Ma Rainey’s Black Bottom, la recensione dell’ultimo film di Chadwick Boseman

Ma Rainey’s Black Bottom

La recensione di Ma Rainey’s Black Bottom, il film con Viola Davis e l’ultima intensa interpretazione di Chadwick Boseman: le grandi prove attoriali non salvano una pellicola che non riesce a distaccarsi dal suo originale impianto teatrale

Ma Rainey e la sua blues band

La band di musicisti blues composta dal trombonista Cutler (Colman Domingo), dal trombettista Levee (Chadwick Boseman), dal bassista Slow Drag (Michael Potts) e dal pianista Toledo (Glynn Turman) viene chiamata dal produttore e dall’agente della famosa cantante Ma Rainey (Viola Davis) per incidere il primo disco dell’artista. La donna, una diva prepotente, arriva in grosso ritardo. Come se non bastasse, i tempi delle registrazioni vengono ulteriormente allungati a causa del nipote balbuziente Sylvester e della giovane flapper Dussie Mae dai  quali si fa accompagnare. La rabbia (soprattutto quella di Levee, che sogna di formare una propria band e litiga spesso con i veterani Toledo e Cutler), espressa inizialmente solo attraverso la musica, inizia a serpeggiare tra i membri del gruppo fino ad arrivare ad un tragico punto di non ritorno.

Grandi prove attoriali

Ma Rainey’s Black Bottom si fonda sulle eccellenti performance del cast. Inutile dire che la pellicola è destinata a rimanere per sempre legata al nome di Chadwick Boseman, visto che di fatto raccoglie l’ultima interpretazione prima della sua prematura scomparsa. In molti scommettono su una vittoria dell’attore agli Oscar 2021, per lo stesso riconoscimento postumo che ricevettero Henry Fonda nel 1982 e Heath Leadger nel 2008. Boseman tuttavia non è l’unico ad offrire una magistrale prova attoriale. Viola Davis come sempre riesce a catalizzare l’attenzione, ma accanto a lei sono magistrali anche Domingo, Potts e Turman.

Ma Raineys Black Bottom: Chadwick Boseman in una scena del suo ultimo film
Chadwick Boseman in una scena del suo ultimo film – Ma Raineys Black Bottom

Un testo prettamente teatrale

Se i protagonisti hanno modo di mettere in luce le proprie doti grazie ai lunghi e densi monologhi offerti dalla sceneggiatura, questa stessa caratteristica rallenta la narrazione e le impedisce di avere un ritmo apprezzabile. Tratto dalla pièce del 1984 del drammaturgo statunitense vincitore di due premi Pulitzer August Wilson, Ma Rainey’s Black Bottom non è in grado di distaccarsi dal suo impianto teatrale. Il regista George C. Wolfe non riesce a compiere l’impresa di passare indenne dal palcoscenico alla pellicola, così il suo film rimane impigliato nella sua stessa struttura e non ottiene la fluidità che ci si sarebbe augurati.

Cavalcata verso gli Oscar 2021

Ciò nonostante, il film conserva ambizioni importanti in vista degli Oscar. Il discorso infatti non riguarda solo Boseman. Da un punto di vista tecnico, Ma Rainey’s Black Bottom si fa notare per l’ottimo montaggio, per la musica blues che si respira in ogni fotogramma e per una minuziosa cura dei dettagli. Non sorprende quindi che premi e candidature siano cominciate a piovere sin dal suo debutto: il Boston Society of Film Critics Awards gli ha assegnato il premio per il Miglior Cast, gli Independent Spirit Awards l’hanno candidato in 5 categorie (tra cui Miglior Film, Migliori attori protagonisti e Migliori attori non protagonisti) così come il San Diego Film Critics Society Awards. Stesso discorso anche per le rassegne di Los Angeles, Florida e Chicago, in attesa ovviamente di conoscere i verdetti relativi alle statuette più ambite.

Ma Rainey’s Black Bottom è disponibile su Netflix dal 18 dicembre 2020.

VOTO:
2 stelle e mezza

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