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Tornare, recensione: il thriller dell’anima della Comencini non funziona

Tornare, recensione: il thriller dell'anima della Comencini non funziona
Giovanna Mezzogiorno e Vincenzo Amato sono i protagonisti di "Tornare", il nuovo film diretto da Cristina Comencini

Tornare, presentato alla Festa del Cinema di Roma 2019, è la storia di una donna che scava tra i ricordi e nella propria anima: protagonisti Giovanna Mezzogiorno e Vincenzo Amato, questo thriller dell’anima non colpisce nel segno.

Ritornare a casa

Dopo una lunghissima assenza dalla casa sul mare dove ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza, Alice (Giovanna Mezzogiorno) torna dagli Stati Uniti per partecipare al funerale del padre. Dopo la cerimonia la donna, ormai diventata un’affermata giornalista, decide di fermarsi in quella dimora così familiare e allo stesso tempo dimenticata. A poco a poco qualche ricordo riaffiora nella sua mente e non potrebbe essere più concreto. Alice infatti comincia a dialogare con la versione diciottenne di se stessa (interpretata da Beatrice Grannò) e con la bambina che è stata (interpretata dalla giovanissima Clelia Rossi Marcelli). Nel frattempo compare nella sua vita un uomo affascinante e misterioso (Vincenzo Amato), il quale sembra conoscerla davvero molto bene. Sarà l’inizio di un percorso a ritroso che la porterà a fare scoperte sconvolgenti su chi è stata e sul motivo che l’ha spinta a trasferirsi dall’altra parte dell’oceano.

Un film freddo e distaccato

Tornare è stato scelto come film conclusivo della 14ª Festa del Cinema di Roma. Il detto dulcis in fundo, tuttavia, non è applicabile alla circostanza. Il film diretto da Cristina Comencini, infatti, risulta carente sotto ogni punto di vista. Deludente, in primis, la performance dei protagonisti. Giovanna Mezzogiorno e Vincenzo Amato sono troppo freddi e distaccati per poter convincere il pubblico. Peccato, perché una prova attoriale di livello avrebbe potuto risollevare le sorti di un film che d’altronde dimostra di avere idee troppo confuse.

Tornare: Giovanna Mezzogiorno e, in foto, Beatrice Grannò
Giovanna Mezzogiorno e, in foto, Beatrice Grannò

Premessa interessante

La parte iniziale della pellicola pone degli interrogativi e identifica dei misteri da risolvere. Come mai Alice ha voluto mettere tanta distanza tra sé stessa e i ricordi della sua infanzia? Cos’è successo tanti anni prima? Cosa l’ha resa così chiusa e impassibile, se da adolescente era così allegra ed esuberante? È evidente che è un ricordo del passato turbi Alice più profondamente di quanto lei stessa percepisca, ma di che si tratta e perché lei l’ha dimenticato? Purtroppo alle curiose domande di “ieri” non fanno eco delle risposte sufficientemente stimolanti “oggi”. Manca la scintilla, attesa invano durante il racconto che ripercorre l’intera vita della protagonista. Colpa dell’eccessivo onirismo e didascalismo della pellicola? Anche.

Sceneggiatura e personaggi: quali difetti

È proprio da quel passato misterioso che proviene un uomo più che mai deciso a conquistare il cuore di Alice. Tuttavia la relazione tra i due non appare romantica, né passionale né convincente. Al contrario, le loro interazioni danno l’impressione di essere finte, forzate, slegate. Lo stesso si potrebbe dire del colpo di scena finale, che prova a unire i puntini ma lo fa in modo deludente e decisamente sottotono. La sceneggiatura non aiuta, risultando pesante e poco scorrevole. La colpa però va data anche alla strutturazione dei personaggi, piatti e poveri di sfumature. Si salva la giovane Beatrice Grannò, che interpreta il ruolo di Alice da adolescente: a lei il merito di far trasparire quantomeno la spensieratezza e la benevola insolenza della sua età.

Tornare, dopo essere stato presentato alla Festa del Cinema di Roma, esce direttamente in digitale distribuito da Vision Distribution.

VOTO:

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