Recensione di Noi siamo la marea: psycho, thriller e fantascientifico insieme

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Noi siamo la marea è il film di Sebastian Hilger presentato al 34° Torino Film Festival ed insignito del Premio del Pubblico. Il film arriverà nelle sale il 21 giugno distribuito da Mariposa Cinematografica e 30 Holding in collaborazione con German Films.

Attuale 

Noi siamo la marea di Sebastian Hilger è introdotto da elementi narrativi che rispecchiano la vita di uno studente universitario al giorno d’oggi. Micha, interpretato dall’attore Maximilian “Max” Mauff è uno studente di fisica che vuole ottenere una borsa di studio presso l’Università di Berlino. La sua ricerca è improntata su un fenomeno che ha scosso la cittadina tedesca di Windholm: una mareggiata anomala verificata attraverso un non ritorno dell’acqua oceanica nella quale sono spariti tutti i bambini della città. Micha vorrebbe condurre studi approfonditi ma i finanziamenti non vengono concessi; nonostante il divieto da parte della commissione universitaria giudicatrice, il giovane ricercatore parte accompagnato da Jana (Lana Cooper), una giovane collega rientrata da un’esperienza scientifica per niente soddisfacente.

Alienazioni parallele

Sebastian Hilger racconta la delusione di una generazione: quella del protagonista Micha, il quale si trova a dover agire contro il sistema così da sperare che qualcuno sposi la sua causa scientifica. Così facendo Micha si ritrova solo, alienato, così come alienati sono gli abitanti della piccola Windholm da quando è avvenuta la catastrofe naturale e umana. La narrazione procede come da prassi, con un susseguirsi logico di sequenze in cui vengono  rievocati caratteristiche più simili ad un documentario che ad un film. Dati scientifici, misurazioni vettoriali, comparazioni statistiche vengono meno alla loro funzione quando entra in scena la componente umana. Lo spettatore è così catapultato dalla possibilità di conoscere la vera causa della catastrofe ad un finale aperto in cui difficilmente si percepisce la vera realtà delle cose.

Noi siamo la marea: Max Mauff&Mikke Rasch
Il fermo immagine in cui Micha incontra uno dei bambini portati via dall’oceano

Onore al sound

In Noi siamo la marea l’effettistica, in particolare quella sonora, funge da collante tra lo stato d’animo dei personaggi e la contemporanea resa narrativa del racconto. Il passaggio da una sequenza all’altra, stando alla mera componente narratologica, può sembrare scansionato da una successione irregolare in cui i due mondi, quello di Micha e quello degli abitanti di Windholm, non sempre si incastrano bene nel susseguirsi degli eventi. Il merito della colonna sonora è quello di legare le vicende, apparentemente scollegate, dei personaggi. La mancanza di soluzione persiste, ma è addolcita dalla maestria con la quale Hilger manipola suoni ed immagini generando un mix perfettamente equilibrato così da rendere l’enigmaticità della narrazione non eccessivamente pesante agli occhi dello spettatore.

Costruzione

Se di alcuni film si può apprezzare il carattere di improvvisazione non soltanto relegato agli attori, ma all’intera produzione, per Noi siamo la marea il termine più giusto è costruzione. Dentro questa parola vengono sintetizzati tutti i tecnicismi presenti nell’opera di Hilger, mai esagerati e sempre misurati sulla base di una logica costruttiva che deve rendere il giusto nella realizzazione finale del film. Non troppo quindi, ma neanche poco. Oltre all’apprezzabile montaggio sonoro è da segnalare l’eccellente e realistica fotografia cruda e lineare così come i paesaggi immortalati nelle riprese panoramiche che la macchina da prese concede allo spettatore. La costruzione narrativa è saldamente ancorata perché nessuna di queste componenti impropriamente “accessorie” abbia il sopravvento.

Noi siamo la marea è il film di Sebastian Hilger nelle sale cinematografiche italiane dal 21 giugno. Distribuito da Mariposa Cinematografica e 30 Holding in collaborazione con German Films, il film ha ottenuto il Premio del Pubblico al 34° Torino Film Festival. 

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