Oppenheimer, recensione: Christopher Nolan dirige un biopic umano e terrificante sulla responsabilità

Oppenheimer - Cillian Murphy
Oppenheimer - Cillian Murphy

La nostra recensione dell’attesissimo Oppenheimer, il nuovo film di Christopher Nolan con un cast da urlo che comprende Cillian Murphy, Emily Blunt, Robert Downey Jr e Matt Damon: un’opera esplosiva e implosiva assieme sul prezzo della responsabilità

Christopher Nolan è un maestro della manipolazione. Sin dai tempi di Following prima, suo folgorante esordio, che Memento dopo, il suo cinema è andato sempre più alla ricerca di forme espressive che modificassero lo sguardo e la percezione, ma anche la natura stessa di tempo, spazio, morale ed etica, inconscio e persino delle emozioni e dei sentimenti. A tre anni dalla sperimentazione ultra visiva e viscerale di Tenet, film giocattolone estremamente debole sul fronte della scrittura, il regista e sceneggiatore inglese torna con un progetto ancora più ambizioso: raccontare la nascita della bomba atomica, le cause che l’hanno favorita e le conseguenze morali e politiche del suo utilizzo attraverso gli occhi, le parole, le azioni e le motivazioni del suo creatore. Oppenheimer è qualcosa più di un biopic quindi, perché va al di là del racconto biografico per abbracciare una visione collettiva e universale di ciò che comporta il senso e il prezzo della responsabilità.

Oppenheimer - Christopher Nolan sul set
Oppenheimer – Christopher Nolan sul set

Il distruttore di mondi

Nel bel mezzo della seconda guerra mondiale il fisico teorico Robert Oppenheimer (Cillian Murphy) viene avvicinato dal governo americano, nella figura del capo del dipartimento per l’energia atomica Lewis Strauss (Robert Downey Jr), per sviluppare un’arma di distruzione di massa in grado di sbaragliare una volta per tutte le forze nazifasciste. Una squadra di fisici, ingegneri, chimici e altri scienziati tra cui Nils Bohr (Kenneth Branagh), Ernest Lawrence (Josh Hartnett), Richard Feynman (Jack Quaid) e Kenneth Nichols (Dane DeHaan) si riunisce quindi in una città creata nel bel mezzo del deserto del New Mexico per lavorare in segreto a quello che verrà definito Progetto Manhattan, sotto la direzione e il controllo del generale Leslie Groves (Matt Damon). Nel frattempo Oppenheimer dovrà anche trovare un modo di bilanciare la sua vita privata, inclusa la relazione con la moglie Kitty (Emily Blunt) e quella con la sua amante, la militante Jean Tatlock (Florence Pugh), con le pressioni e i dubbi che la costruzione di un ordigno atomico provocano sulla sua carriera e credibilità.

Oppenheimer - Florence Pugh e Cillian Murphy
Oppenheimer – Florence Pugh e Cillian Murphy

Fissione nucleare

In fisica atomica, semplificando al massimo, si parla di fissione nucleare quando il nucleo di un atomo viene bombardato da una pioggia di neutroni che lo spezzano in più parti, le quali diventano più leggere perché le loro masse sono diventate minori rispetto a quella dell’atomo originale. Durante questa spaccatura si libera una grandissima quantità di energia, ed è proprio questo rilascio di energia che sta alla base del funzionamento di un ordigno atomico. Da un certo punto di vista in Oppenheimer accade un fenomeno molto simile, perché il dodicesimo film di Christopher Nolan ragiona in parte anche di ciò che accade quando delle forze esterne alla nostra volontà spaccano il nostro nucleo famigliare, professionale e umano: amanti che distruggono la serenità del matrimonio e della  famiglia, avversari nell’ombra che cercano di minare la professionalità e il genio, dubbi e rimorsi di coscienza che spezzano il momento del successo, la celebrazione delle  capacità.

Oppenheimer - Matt Damon
Oppenheimer – Matt Damon

Quella di Robert Oppenheimer diventa quindi una figura a diversi strati, che si bagna del calore cromatico nel momento della creazione e della freddezza del bianco e nero in quello della successiva distruzione. Mai Nolan era stato così vicino ai propri personaggi, alle loro pulsioni, alle loro incertezze, alle loro verità. In controtendenza rispetto al nucleo narrativo e agli argomenti che sfiora il regista inglese predilige i primi piani ai campi lunghi, l’abbondanza dialogica ai silenzi, l’emozione alla spettacolarizzazione; nulla di ciò che intercorre in Oppenheimer ha mai il sapore di un passo che si spinge troppo in là perché tutto è in perfetto controllo e le improvvise vampate di fasci di atomi che schizzano nello spazio, di reazioni esplosive che incendiano lo schermo o di cadaveri che appaiono carbonizzati al suolo sono il risultato di un montaggio che da alternato si fa parallelo, o persino ellittico nella sua grammatica e nel suo incedere.

