Claudio Baglioni, recensione In questa storia che è la mia: suoni analogici e amore al centro

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Claudio Baglioni pubblica il nuovo album In questa storia che è la mia che ha una struttura da opera breve, un’impostazione analogica nei suoni e con l’amore al centro delle liriche: ecco la nostra recensione

Claudio Baglioni (ecco cosa ha detto in conferenza stampa) pubblica il nuovo album In questa storia che è anche la mia, (compralo su Amazon), a sette anni dall’ultimo disco di inediti, e lo fa con una struttura da opera breve con un capostoria, 14 brani, 4 overture piano e voce e il fine storia, ideati e realizzati secondo un processo creativo figlio di una tra le stagioni più felici della musica popolare: gli anni ‘70. Un’impostazione produttiva volutamente analogica, con musica suonata da strumenti veri e con la chitarra acustica e il piano a fare da impalcatura sonora dei pezzi, spesso arricchiti dall’orchestrazione.

Il primo brano Altrove e qui parte con l’incipit: «Ho vissuto per lasciare un segno come se non fosse mai finita», una dichiarazione d’intenti per manifestare il suo ritorno dopo sette anni dall’ultimo disco di inediti, una sorta di autobiografia artistica che esplode nel finale con la presenza della chitarra elettrica e la voce di Claudio che si alza. Quello che sarà di noi è una ballata impreziosita dai fiati che si focalizza sull’innamoramento, sulla prudenza di una coppia che non vuole recare dolore o disillusioni all’altro e che palesa queste paure, dettate dalle delusioni del passato che pesano ancora come macigni e che indicano appunto la strada del non correre troppo ma del ponderare i passi in avanti per non bruciare le tappe, per non rinnegarci e non abbandonarci.

Domina il piano anche in Un mondo nuovo,  con protagonista la speranza e non l’utopia di migliorare la società e il pianeta, liberandolo dai vani contenuti, dall’egoismo imperante e dai problemi ambientali. Un invito a sognare insieme, per guardare ad obiettivi condivisi da portare a termine riuscendo a coltivare buoni propositi e a creare il senso d’appartenenza che oggi manca a favore del narcisismo per far sì che possa esistere un mondo di facce senza idolatrie, di bocche senza ideologie.

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Claudio Baglioni

Come ti dirò ha un arrangiamento molto minimal che lascia spazio all’interpretazione e al testo che racconta la difficoltà di dichiararsi alla persona amata, facendo emergere l’ingenuità dell’innamorato e la bontà del sentimento quando mancano le parole e l’unica cosa che conta è trascorrere del tempo con lei: «Frasi sceme che mi inventerò per stare insieme». Più ritmata Mentre il fiume va che mette in parallelo una storia che scorre tra alti e bassi ma con la costanza necessaria per proseguire e un fiume che non secca mai: «Non so perché ci basta poco quando ci troviamo accanto»

Pioggia blu è sorretta musicalmente da un arpeggio di chitarra ed è la canzone più assimilabile al momento storico che stiamo vivendo perché questa pioggia è una minaccia che costringe la coppia a rinchiudersi in casa e contribuisce, tramite la costrizione, a riscoprire quei valori che hanno reso possibile l’unione sentimentale tra i due: «Addosso alla città pesa il cielo di una tempesta». Mal d’amore racconta l’altra faccia della medaglia dei sentimenti: la loro conclusione. Una dipendenza affettiva dalla quale si fa fatica ad uscire e con i ricordi che riaffiorano prepotenti nella mente, non volendo far guarire il protagonista che naviga tra sensi di colpa e il desiderio di tornare indietro nel tempo: «Non voleremo più sulle stelle con il tempo sulla pelle». Notevole l’assolo di chitarra elettrica nel finale e l’estensione vocale di Claudio nel ritornello.

Reo confesso si inserisce nella stessa atmosfera malinconica e carica di rimorsi del pezzo precedente, con un arrangiamento orchestrale e molto dinamico: «In mezzo a un labirinto con il tempo disconnesso ho manomesso la verità che provo a dire adesso». Io non sono lì, singolo attualmente in rotazione radiofonica e con il video girato dall’amico Duccio Forzano, si pone l’interrogatorio di cosa starà facendo la persona amata, adesso che non fa più parte della nostra vita, per lanciare il messaggio che la vita va avanti e che il ricordo può anche essere positivo: «Io non sono lì, dentro un bacio eterno che il cuore ci stordì, tra i desideri e giuramenti che il mondo non udì».

Lei lei lei lei ha un andamento che si avvicina al jazz per l’andare frenetico e ritmato che poggia sulla batteria e la chitarra e ripercorre la difficoltà di dimenticare una persona con la quale si è condiviso un periodo di vita, rivedendola in ogni cosa: «Un film in televisione dove ogni attrice sa un pò di lei, il vino rosso di un bicchiere e la bocca sa ancora di lei»  Dodici note è un inno alla musica con due orchestre combinate e un arrangiamento maestoso e la presenza del coro a rendere il tutto più evocativo ed emozionante: «Suonerò finché non senti tu, ho un paio di parole appreso e niente di più». Uomo di varie età è la ballata conclusiva, nuovamente retta dal piano e dalla chitarra acustica e che racconta della passione per la musica nata dall’ascolto alla radio e poi anno dopo anno coltivata, per testimoniare la tenacia nel voler trasformare un sogno nel proprio mestiere.

Il racconto della parabola di un’amore, dall’innamoramento fino alla rottura, con tre brani dedicati alla musica e che ripercorrono come in una sorta di autobiografia artistica il percorso di 50 anni di carriera di Claudio Baglioni, che ritorna con un disco fedele alla sua produzione e che ci ricorda l’importanza dei sentimenti.

VOTO:

(3 stelle e mezzo)

Claudio Baglioni - cover In questa storia che è anche la mia
Claudio Baglioni – cover In questa storia che è anche la mia

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