Sarah e Saleem – Là dove nulla è possibile: recensione di un adulterio politico

Sarah e Saleem – Là dove nulla è possibile - Locandina -

Sarah e Saleem – Là dove nulla è possibile, opera seconda del regista palestinese Muayad Alayan, racconta con autenticità la complicata vita a Gerusalemme, dove un banale adulterio diventa una questione politica.

Una storia semplice in un universo complesso

Sarah e Saleem – Là dove nulla è possibile, parte da una trama apparentemente semplice: un uomo e una donna si incontrano, si piacciono e iniziano una relazione, fin qui tutto normale, ma la loro è una relazione clandestina fedifraga poiché entrambi sono sposati, e fin qui nulla di nuovo, si tratta di una banalissima storia di tradimento e sotterfugi. Le cose si complicano però ulteriormente se l’uomo in questione è un palestinese con moglie incinta a carico e con difficoltà ad arrivare a fine mese, e la donna è un’israeliana sposata a un ufficiale dell’esercito devoto alla sua missione e madre di una bambina piccola. La loro liaison extraconiugale diventa ben presto una questione politica, uno strumento nelle mani di chi continua a volere e ad alimentare una guerra che dura ormai da tanto, troppo tempo.

Un affare di Stato

Il secondo lungometraggio del regista palestinese Muayad Alayan (Amore, furti e altri guai), racconta con autenticità e potenza una storia ispirata a fatti realmente accaduti, in una Gerusalemme in cui, ancora nel ventunesimo secolo, non è permesso separare realtà personale e realtà collettiva, dove ogni singola vicenda tra arabi ed ebrei diventa automaticamente un affare di Stato, dove nemmeno una insulsa attrazione carnale può rimanere una faccenda privata. Alayan mette in scena l’efficace sceneggiatura del fratello Rami con accurata nitidezza, creando pezzo per pezzo un puzzle chiaro e drammaticamente vero della drastica situazione di una città divisa a metà, attraverso gli occhi di due uomini e due donne loro malgrado legati a doppio filo.

Sarah e Saleem – Là dove nulla è possibile
Sarah e Saleem – Là dove nulla è possibile – Adeeb Safadi e Sivane Kretchner sono rispettivamente Saleem e Sarah

Alleate contro l’ingiustizia

Due mondi che si scontrano, che si sfiorano e si allontano, ma che alla fine si incontrano a metà strada. Il mondo degli israeliti e dei palestinesi, il mondo da cui provengono Sarah (Sivane Kretchner) e Saleem (Adeeb Safadi), quello da cui entrambi tentano in qualche modo di fuggire, anche se solo per un paio d’ore una volta a settimana. Ma soprattutto il mondo di Sarah e il mondo di Bisan (Maysa Abed-Alhadi), la giovane moglie in attesa del primo figlio di Saleem, donne diametralmente opposte ma profondamente simili che finiscono per trovare un punto d’incontro, facendo tremare le rispettive radici d’appartenenza, pur di non diventare complici di una nefanda ingiustizia. Donne eroine, seppur ferite, che prendono il coraggio a quattro mani, in un universo dove gli uomini continuano a farsi una guerra irrazionale e immotivata.

Sarah e Saleem – Là dove nulla è possibile
Sarah e Saleem – Là dove nulla è possibile – Maysa Abed-Alhadi (Bisan) e Sivane Kretchner (Sarah) in una scena

Ottima regia e cast intenso

La meditata scelta dei campi lunghi di una Gerusalemme moderna e antica, ma inevitabilmente lacerata e segnata da una moltitudine di cicatrici indelebili, è uno dei punti forti dell’ottima regia di Alayan, che insieme all’eccellente fotografia offre un affresco schietto e veritiero della città. L’intensità dei suoi talentuosi protagonisti, infine, fanno di Sarah e Saleem – Là dove nulla è possibile un piccolo gioiello del cinema israeliano.

Sarah e Saleem – Là dove nulla è possibile è un film diretto da Muayad Alayan, con Sivane Kretchner, Adeeb Safadi, Maysa Abed-Alhadi, Ishai Golan e Jan Kuhne, al cinema dal 24 aprile, distribuito da Satine Film.

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