Oppenheimer - Tom Conti e Cillian Murphy
Oppenheimer – Tom Conti e Cillian Murphy

Un film di fantasmi

Non sappiamo ancora se mai ci sarà posto per un film dell’orrore nella filmografia nolaniana, ma semmai non dovesse esserci Oppenheimer ci si avvicina spaventosamente. Tutto in questa dodicesima sua fatica ha l’odore acre e il volto nefasto della morte, intesa sia come fine dell’esistenza e della vita che come fine e basta. È una pellicola di fantasmi questa, sia reali che immaginari, sia sputati fuori da un subconscio non più in grado di sostenere il peso del senso di colpa che vivi in carne ed ossa. Eppure quei fantasmi Nolan ha il grande pregio di non esternarli mai direttamente, di lasciare fuori dall’inquadratura quella morte a cui anela rendendola solo parte della Storia, di una storia raccontata dai radio giornali dell’epoca. E allora ci pensano gli attori, tutti impressionanti dal primo all’ultimo, a farsi carico di un dolore e di un mistero che ci viene solo suggerito, di un’ambizione tanto smodata quanto pericolosa; in una scena chiave Oppenheimer dialoga con Einstein sulle rive di un laghetto e la conversazione che hanno ci viene negata, preclusa, fino a quasi la fine del film, quando il cerchio (o forse sarebbe meglio parlare di un’ellisse) si chiude.

Oppenheimer - Robert Downey Jr.
Oppenheimer – Robert Downey Jr.

In quelle poche parole è nascosto tutto il senso di un’opera imperfetta ma monumentale, in grado di essere materica e spirituale allo stesso tempo perché lavora sui corpi, sulle interazioni, sugli scontri e sulle divisioni ma anche sulle conseguenze che occorrono quando l’esplosione c’è ormai stata, e tutta quell’energia è stata scaraventata nell’universo sotto forma di particelle radioattive, tossiche e quindi mortali. Solo che, anche qui, Nolan si guarda bene dal mostrarci il Male nel suo esito, perché a lui interessa soltanto mostrare la contraddizione, la spinta propulsiva della creazione che diventa distruzione, del progresso inevitabile che provoca un regresso altrettanto inevitabile. Senza patemi moralistici, senza lezioncine Oppenheimer osserva e documenta, aggrega e separa, crea sinergie umane e poi le porta al tradimento, alla beffa, al dileggio. Nolan insegue le forme concentriche dello spazio nelle gocce di pioggia che toccano le superficie dell’acqua, il rilascio dei corpi nel momento massimo del piacere (e non è un caso che questa sia la primissima volta in cui il sesso è presente all’interno di un suo film), la poesia di una scintilla nel cuore della notte appena prima dell’Apocalisse e dà forza al particolare come mai prima d’ora, rendendolo l’unica chiave possibile per l’universale.

Oppenheimer - James D'Arcy e Kenneth Branagh
Oppenheimer – James D’Arcy e Kenneth Branagh

Esplosione e implosione

Se pensate però, a questo punto, che Christopher Nolan abbia rinnegato le radici del suo cinema ripensate ancora. Pur lavorando in maniera alquanto diversa rispetto al passato, Oppenheimer è una sua creatura in tutto e per tutto, nello spirito e nella messa in scena. La macchina da presa racconta ancora una volta una trasformazione e una manipolazione, figlie però non dell’utilizzo di computer grafica o green screen ma bensì di un’idea di realismo che si piega alle logiche del racconto cinematografico, ai suoi tempi e alle sue necessità. In questo Oppenheimer lavora contemporaneamente sull’esplosione visiva e viscerale amplificata dalla straordinaria fotografia di Hoyte van Hoytema, allo stesso tempo elegante e sanguigna, e sull’implosione dei sentimenti, delle reazioni, delle paure del protagonista, di sua moglie Kitty, dei personaggi di Strauss o Groves. Nella sua grande densità e nel suo continuo intersecarsi di passato, presente e un prossimo futuro su tre diversi archi narrativi, il film si mantiene quasi sempre compatto nella scrittura, lasciandosi persino ammaliare dal richiamo del whodunit nella sottotrama che riguarda l’inchiesta ai danni di Oppenheimer stesso.

Oppenheimer - Emily Blunt
Oppenheimer – Emily Blunt

Dotato di una grande forza espressiva anche a livello sonoro perché è anche tramite le vibrazioni, le potenti musiche di Ludwig Göransson, le esplosioni e i sussurri che il racconto si fa epopeico, Oppenheimer supera lo scoglio di una durata importante e fluviale che sfiora le tre ore per narrare quella che è, a conti i fatti, la parabola di un uomo la cui genialità è causa di un’incredibile fragilità e il cui sentimento etico venne infine sbeffeggiato e ridicolizzato, come nella splendida scena con Harry Truman. In mezzo c’è tutto il resto del cinema di Nolan, c’è lo sguardo sulla Storia, c’è la contrapposizione tra pubblico e privato, tra singolo e collettivo. E soprattutto, più di ogni altra cosa, ci sono gli occhi di Cillian Murphy: glaciali ma espressivi, a imprigionare un intero mondo dietro uno sguardo che si illumina davanti alla potenza di un fuoco incontrollabile, di un atto prometeico destinato ad essere condannato e punito dalla furia vendicatrice degli Dei. O, più realisticamente, degli uomini.

Oppenheimer. Regia di Christopher Nolan con Cillian Murphy, Matt Damon, Emily Blunt, Robert Downey Jr, Florence Pugh, Kenneth Branagh, Josh Hartnett, Jack Quaid, Dane DeHaan, Rami Malek, Tom Conti,  Gary Oldman, Emma Dumont, Casey Affleck, Alden Ehrenreich, James D’Arcy e Matthew Modine, in uscita nelle sale mercoledì 23 agosto distribuito da Universal Pictures.

VOTO:

Quattro stelle

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