Lucky, recensione del commovente e toccante film di John Carroll Lynch

Lucky locandina

Il film Lucky di John Carroll Lynch mette in scena paure, bisogni e desideri universali dando un ritratto perfetto e sorprendente di quella che è la vita e di come è l’uomo ad esserne responsabile, ad avere il potere di cambiare la propria esistenza.

Una storia come tante

Il film Lucky prende il nome dal suo protagonista (Harry Dean Stanton), un cinico novantenne in perfetta salute, nonostante fumi un pacchetto di sigarette al giorno e beva sempre alcolici. La sua vita è fatta di ginnastica la mattina, chiacchierate al bar con coetanei, passeggiate verso un market per comprare bibite e sigarette, parole crociate e talent show. Non manca un alone di mistero nella vita di Lucky: una telefonata a qualcuno che non si capisce se esista o meno a cui chiede consiglio per difficoltà con i cruciverba, e un luogo indefinito da cui passa ogni giorno dove sfoga la sua rabbia con insulti. Lucky non ha paura della morte, non ne è preoccupato, finché, nonostante la sua ottima salute, si rende conto che potrebbe accadere da un momento all’altro.

Una solitudine da scoprire

Lucky è un film che lascia senza parole: la recitazione fatta di monologhi e lunghi dialoghi riesce a trasmettere tutto il senso della vita, in particolare per quest’uomo che pian piano lascia spazio alla nostalgia e abbandona il suo cinismo verso un mondo che forse, in fondo, gli dispiacerà lasciare. Lucky non è il classico anziano che critica la gioventù del periodo in cui vive o che aspetta la morte lamentandosi della sua vita. Lui è abitudinario, la sua giornata è scandita, ha i suoi amici, o meglio persone che frequenta ogni giorno con cui scherza, ma con cui, in realtà, non parla. «C’è differenza tra esseri soli e sentirsi soli» dice Lucky in una scena del film. Lui non si sente solo, ma capendo di essere vicino alla fine, che chiama spesso oscurità, si accorge che gli manca qualcosa.

Lucky e Howard
David Lynch (Howard) e Harry Dean Stanton (Lucky) in una scena del film Lucky durante una delle loro abitudinarie chiacchierate al bar

Panta rei

È un momento, un attimo, quello in cui Lucky comincia a sentirsi solo, pur sapendo, in fondo, di non esserlo. L’oscurità, che secondo lui arriva quando la vita finisce, l’ha già sentita, quel silenzio che lo spaventa lui l’ha già ascoltato, durante la sua adolescenza. Lucky inizia a ricordare eventi del suo passato che lentamente lo riportano a vivere il presente in un altro modo. Quello che gli manca e di cui sente di aver bisogno è l’amicizia, quella che va oltre qualsiasi cosa, quella che non si dimentica mai. Lucky riscopre la gioia di vivere, il sorriso, la serenità e la consapevolezza che le cose possono sempre cambiare, niente rimane tale, neanche quando sta per finire.

Paure umane

Lucky è un film che, tra le righe, mette in scena il tema dell’oscurità, dell’ignoto, e anche la domanda: cosa c’è dopo la morte? L’oscurità è intesa come un qualcosa che non si conosce, ma si percepisce: l’episodio dell’adolescenza che il protagonista Lucky ricorda in un momento di magistrale regia e recitazione, è un momento in cui Lucky ha visto l’oscurità, si è sentito solo, circondato da un silenzio terribile, in preda al panico… un solo istante, e poi tutto è tornato come prima. Lucky in quel momento ha visto il vuoto, ha avuto paura, si è sentito solo nell’oscurità. Ed è così che inizia a sentirsi nel corso del film.

Lucky dialogo guerra
Tom Skerrit (un veterano di guerra) in una scena del film Lucky durante un dialogo di riflessione sulla guerra

Le basi dell’amicizia

Il film Lucky è un insegnamento di vita, un modo diverso di affrontarla, per accettare le incertezze e ciò che non si conosce con tranquillità e, soprattutto, con il sorriso. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza la straordinaria interpretazione di Harry Dean Stanton che dà un tono agrodolce a tutto il film, che passa dall’affinità all’astio verso gli altri personaggi che compongono la storia: un inaspettato David Lynch che vive in funzione di una testuggine che scompare improvvisamente dalla sua vita lasciandolo appunto da solo. Howard (David Lynch) con amarezza e faticosamente deve accettare che il suo amico se n’è andato. La testuggine è un simbolo importante del film, è un animale che vive duecento anni, che riesce a superare il passaggio di generazioni, che ha bisogno di essere libero e fare il suo percorso. Anche l’interpretazione di Ed Begley Jr. è magistrale, come lo sono i dialoghi tra lui e gli altri personaggi, e i suoi monologhi: anche la solitudine ha fatto parte della sua vita, si è sentito sovrastato, ma a quanto pare è riuscito ad andare avanti.

Il bisogno dell’altro

Tra accettazione, solitudine, vuoto e paura il film porta a riflettere sul senso della vita, su come affrontarla, non parla della sua brevità, ma della sua intensità: si è sempre in tempo per cambiare e ritrovare ciò che manca. Lucky non ha rimpianti, non deve cambiare il suo modo di vivere, ma deve accettare i sentimenti, il bisogno del contatto umano e anche la banale convinzione, di alcune persone, di non essere soli. Il suo cinismo e la durezza data da una vita sicuramente difficile, dalla guerra, elemento che entra nel film durante uno splendido dialogo come un qualcosa di estraneo che ha invece condizionato Lucky, e che poi sparisce lasciando sempre quella sensazione di atrocità e meraviglia che solo chi ha visto la guerra può conoscere. Il film Lucky di John Carroll Lynch trasmette una speranza reale e vera attraverso scene dolci, commoventi, cariche di amarezza, ma che sono momenti di vita, universali, in cui ognuno può riconoscersi.

Il film Lucky diretto da John Carroll Lynch, con Harry Dean Stanton, David Lynch, Ron Livingston, Ed Begley Jr., Tom Skerritt, è uscito al cinema mercoledì 29 agosto 2018 distribuito da Wanted.

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