Sharp Objects, recensione: Un taglio profondo chiamato passato

Sharp Objects

Sharp Objects: parte su Sky Atlantic la miniserie di otto episodi tratta dal primo romanzo di Gillian Flynn. Storia di un inconfessabile segreto e dell’angosciante viaggio nel passato di Camille, tormentata reporter interpretata da una straordinaria Amy Adams.

La tormentata vicenda di Camille

Parte lunedì 17 settembre su Sky Atlantic, la miniserie prodotta da HBO Sharp Objects, storia tratta dal omonimo romanzo (da noi conosciuto col titolo Sulla pelle), della scrittrice e sceneggiatrice statunitense Gillian Flynn, autrice di altri grandi successi letterari (e cinematografici) come Gone Girl e Dark Places. Sharp Objects si apre con il ritorno della reporter Camille Preaker (Amy Adams) nella sua cittadina natale Wind Gap, per indagare sul barbaro omicidio della quattordicenne Ann Nash e sulla scomparsa della coetanea Natalie Keene, adolescenti di buona famiglia, descritte dai tutti come delle fanciulle deliziose e miti. Per Camille non è soltanto un’opportunità per scrivere la storia più importante della sua carriera da cronista, ma soprattutto per affrontare i fantasmi del passato, legati alla morte della sorella minore Marian, e la algida madre Adora (Patricia Clarkson), con cui ha da sempre un pessimo rapporto e che si è rifatta una vita con un nuovo marito e una nuova figlia, Amma (Eliza Scanlen).

Un doloroso viaggio interiore

Camille Preaker è un personaggio femminile molto complesso, una donna che cerca di punirsi costantemente rifugiandosi in fiumi d’alcool, che cela in innocue bottigliette d’acqua minerale, e in oggetti appuntiti e taglienti (gli Sharp Objects del titolo appunto) che le procurano profonde ferite nel corpo e nell’anima. Il ritorno a casa è un oscuro e tormentato viaggio interiore, che le permette di far coincidere tutti quei pezzi del puzzle che i suoi ricordi frammentati e disordinati non riescono a far combaciare. Il dolore è il mezzo con cui si imbarca in questo pellegrinaggio nel passato, dolore per la perdita, dolore per un amore materno mai ricevuto, dolore fisico e psichico, dovuto a un persistente e opprimente senso di colpa e di inadeguatezza verso se stessa e verso gli altri.

Amy Adams è Camille Preaker
Amy Adams è Camille Preaker

La casa delle bambole

Il luogo in cui la protagonista rivive il suo travagliato passato è la sontuosa casa residenziale dove è cresciuta, dimora sospesa nel tempo, rivestita da pregiata carta da parati di delicata seta e arricchita da preziosi pavimenti in avorio, territorio impervio e inaccessibile per i piedi eretici di Camille, colpevole di aver abbandonato la tranquilla vita borghese, per un’esistenza fuori dai canoni del perbenismo di Wind Gap. Ed è in questo nido adorno che Adora, padrona impeccabile e personalità di spicco delle società, detta le regole della condotta ideale che le sue figlie devono mantenere per entrare nelle sue grazie. Ma se la maggiore infrange tutte le direttive, scatenando su di sé la totale freddezza anaffettiva della madre, la giovane Amma, tra sotterfugi e inganni, riesce a impersonare la figlia perfetta, ruolo una volta della defunta e mai dimenticata Marian. Così indossando abiti puerili, scelti accuratamente per lei dalla madre e arredando l’infantile casa delle bambole, che tanto ricorda quella in cui abita, diventa lei stessa bambola prediletta di Adora, che con attenzioni amorevolmente soffocanti, soddisfa il suo smanioso bisogno di accudire la sua eterna bambina.

Realtà, memoria o allucinazione?

