Claudio Baglioni, conferenza In questa storia che è la mia: «Voglio lasciare un segno, racconto la parabola di un amore»

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Claudio Baglioni presenta in conferenza stampa il nuovo disco In questa storia che è la mia, un album con al centro l’amore ma con la volontà di mettere in musica una sorta di autobiografia

Claudio Baglioni presenta in conferenza stampa il nuovo disco In questa storia che è la mia, un album con al centro l’amore ma con la volontà di mettere a punto una sorta di autobiografia. Un lavoro disponibile da venerdì e in molte versioni. Da ieri è online il video del singolo Io non sono lì, in rotazione radiofonica. Sarà un 2021 ricco di live con dodici concerti alle Terme di Caracalla e concerti a Siracusa e all’Arena di Verona.

«Sono alla prima conferenza stampa a distanza e spero che sia ugualmente efficace. Un album che esce in occasione del 50° anniversario di carriera. Il tempo è l’avversario micidiale di ogni cosa vivente ed essere umano, per quanto forte tu sia nell’affrontarlo, vincerà sempre lui, al massimo pareggiamo ogni tanto. Il vantaggio di fare questo mestiere è di pensare che ci sarà un ricordo, una memoria che resterà anche dopo. Nel primo verso del disco canto che ho vissuto per lasciare un segno e ritengo che sia la speranza di tutti. Lasciare un segno nel senso di incidere nella sfera intellettuale ed emotiva di chi ha la voglia di ascoltare».

Un disco che ha al centro l’amore ma senza focalizzarsi sul momento difficile che stiamo vivendo: «Gran parte della mia produzione ha come contenuto il parlare dell’avventura e la disavventura del vivere e una parte preponderante ce l’ha l’amore, che ha sempre qualcosa da raccontarci. Tolti il primo e l’ultimo brano che cercano di dare una visione allargata della scena sia nel tempo che nello spazio, ho cercato con il teleobiettivo di raccontare la parabola di un amore, dalla salite alle discese di una storia. Forse è l’argomento che ho capito di meno e sul quale mi interrogo sempre. Il disco non parla del momento che stiamo vivendo ma cerco di uscire fuori dagli eventi di cronaca, di estraniarmi dalla situazione».

Con Duccio Forzano da più di vent’anni c’è un lavoro sinergico: «Posso dire di averlo scoperto io. Durante il tour Rosso circa 20 anni fa, lavorava in una tv privata di Genova e nacque una sintonia che ha portato anche ai due Sanremo e al concerto all’Arena di Verona poi trasmesso in televisione. Abbiamo elaborato il corto del nuovo singolo Io non sono lì».

In un mondo nuovo parla della speranza con l’invito a sognare in maniera collettiva: «Parla della speranza di sempre, è quasi un pò logora, sembra una vecchia militante che ha combattuto un sogno e ha avuto nel tempo molte disillusioni, cerco di elencare un popolo che porta avanti dei cartelli con istanze. Non mi sbilancio in fatto di ottimismo o di pessimismo ma ritengo che sia necessario sognare al plurale senza riempire il senso di autodistruzione personale ma che consentono di guardare in un’unica direzione senza soffermarsi sul narcisismo. Il mondo è troppo pieno di contenuti e si fa fatica ad identificarsi in un gruppo, si coltivano solo consolazioni che non si concretizzano realmente ma rimangono spesso ancorati a un social media».

Una situazione davvero complicata quella degli operatori del settore dello spettacolo e Claudio dice la sua: «Conosco molti miei operatori da anni, nei miei concerti la famiglia si è man mano allargata ed occorrevano tante maestranze che supportassero la realizzazione di un live. Non credo ci siano ricette se non quella di rimboccarsi le maniche, anche singolarmente, e io stesso ho contribuito in maniera privata creando dei fondi di sostegno. Tutto il lavoro è venuto a mancare, va sottolineato questo. Oltre ai sostegni concreti di tipo economico, c’è il dovere di trovare delle nuove forme. Sono a favore di live in streaming o in televisione. Non è la stessa cosa perché la musica dal vivo provocano un’emozione fisica ma nuove dinamiche e letture dei concerti consentirebbero di sopperire a quest’assenza momentanea».

La chitarra acustica predomina nel disco con un’atmosfera molto anni ’70: «Non credo sia un revenge sound ma il proposito era quello di ritrovare una vitalità nella timbrica che fosse riconoscibile e che è riportata a quel decennio. Si tratta di un disco in costume, un film girato raccontando con abiti e scene un’epoca precedente perché le sonorità sono prodotte tutte da strumenti, è tutto suonato e fatto a mano. Da sottolineare il ritornello di Danilo Rea al piano, Herrison alla parte ritmica. Poi ci sono due orchestre, e nel brano Dodici note vengono addirittura combinate».

Due pezzi raccontano l’amore con un occhio molto diverso: «In quello che sarà di noi racconto sia di un amore sorprendente che giunge anche quando hai sistemato i tuoi problemi, a volte ideale che reale ed è presente anche la paura di amare dato che i due protagonisti cercano di non promettersi troppo per poi non pentirsi, c’è prudenza. e in Pioggia blu la storia descrive forse la situazione di oggi perché rappresenta una sorta di minaccia che si spera passi più velocemente possibile e che rinforza l’unione di coppia. Ho la speranza che l’amore domini il mondo, ritengo che si debba ripartire non da un sentimento utopico ma da un piccolo amore che germoglia pian piano e basato sulla reciprocità ed è un messaggio importante dato che siamo sommersi in una società molto egoistica e cinica».

Non solo amore ma anche la volontà quasi di lasciare un testamento artistico: «Un disco che è anche una sorta di autobiografia molto veloce perché nei miei ricordi questi decenni che si sono sovrapposti fanno emergere solo alcuni fatti senza la nitidezza. Più che nostalgia ritengo che ci sia la volontà di lasciare un segno. Erano sette anni che non facevo un disco, forse perché ho meno da dire e quello che si vuol comunicare lo si vuole fare nel migliore dei modi perché abbiamo a che fare con una storia personale che avrà sempre la meglio».

Claudio Baglioni - cover In questa storia che è anche la mia
Claudio Baglioni – cover In questa storia che è anche la mia

 

 

 

 

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