Separati ma non troppo, recensione: commedia familiare retta da Gilles Lellouche

Separati ma non troppo, recensione: commedia familiare retta da Gilles Lellouche

Separati ma non troppo è una commedia familiare che ha per protagonista una coppia separata costretta a vivere sotto lo stesso tetto: ottimo Gilles Lellouche ma manca l’idea brillante.

Sous le même toit

Yvan (interpretato da Gilles Lellouche) e Delphine (Louise Bourgoin) vivono un momento difficile del loro matrimonio che sfocia in una decisione definitiva: la separazione. Per lui però non è semplice continuare a condurre una vita dignitosa: precario da un punto di vista lavorativo e abbandonato dai suoi amici, è costretto a vivere nella sua vecchia casa. Infondo il 33% appartiene sempre a lui e la soluzione gli permetterebbe di avere un tetto sulla testa oltre che di essere un papà presente per i suoi figli. L’iniziale ostilità della moglie è vinta dalla contingenza dei fatti, ma la coabitazione non si preannuncia per niente semplice.

Ironia commedie francesi

La commedia familiare francese gode di buona salute ma è stata decisamente inflazionata negli ultimi tempi. Per questo qualche trovata in più sarebbe stata gradita. La regia di Dominique Farrugia non fa altro che riportare su pellicola un brio e un’ironia pulita e autentica, ma a volte non sembra riesca a tenere le redini della situazione con sufficiente maestria. Se lo spunto è la realtà (per nulla idilliaca, tra l’altro), Separati ma non troppo cerca di renderla meno amara. Alcune scene ai limiti del surreale suscitano il riso e si amalgamano ad altre più quotidiane, eppure manca l’idea brillante. Facile immedesimarsi con Yvan, Delphine e i loro figli: per questo, senza infamia e senza lode, allo spettatore non resta che sedersi in poltrona e assistere con piacere alla vita di quella che potremmo definire la famiglia della porta accanto.

Separati ma non troppo, recensione

Gilles Lellouche

Gilles Lellouche è probabilmente uno degli interpreti più brillanti della commedia francese degli ultimi anni. La sua forza risiede nella capacità di essere sempre credibile anche quando interpreta personaggi strampalati, dalle idee improbabili e dall’affidabilità pari allo zero. In fondo è questo il quadro del suo Yvan, alla ricerca della grande occasione della sua vita ma disgraziatamente poco affidabile. Se il suo carattere lo rende difficile da accettare sia per la moglie che per i figli, la sua sensibilità riesce lo stesso a fargli guadagnare un posto d’onore nel cuore del pubblico. Da solo, Lellouche aggiunge mezza stella in più al giudizio finale. Meno incisiva la Bourgoin nei panni di Delphine, dal viso incantevole ma anche dal guizzo latente.

Tema moderno

Il tema della separazione, con le famiglie sempre più allargate e le difficoltà economiche cui sono costretti molti papà separati, non potrebbe essere più attuale. In fondo la soluzione proposta da Separati ma non troppo è geniale nella sua assurdità. Difficile pensare di vivere con il proprio ex marito, dividendo il frigorifero con del nastro adesivo e scrivendo dei turni rigidi per l’utilizzo del bagno e della cucina. Sdrammatizzare e ridere sulla questione permette tuttavia di avvicinarsi ad essa senza troppa serietà, pur scavando al tempo stesso nelle difficoltà del XXI secolo. È per questo, probabilmente, che non è necessario un happy ending per soddisfare gli spettatori: l’unica cosa certa in un simile scenario è che alcuni legami rimangono saldi nel tempo a prescindere da tutto e tutti.

Separati ma non troppo (il titolo originale è Sous le même toit) arriva nelle sale italiane il 13 settembre distribuito da Europictures.

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