Wonder Park, recensione: montagne russe formato bambini

Wonder Park, recensione

Wonder Park racconta la storia di June, una ragazzina che smette di sognare quando la sua mamma si ammala: un’avventura ai confini della realtà, però, la aiuterà a riacquistare la sua grandissima immaginazione.

Un dolore che blocca

June è una bambina molto affezionata alla sua mamma: insieme fantasticano su mondi incredibili (qui un tutorial per replicare gli stessi lavori con i propri figli), parchi gioco divertentissimi e avventure con animali parlanti. Quando la donna si ammala gravemente ed è costretta ad andare via di casa per curarsi, la bambina si chiude in se stessa. Il dolore blocca la sua fervida fantasia e con essa la capacità di sognare. Smette, in poche parole, di vivere la spensieratezza della sua infanzia. Quando per puro caso si ritrova esattamente nel parco gioco – Wonder Park, per l’appunto – che aveva progettato insieme alla madre vivrà un’avventura molto speciale che le farà capire quant’è bello e fondamentale godersi gioie e dolori della vita.

Tanta azione

Wonder Park è un film d’animazione nel quale non manca l’elemento dinamico. L’azione è la parte più sviluppata, grazie ad una storia ricca di avventure turbolente in rapida successione. Di certo i bambini non potranno annoiarsi. La pecca, semmai, è la mancanza di approfondimento su determinate tematiche che vengono accennate nel corso della storia: dal rapporto col padre alla malattia della madre, passando per l’amicizia con i compagni di scuola e soprattutto l’interazione con i bizzarri animali che vivono nel parco, molti dettagli tendono a perdersi. Uno dei motivi è presto spiegato: la storia nasce come episodio pilota di una serie tv. Se questa vedrà la luce, probabilmente ci sarà tempo per addentrarsi in tutti i possibili scenari.
Wonder Park: la piccola June in una scena del film
La piccola June in una scena del film

Cast tecnico preparato

André Nemec e Josh Appelbaum, noti autori di serie tv, hanno scritto e prodotto Wonder Park. Tra i loro lavori precedenti figurano Alias, Life on Mars, Tartarughe Ninja, Tartarughe Ninja – Fuori dall’ombra e Mission Impossible: Protocollo fantasma. Generi diversi e diversi livelli qualitativi caratterizzano così il loro curriculum artistico. Se in passato la coppia ha avuto l’occasione di concorrere ai premi più ambiti ma al tempo stesso anche si più criticati (quali i Razzie Awards, assegnati ogni anno alle peggiori opere), stavolta l’asticella sembra essersi fermata nel mezzo. Il loro film d’animazione non è un capolavoro ma nemmeno un fallimento. Al contrario, l’avventura vissuta dalla piccola June è destinata a piacere – e molto – alla platea più giovane.

Giudizio difficile

Giudicare un film d’animazione di questo tipo non è semplice. Probabilmente, per onestà intellettuale, bisognerebbe analizzare diversi aspetti: la qualità della grafica, la scorrevolezza della trama, l’ironia, il ritmo, i personaggi e così via. In Wonder Park tutto fila liscio come l’olio e sarebbe ingiusto non tenerne conto. Gli 85 minuti di pellicola scorrono in modo piacevole, seguendo il giusto pizzico di logica e l’altrettanto giusta quantità di fantasia. Resta tuttavia da considerare anche il suo limite più evidente, ovvero quello di rimanere una storia prettamente per bambini. I livelli di alcuni film Disney o Pixar (basti pensare alla saga di Cattivissimo me, a In & Out e a Coco, solo per citarne alcuni), capaci di attrarre i bambini come gli adulti, sono assai lontani. Considerando quindi il probabile gradimento degli under 15 e la possibile accoglienza tiepida degli adulti, il giudizio finale vuole essere una media onesta e ponderata tra i due valori.
Wonder Park, diretto da Dylan Brown, esce nelle sale l’11 aprile 2019 distribuito in Italia da 20th Century Fox. Tra i doppiatori figurano Francesco Facchinetti (è sua la voce di Steve) e Gigi e Ross (Cooper e Gus).
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