Artemis Fowles, recensione: il blockbuster della Disney non è il nuovo Harry Potter

La recensione di Artemis Fowles, diretto da Kenneth Branagh, non può prescindere da una precisazione: se si pensa ad un film per bambini può avere dei risvolti positivi, per gli adulti invece risulterà del tutto deludente. Frettoloso e a tratti incolore, la pellicola non possiede la magia sperata.

Alla scoperta di elfi, nani e goblin

Artemis Fowles jr (Ferdia Shaw) è un ragazzino di 12 anni dotato di grande intelletto. Una dote di famiglia, visto che i suoi avi erano tutti delle eccellenti menti criminali. Quando suo padre (Colin Farrell) scompare misteriosamente, Artemis è più che mai deciso a ritrovarlo e si mette sulle sue tracce insieme alla guardia del corpo Leale (Nonso Anozie). Quel viaggio (metaforico, visto che si resta all’interno della stessa casa per la maggior parte del tempo) permette ad Artemis di scoprire l’antica civiltà delle fate, dei nani, dei goglin e di tutte le creature incantate che abitano la cittadina di Cantuccio, nelle profondità della Terra. Queste – tra cui figurano il Comandante Tubero (Judy Dench) e il giovane Capitano Spinella Tappo (Lara McDonnell) – erano rimaste ben nascoste per sfuggire all’avidità dei Fangosi (ovvero gli esseri umani), ma saranno costrette ad uscire allo scoperto per far fronte ad una sfida all’insegna della magia ma soprattutto dell’astuzia. A narrare i fatti un nano gigante cleptomane di nome Bombarda Sterro (Josh Gad).

Branagh, Dench, Farrell, Gad

Il cast – tecnico e artistico – messo a disposizione di Artemis Fowles è invidiabile. Dal regista Kenneth Branagh a Colin Farrell, Judy Dench e Josh Gad, talento ed esperienza non sono certamente mancati sul set. A questo si aggiunge il giovane Ferdia Shaw, divertente e sfrontato al punto giusto nel ruolo del geniale Artemis jr. A volte la sua interpretazione potrebbe apparire caricaturale, ma nel complesso apporta una boccata d’aria fresca. I veterani al contrario non riescono ad esprimere l’evidente potenziale. Piuttosto, eseguono il compitino in modo scolastico senza fare quella differenza che sarebbe stata tranquillamente nelle loro corde. La colpa con ogni probabilità va ricercata nella sceneggiatura, troppo piatta e frettolosa per permettere il salto di qualità.

Artemis Fowles jr (Ferdia Shaw) in una scena del film
Artemis Fowles jr (Ferdia Shaw) in una scena del film

Eoin Colfer e la sua saga fantasy

Artemis Fowles riassume i primi due libri della saga ideata da Eoin Colfer. Proprio in quel “riassumere”, tuttavia, si commette il primo fatale errore. L’universo da raccontare sarebbe molto più ricco e stratificato di quanto non riesca a restituire il film. Lo stesso discorso può poi essere fatto per i personaggi, delineati in modo superficiale e frettoloso. D’altronde la durata complessiva della pellicola non arriva a un’ora e mezza. Peccato, perché i fan della saga attendevano da tanto la versione cinematografica dei loro amatissimi libri fantasy e, con ogni probabilità, resteranno delusi.

Artemis Fowles non è il nuovo Harry Potter

Un pizzico di rammarico è legato anche alla regia di Branagh, artista carismatico capace di lasciare la sua impronta chiara e tangibile sia davanti che dietro la macchina da presa. Stavolta invece anche lui si limita a portare a casa un risultato stilisticamente affascinante (ma, con un budget di 125 milioni di dollari, sarebbe stato difficile il contrario) ma che non riesce a lasciare il segno. Se Artemis Fowles doveva – o voleva – diventare il nuovo Harry Potter, l’ambizioso obiettivo non viene affatto centrato. Una precisazione vuole limitare i danni: i più piccoli probabilmente apprezzeranno la storia, tutti i suoi effetti speciali e la folta schiera di creature fantastiche. Gli adulti, invece, faticheranno a rimanere soddisfatti.

Artemis Fowles, costretto a saltare l’uscita in sala a causa del Covid-19, è disponibile su Disney+ a partire dal 12 giugno.

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