutto il territorio nazionale si contano almeno 28 proteste, tra cui appunto Roma, Foggia, Modena, Milano, Napoli, Frosinone e Palermo. Se all’interno delle carceri il fermento non è mancato, all’esterno sono accorsi i parenti dei detenuti. La situazione più grave resta al momento quella di Modena, dove si sono verificati ben 6 decessi di cui tre a Modena ed altri tre dopo i trasferimenti in altre strutture carcerarie (Parma, Alessandria e Verona). Altri detenuti sono stati portati in ospedale in prognosi riservata e terapia intensiva per un totale di 18 ricoveri, trattati per lo più per intossicazione. Ferite lievi anche per tre guardie e sette operatori sanitari rimasti coinvolti nelle rivolte.
A San Vittore i carcerati sono saliti sul tetto sempre nella mattinata di lunedì 9 marzo gridando “Libertà”, per poi appiccare le fiamme ad alcune celle. Al centro delle proteste sempre le stesse norme volte a contenere la diffusione e il contagio del Covid-19: i colloqui nelle carceri sono stati sospesi fino a data da destinarsi e la novità non è stata affatto accettata. Anche in questo caso si è reso obbligatorio l’intervento della polizia, sopraggiunto in assetto antisommossa.

























