Red Pill Blues, la recensione: il ritorno dei Maroon 5

Tre anni dopo V, i Maroon 5 tornano con un nuovo album, Red Pill Blues. La band californiana di Adam Levine però non riesce ad incantare.

Cosa aspettarsi?

Dall’inizio degli anni duemila ad oggi, poche pop band (tra quelle più commerciali), ha definito un sound riconoscibile come quello dei Maroon 5. Non siamo convinti se effettivamente sia un bene o no, ma è indubbio che la band guidata da Adam Levine, abbia creato un proprio stile. A tre anni di distanza dal precedente lavoro (V), il gruppo californiano è tornato nei negozi con l’album Red Pill Blues, anticipato dal singolo What Lovers Do, realizzato in collaborazione con la cantante SZA. Ritroviamo, all’interno dell’album, un mix variegato tra pop da classifica, funky e gli immancabili echi r’n’b. Brani come Help Me Out o Best 4 U sono molto probabilmente due singoli che ritroveremo a breve nelle classifiche, Wait e Lips On You i brani più interessanti, dove ritrovare la polivalenza della voce di Levine, capace di adattarsi ai falsetti come alle tonalità più basse.

I Maroon 5 in posa per Red Pill Blues

Un’occasione mancata

Nonostante una produzione in pompa magna (realizzata tra gli altri da Serban Ghenea, ingegnere musicale che di brani pop se ne intende) e le numerose collaborazioni, da Kendrick Lamar alla già citata SZA (senza dimenticare Julia Michaels e ASAP Rocky), Red Pill Blues rimane un lavoro incerto, un insieme di brani non perfettamente a fuoco e realizzati senza una propria identità. Se la voce di Adam Levine si conferma come una delle più riconoscibili a livello mondiale, musicalmente parlando la band non riesce a ripercorrere la strada iniziata oltre dieci anni fa con Songs About Jane dove, sebbene con alti e bassi, la commistione tra i generi (frutto soprattutto di un equilibrio perfetto tra suoni elettronici e chitarre/basso/batteria) risultava perfettamente costruita sui testi e l’attitudine della band. Inutile negarlo, ci aspettavamo molto di più.

Voto

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