Il personaggio di Camille trascina lo spettatore nella lotta contro i suoi demoni in modo totale e assoluto, facendogli vivere attimo dopo attimo ogni singolo turbamento, attraverso un impetuoso flusso di coscienza lo immerge nella disperata profondità dei suoi pensieri, lasciando che si crogioli nella confusionaria ricerca della continuità spazio temporale tra un’immagine e l’altra. L’alternarsi di accadimenti presenti, di ricordi dell’infanzia e di allucinazioni alcoliche, sono frammenti di una storia straziante che lo spettatore deve mettere insieme per avere una visione completa della tormentata protagonista, quindi alla donna dal vissuto buio e angosciante viene contrapposta la dolce ragazzina dai capelli scompigliati che brama le attenzioni della madre austera, o ancora l’apparizione di quella amata sorella dall’assenza ingombrante.

Patricia Clarkson e Eliza Scanlen in una scena
Patricia Clarkson e Eliza Scanlen in una scena

Una visione femminista del corpo femminile

Il punto di partenza di Sharp Objects è una tematica abbastanza ovvia e particolarmente inflazionata negli annali della serialità televisiva: l’omicidio di giovani donne, basti pensare a Twin Peaks, The Killing o a The Following, ma ciò che la rende differente è la visione femminile e femminista. Se i titoli menzionati sopra giravano attorno al ritrovamento di corpi smembrati, violati, metafora di una tipologia di donna svuotata dal suo valore di soggetto, il cui unico compito era di dare il via alla storia e alle indagini, quasi sempre condotte esclusivamente da uomini, in questa serie vediamo come i personaggi e soprattutto i corpi femminili riacquistano la propria soggettività. Le vittime non sono rappresentate come pezzi di carne mandati al macello da una furia assassina, ma vengono impiegate per svelare un segreto celato da troppo tempo di cui sono protagoniste altre donne, allo stesso modo il corpo martoriato di Camille racconta un grave disagio interiore, come la pagina di un libro mai pubblicato.

Tre grandi interpreti per una storia avvincente

Campione d’ascolti negli Stati Uniti, Sharp Objects è destinato al successo anche nel nostro paese, perché può contare su una trama coinvolgente, che parte dall’idea base del più banale scontro generazionale, fino ad arrivare a un vero e proprio dramma psicologico dai toni dark, e sul fascino che i tre personaggi principali emanano grazie alle loro intense interpreti. Amy Adams conferma il suo straordinario talento, offrendo una performance da brividi, perfettamente calata nei panni della cupa e tenebrosa Camille, non si risparmia regalando una delle sue più belle interpretazioni. Ad affiancarla egregiamente la veterana Patricia Clarkson, reduce da tanti successi di Woody Allen, Martin Scorsese e Lars Von Trier, che presta il suo raffinato volto e il suo elegante portamento per rappresentare una creatura disturbata, in bilico tra l’eccessivo amore genitoriale e la crudeltà dei più temibili aguzzini. Infine a dare un valore aggiunto ci pensa la giovanissima Eliza Scanlen, che interpreta in modo sorprendente il ruolo della subdola Amma, controversa manipolatrice, succube a sua volta della tirannia materna.

Amy Adams e Patricia Clarkson in una scena
Amy Adams e Patricia Clarkson in una scena

La fabbrica di successi chiamata HBO

Dopo il successo planetario di serie come Game of Thrones (Il trono di spade) o Westworld, HBO raggiunge un nuovo traguardo e lo fa dando vita sul piccolo schermo al primo romanzo di Gillian Flynn, una delle scrittrici che in assoluto ha saputo esplorare l’universo femminile in tutte le sue svariate sfumature, soprattutto quelle più cruente e amare della violenza e dell’omicidio. Un altro fattore che ha decretato questo ennesimo successo è determinato dal meraviglioso lavoro di Jean-Marc Vallée, regista della fortunata serie Big Little Lies sempre targata HBO. Vallée ha diretto gli otto episodi di Sharp Objects, donandogli una dimensione emotiva e visionaria sempre più avvolgente e profonda, creando quegli spazi vuoti e bui che riflettono a pieno l’anima della protagonista e gli oscuri segreti di Wind Gap.

Sharp Objects è una miniserie diretta da Jean-Marc Vallée, con Amy Adams, Patricia Clarkson, Eliza Scanlen, Chris Messina, Matt Craven, Miguel Sandoval, Elizabeth Perkins e Henry Czerny, su Sky Atlantic dal 17 settembre.

VOTO:

 

 

 

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