La nostra recensione di Piccole cose come queste, dramma storico di Tim Mielants con un ottimo Cillian Murphy protagonista, già passato per i festival di Berlino e Roma: la tragedia delle Magdalene Laundries negli anni ’80 è raccontata con delicatezza e intensità, senza paura
Dopo Magdalene del 2002, Leone d’oro a Venezia, tocca a Piccole cose come queste “rinverdire” la memoria di un periodo estremamente buio della storia irlandese, quello che per due secoli ha visto centinaia di migliaia di ragazze confinate in case prigione gestite da istituti religiosi, a causa delle condotte considerate riprovevoli dalla morale cattolica del periodo. Il belga Tim Mielants, al suo terzo lungometraggio, si è avvalso di un ottimo Cillian Murphy reduce dal suo primo Oscar e di un’algida e penetrante Emily Watson per portare alla luce una storia dolorosa di colp(e) e redenzione, in un racconto morale ma mai moralista delicato e intenso che mette alla gogna i carnefici cercando di preservare la memoria delle vittime.

Un terribile segreto
New Ross – Irlanda, 1985. Bill Furlong (Cillian Murphy) è un commerciante di carbone, un uomo taciturno che ha dedicato la vita al lavoro, alla moglie Eileen (Eileen Walsh) e alle loro cinque figlie. Quando per caso scopre un terribile segreto nascosto nel convento locale diretto da Suor Mary (Emily Watson), i ricordi più dolorosi del suo passato tornano a galla. Sarà il momento per Bill di decidere se voltarsi dall’altra parte o ascoltare il proprio cuore, e sfidare una volta per tutte il silenzio di un’intera comunità.

La vergogna del silenzio
Piccole cose come queste (tratto dall’omonimo e acclamato romanzo breve di Claire Keegan) non è il primo film che racconta l’incredibile e tragica storia delle Magdalene Laundries, nelle quali per due secoli le ragazze irlandese considerate immorali venivano segregate e i cui figli venivano loro strappati via. Lo ha fatto più di vent’anni fa il Magdalene di Peter Mullan, trionfando a Venezia, e sempre passando per Venezia nel 2013 il Philomena di Stephen Frears. Soltanto che l’opera terza del belga Tim Mielants strappa via il sentimento, asciuga l’impianto drammaturgico e ci restituisce una parabola di redenzione e accettazione trattenuta, senza scene madri o momenti strappalacrime.
Per raccontare la tragica storia di questi agnelli sacrificati sull’altare di una morale distorta e ossessiva, Mielants assume la visione maschile del romanzo di partenza e cioè quella di Bill Furlong, un carbonaro nel cui passato è da ricercare un trauma legato a doppio filo con le ragazze delle “Magdalene”. Ed ecco che allora Piccole cose come queste diventa un film guidato da Cillian Murphy in cui però l’attore irlandese è talmente bravo da non fagocitare tutto, da restare ai margini della narrazione e alle volte della stessa macchina da presa che in certi momenti lo riprende con un tilt verso il basso, o a filo oppure appena fuori fuoco; il suo Bill è un fantasma che non sa, o forse che fa finta di non sapere, di esserlo.
Ma se all’inizio il suo dolore e la repressione di certi demoni del proprio passato rimangono taciuti, o appena accennati, è quando arriva la rivelazione improvvisa, l’incontro inatteso con le ragazze che la pellicola si apre al suo segreto terribile e alla vergogna per il silenzio che lo ha prima generato e poi alimentato. E forse sta tutto lì il senso di una pellicola ammantata dalla neve d’Irlanda, in quel silenzio che fa troppo rumore e che esplode come una bomba nel sovvertire una pace solo apparente, un patto di non belligeranza e di tacita rassegnazione nelle cui piaghe si nasconde il Male.

Un racconto delicatamente intimo
C’è sicuramente un po’ di Dickens e forse anche un po’ del Joyce di The Dubliners nel modo in cui Piccole cose come queste fa dell’intimità e della morbidezza del racconto il proprio strallo tematico e narrativo. Mielants e la sceneggiatrice Edna Walsh danno comunque ritmo e tensione a questo scontro tra buoni e cattivi samaritani, mentre per gran parte della durata si ha la sensazione perdurante che questo sia un film sulla decenza umana, sul modo in cui gli esseri umani debbano smettere le proprie paure e affrontare i propri traumi pur di scoperchiare un’atroce ingiustizia; in questo senso la delicatezza della scrittura e della messa in scena non sono in contrasto, bensì armonizzano l’intenzione tematica del film con il suo conflitto esterno e ambientale.
Ma se da una parte abbiamo una performance di grandissima intensità e magnetismo da parte di Murphy, il quale recita senza recitare, dall’altra lo sguardo femminile è duplice, anzi triplice: quello freddo e amorale di una bravissima Emily Watson nei panni della carnefice Suora Madre, quello dolente e carico di rabbia sommessa di Zara Devlin e quello sconsolato della moglie Eileen, a cui Eileen Walsh nega l’accenno anche di un più piccolo reale sorriso distensivo. E poi c’è ovviamente un compromesso impossibile: denunciare le suore compromettendo il futuro scolastico delle proprie figlie, oppure continuare la spirale autodistruttiva di silenzio?
Nel frattempo la neve continua a cadere, e di quel compromesso resta un carico pesantissimo che neanche il finale può sciogliere davvero.
| TITOLO | Piccole cose come queste |
| REGIA | Tim Mielants |
| ATTORI | Cillian Murphy, Emily Watson, Eileen Walsh, Michelle Fairley, Ciarán Hinds, Clare Dunne, Mark McKenna, Louis Karwan, Zara Devlin |
| USCITA | 28 novembre 2024 |
| DISTRIBUZIONE | Teodora Film |
Tre stelle e mezza

























