Teatro Argentina, conferenza interrotta dai lavoratori dello spettacolo per protesta e accuse per tutti (VIDEO)

Stamattina al Teatro Argentina membri dell’assemblea dei lavoratori dello spettacolo hanno interrotto la conferenza stampa della nuova Stagione con accuse contro tutti, dal direttore Luca De Fusco «nominato con un sotterfugio» a Luca Barbareschi «accusato più volte di molestie»: ecco il video integrale della protesta

«Vogliamo tutt’altro». Questo lo slogan sullo striscione con cui esponenti dell’assemblea costituente delle lavoratrici e dei lavoratori dello spettacolo hanno interrotto stamattina la conferenza stampa di presentazione della Stagione 2024-25 del Teatro di Roma al Teatro Argentina.

I protestanti hanno preso la parola mentre il presidente Francesco Siciliano e il direttore artistico Luca De Fusco erano sul palco, denunciando: «Il teatro pubblico di questa città vive da tempo un clima irrespirabile, per chi ci lavora e per le compagnie ospitate: corruzione, abusi, sessismo, molestie oltre ad essere una fabbrica di precariato vergognosa per un ente finanziato con soldi pubblici. Ad oggi il 43% dei lavoratori e delle lavoratrici del Teatro di Roma sono precari e senza tutele». E poi giù accuse nei confronti di tutti, a cominciare dal direttore De Fusco «nominato con un sotterfugio in assenza del presidente e della consigliera di minoranza. Il giorno dopo mentre il sindaco e il presidente Siciliano denunciavano l’atto squadrista, parole loro, e convocavano la piazza, gli è stato fatto un contratto per 5 anni da 150.000 euro di stipendio annui, più le regie».

E poi giù dal patriarcato fino alle accuse a Luca Barbareschi: «Oggi ci presentate questa nuova, nuovissima stagione: 98% di maschi, in gran parte direttori di altri teatri nazionali, 100% di bianchi, quasi tutti over 60, la solita logica degli scambi che non vi devo dire io, una sola compagnia internazionale (israeliana), l’unica regia di una donna all’Argentina con attore principale Luca Barbareschi, accusato più volte di molestie e gay pentito, parole sue, uno che ha fatto fallire un teatro come l’Eliseo nonostante i milioni di euro donati dai vari governi negli ultimi 10 anni e ora con la sua società coproduce questo spettacolo. I fatti lasciano poco spazio alle parole. Non c’è fermentazione di nuovi linguaggi, non c’è ricambio generazionale, non c’è diversità, non c’è apertura al panorama internazionale. Una monocultura CIS, etero, patriarcale, che onestamente ci dà i brividi».

Ai manifestanti è stato in ogni caso lasciato terminare la lettura del comunicato che che avevano preparato, non senza qualche malumore da parte delle persone presenti in platea.

Guarda domani le nostre video interviste a Gabriele Lavia e a Chiara Noschese.

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