Ted Bundy – Fascino criminale, recensione: Zac Efron è il serial killer più efferato della storia

Ted Bundy - Fascino criminale - Zac Efron e Lily Collins (2)

Ted Bundy – Fascino criminale riesce nel compito per nulla facile di rappresentare l’orrore senza mai mostrarlo. Grazie anche a un notevole Zac Efron nei panni di uno dei serial killer più violenti della Storia.

Estremamente malvagio, di cattiveria e viltà scioccanti

Questo il titolo originale di Ted Bundy – Fascino criminale, il film con il quale Joe Berlinger torna a occuparsi, dopo l’ottima miniserie doc Conversazioni con l’assassino, del carismatico serial killer che per anni ha tenuto sotto scacco gli Stati Uniti con una serie di omicidi di indicibile efferatezza. Un titolo che potrebbe ricordare la frase di lancio di un vecchio horror di Roger Corman e che, invece, è parte della sentenza di condanna che, alla fine di uno dei primi processi mai trasmessi in diretta televisiva, assicurò Bundy alla giustizia.

Un inedito punto di vista

E se in passato il lavoro di Beringer gravitava anche attorno ai dettagli più raccapriccianti riguardanti le gesta del serial killer più iconico degli ultimi quarant’anni – da “American Psycho” di Bret Easton Ellis a Il silenzio degli innocenti passando per South Park, la cultura pop è piena zeppa di riferimenti a Bundy – ora il regista decide di raccontare la stessa storia, solo vista da un altro, e del del tutto inedito, punto di vista. Quello di Elizabeth Kloepfer (Lily Collins) che, per diversi anni, fu la compagna dell’uomo che in un’intervista si definì “il più insensibile figlio di puttana mai visto”.

Ted Bundy - Fascino Criminale - Zac Efron e Lily Collins
Il primo incontro di Ted Bundy (Zac Efron) ed Elizabeth Kloepfer (Lily Collins)

La trama

Il film inizia proprio con lei che, con il volto tirato dal dolore, si ritrova di fronte all’uomo che ama da anni ma che, ormai, è pressoché certa abbia rapito, ucciso, decapitato e seviziato decine di giovani donne indifese. Sono nel parlatorio del carcere dove quest’ultimo, di lì a poche ore, verrà giustiziato. Con la mente Elizabeth torna indietro, fino al loro primo incontro, nella metà degli anni 70, per poi ricordare alcuni dei momenti di una vita insieme che sembrava perfetta. Almeno fino a quando le notizie sugli omicidi di alcune ragazze e un identikit un po’ troppo somigliante al suo Ted (Zac Efron) la portano a dubitare di quello che, fino ad allora, era certa potesse essere il fidanzato perfetto.

L’importanza di Elizabeth Kloepfer

In realtà, chi conosce la vera storia di Ted Bundy, sa bene che il coinvolgimento di Elizabeth Kloepfer nelle indagini fu fondamentale per il suo arresto ma, per motivi evidentemente legati alla struttura scelta per il film, Berlinger inizialmente omette questo elemento, per poi utilizzarlo come twist finale. Questo è l’unico escamotage un po’ più facilone di un’opera per il resto anche abbastanza coraggiosa, nel suo raccontare l’orrore senza (quasi) mai mostrarlo. Un po’ come Love & Secrets – il film di Andrew Jarecki su Robert Durst, altro serial killer paradigmatico – Ted Bundy – Fascino criminale inizia come una love story tutto sommato classica, per poi addentrarsi nei meandri di una dipendenza affettiva ai limiti della tossicità.

Ted Bundy - Fascino Criminale - Zac Efron
Ted Bundy (Zac Efron) in fuga, in una scena di Ted Bundy – Fascino criminale

La rappresentazione della violenza

Berlinger aggira così il problema delle rappresentazioni della violenza costruendo il racconto attraverso quelle che altri – in primis il Lars Von Trier de La casa di Jack – potrebbero considerare scene di raccordo. Il film procede quindi per continue elllissi temporali, disseminando flashback come puntini che lo spettatore è invitato a unire tra loro. Ma – e qui risiede il principale scollamento di senso operato dal regista – senza ricevere alcun aiuto su come leggere il testo nella sua interezza. Chi, in altre parole, approcciasse per la prima volta la figura di Ted Bundy, potrebbe addirittura dubitare della sua effettiva colpevolezza quasi fino alla fine. E proprio nell’apparente difficoltà ad incasellare Ted Bundy – Fascino Criminale  – non è un thriller, né tanto meno un procedurale tout court – risiede il suo maggior pregio.

In conclusione

Spiace semmai che il pur notevole Efron, bravo nel suggerire il forte dualismo interiore del personaggio, non riesca a restituire appieno il senso di totale follia che emergeva da ogni singola parola pronunciata dal vero Bundy, come dimostrato ampiamente dalle immagini di repertorio che accompagnano i titoli di coda. Ma se pure l’ex teen idol può non fosse la scelta migliore per questo ruolo – una delle particolarità di Ted Bundy consisteva infatti nel suo esercitare fascino pur non essendo oggettivamente bello – lo scopo del film è evidentemente un altro, ossia calarci nei panni di chi, con i mostri, convive e ci divide il letto. E paga il prezzo, alto oltre ogni immaginazione, del non aver capito che, come ebbe a dire lo stesso Bundy, “i serial killer sono i vostri figli. Sono i vostri mariti. Sono ovunque.”

Ted Bundy – Fascino criminale, diretto da Joe Berlinger e interpretato da Zac Efron, Lily Collins, John Malkovich e Jim Parsons, sarà in sala da giovedì 9 maggio, distribuito da Notorious Pictures.

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