La nostra recensione di The Fall Guy, esilarante ed esplosivo ibrido di action, commedia e thriller diretto da David Leitch con protagonisti Ryan Gosling ed Emily Blunt: una lettera d’amore verso la settima arte che non fa prigionieri, tanto sboccata quanto intelligente
The Fall Guy vuole fare ciò che l’Academy non ha ancora il coraggio di fare, cioè dare voce e dignità non agli oppressi della società, ma di quella macchina macchina gigantesca e infernale chiamata Hollywood: stuntmen e stuntwomen. Sì, perché tra esplosioni, macchine che si ribaltano, lanci da elicotteri o aeroplani e altre varie acrobazie folli sono loro che dobbiamo ringraziare per tutto il divertimento e l’adrenalina che i grandi blockbuster ci regalano. Ed è curioso che siano proprio due star protagoniste dei due più grandi successi della scorsa stagione ad interpretarle, Ryan “Ken” Gosling ed Emily “Oppenheimer” Blunt, diretti dallo specialista David Leitch che firma un film celebrativo del cinema tutto, divertente e intelligente.

Lo stuntman e la star
Colt Seavers (Ryan Gosling), uno stuntman stanco e ormai oltre l’apice della sua carriera, si ritrova a lavorare insieme a Tom Ryder (Aaron Taylor-Johnson), una star di prim’ordine per cui aveva prestato la sua figura prima di un terribile incidente occorso su di un set due anni prima. Quando la celebrità improvvisamente sparisce nel nulla e il film, diretto dalla talentuosa Jody Moreno (Emily Blunt) per cui Colt ha perso la testa, rischia di essere cancellato, Colt viene convinto dalla propria manager Gail (Hannah Waddingham) a indagare sulla scomparsa di Tom cercando di ritrovarlo prima che la produzione s’interrompa.

Hollywood ti amo (e un po’ ti odio)
Che i titoli di testa e poi di coda di The Fall Guy siano in Courier New 12 (il font standard delle sceneggiature) non è ovviamente un caso. Come non lo è il fatto che, nel film, non vi sia un singolo movimento di trama o un dialogo che non rimandino ad omaggi, celebrazioni o persino prese in giro di film o saghe storiche, da Fast and Furious e Jason Bourne a L’ultimo dei Mohicani passando addirittura per la Golden Age hollywoodiana. Ora, tutti questi discorsi sul citazionismo più o meno estremo lascerebbero anche un po’ il tempo che trovano, se non fosse che David Leitch e il suo sceneggiatore Drew Pearce amano davvero quello che fanno.
E in fondo, sotto le esplosioni. gli inseguimenti e le lotte corpo a corpo brutali, The Fall Guy non è che una lunga e rutilante lettera d’amore (e anche un filo d’odio) verso Hollywood, il cinema contemporaneo e anche quello classico. Soltanto che c’è persino di più, perché anche se togliessimo il carisma e la capacità camaleontica di Ryan Gosling ed Emily Blunt di calarsi nei panni assurdi e irresistibili di uno stuntman e della sua regista schizzati e pieni di vita, rimarrebbe comunque uno strato tematico che ragiona sulle possibilità del corpo, del tempo e quindi del cinema.
Basandosi su una popolare serie Tv di metà anni ’80, Leitch realizza il suo film più ambizioso e straripante che contiene in sé anche elementi di thriller e screwball comedy, oltre ad almeno tre macrosequenze d’azione da manuale. Però di quel mondo The Fall Guy ci mostra soprattutto il dietro le quinte, i set in cui tutto deve funzionare ad orologeria, gli attori complessati e vanesi, i produttori fuori dai gangheri e i manager dai piani oscuri. Tutto è ovviamente esagerato, portato allo stremo, c’è persino un complotto ai danni dello stesso Colt ed è esattamente così che dovrebbe essere. È un esempio, questo, di blockbuster che sa esattamente cosa vuole e sa esattamente cosa il proprio pubblico vuole.

Luci, motore, azione!
Prima di tutto però The Fall Guy è un film d’azione che sposa l’ipercinetismo estremo, che si diverte nel battere i record mondiali di car rolling (cioè di macchine accappottate), che si esalta nelle scene di inseguimento (a piedi, su strada, in barca), che fa esplodere cose per il gusto di farle esplodere. È cinema tamarro, ad un certo punto persino lisergico, fracassone, alle volte pure un tantino sconclusionato ma mai troppo sciocco, cinema che vive e respira il dinamismo come dichiarazione d’intenti. Leitch lo sa perfettamente e quindi va all-in, gioca a carte scoperte e ci regala 120 minuti di pura follia creativa che raramente tentenna, anche aiutata da un cast perfettamente in parte che conta, oltre ai due protagonisti, un mefistofelico e spassoso Aaron Taylor-Johnson e la brava Hannah Waddingham.
E allora l’unica maniera per godersi questo viaggio è accettarne la sgangheratezza, il voler essere “meta cinematografico” a tutti i costi, le varie frecciatine lanciate verso le lotte sociali hollywoodiane (e non solo), l’aria guascona. In fondo The Fall Guy comincia con un montage di grandi film di azione in cui gli stuntmen e le stuntwomen saltano, corrono e se le danno di santa ragione, prosegue sulle note dei Kiss, di Bon Jovi, dei The Darkness di “I Believe in a Thing Called Love”, ma il momento “intimista” arriva di notte, in una macchina parcheggiata sulle note di Taylor Swift e della sua “All Too Well”, mentre Colt/Ryan Gosling si strugge per l’amore non corrisposto di Jody/Emily Blunt.
Quale miglior modo di rappresentare la contemporaneità al cinema e nell’intrattenimento di questo?
| TITOLO | The Fall Guy |
| REGIA | David Leitch |
| ATTORI | Ryan Gosling, Emily Blunt, Aaron Taylor-Johnson, Hannah Waddingham, Winston Duke, Stephanie Hsu, Lee Majors, Teresa Palmer |
| USCITA | 1 maggio 2024 |
| DISTRIBUZIONE | Universal Pictures Italia |
Quattro stelle

























