Venezia 75: Suspiria, recensione del non horror di Luca Guadagnino

Suspiria - danzatrici (foto Alessio Bolzoni)

In Suspiria il regista Luca Guadagnino prende il copione di Dario Argento e lo destruttura completamente, creando un lunghissimo film d’autore visivamente accattivante e ricco di temi sociali e politici, ma che nulla ha a che vedere con l’horror.

Presentato alla 75ª Mostra del Cinema di Venezia quello che probabilmente sarà il film più discusso della stagione. Diciamolo subito: il Suspiria di Luca Guadagnino non è un remake del film di Dario Argento, da cui trae solo spunto, per poi svilupparsi in modalità completamente differenti. Ma partiamo dall’inizio. Nel 1977 Dario Argento, maestro del brivido italiano degli anni ’70-’80 (sulle sue “opere” successive è meglio chiudere un occhio, anzi entrambi..), diresse uno dei suoi capolavori, quel Suspiria divenuto sin da subito un film di culto, che ha terrorizzato le platee di mezzo mondo e la cui ossessiva colonna sonora dei Goblin è (ri)conosciuta da chiunque dopo poche note (senza necessità di utilizzare Shazam).

Il pre-adolescente Guadagnino rimase colpito dalla visione del film di Argento, tanto che per lui diventò quasi una ossessione. Divenuto poi regista a sua volta, era deciso a riportare sullo schermo la storia di Susie e dell’accademia di danza gestita da streghe. Ben 10 anni fa iniziò quindi lo sviluppo di questa sua rivisitazione molto personale, che oggi ha visto “finalmente” la luce, traendola dalla sceneggiatura scritta a suo tempo da Dario Argento e dall’allora moglie Daria Nicolodi. Nel frattempo però, del Suspiria argentiano è scomparso un buon 90%, trasformato in un prodotto totalmente differente, che si fatica anche a definire horror.

Suspiria - Dakota Johnson
Dakota Johnson è Susie

Guadagnino sceglie infatti la via del film d’autore, con l’intenzione di sfruttare la storia base per inserirvi sottotraccia tematiche sociali e politiche. L’azione si sposta nella Berlino del 1977, con il Muro che divide le due Germanie e con l’inserimento di vari riferimenti alle attività della RAF o Banda Baader-Meinhof, per arrivare a toccare l’Olocausto e il relativo senso di colpa ancora all’epoca ben aleggiante tra i tedeschi. Nei sei atti (+ epilogo) che compongono un film di oltre 2 ore e mezza (e che poteva tranquillamente durare un’ora in meno), il femminismo è indubbiamente il tema dominante (giacché siamo in epoca #MeToo), con la congrega di streghe utilizzata come pretesto per il raggiungimento del proprio scopo personale e per la propria affermazione e collocazione nel mondo, in linea con l’apice che il movimento femminista raggiungeva proprio alla fine degli anni ’70.

Visivamente il film è indubbiamente valido, con Guadagnino che sforna un mix che spazia da Von Trier ad Aronofsky, con spunti visionari a tratti anche interessanti. Le donne del film hanno invece chiara matrice fassbinderiana, cioè tormentate ma non vittime, e tra di loro non manca una delle muse del regista tedesco, l’attrice 80enne Ingrid Caven. Il personaggio di Madame Blanc, interpretato dalla sempre superlativa Tilda Swinton, è una sorta di clone della grande Pina Bausch, mentre la star di 50 sfumature Dakota Johnson se la cava discretamente in un ruolo indubbiamente non semplice, come quello della tormentata protagonista Susie, con la sua evoluzione che la porterà alla chiusura del suo cerchio. Notevoli le coreografie quasi tribali di Damien Jalet, così come la musica di Thom Yorke dei Radiohead, molto lontana dall’originale dei Goblin, con l’obiettivo di entrare sottopelle allo spettatore, anziché ossessionarlo.

Suspiria - Tilda Swinton
Tilda Swinton è Madame Blanc

Esteticamente è un buon film, le attrici sono brave, le tematiche ci sono, musiche e coreografie ottime.. e allora dov’è il problema? Il problema di questo Suspiria nasce in primis alla base del progetto: se Guadagnino voleva raccontare tutt’altro (come ha fatto), non aveva secondo noi bisogno di rifare il film di Argento, destrutturandolo in questo modo estremo, ma avrebbe semplicemente potuto girare un qualcosa di diverso ed inedito. Da questo punto di partenza si genera quindi una reazione a catena: il film è troppo lungo, per larghi tratti è anche noioso, la storia personale dello psicologo è mostrata eccessivamente, ma soprattutto, di horror non vi è quasi traccia. Orrore psicologico e serpeggiante allora? Forse. Ma insufficiente anche quello. Risollevano un po’ il morale due scene splatter molto ben realizzate con l’alternanza tra coreografia e dolore fisico, più la sanguinosa mattanza finale. Stop. Troppo poco per 154 minuti.

E qui arriviamo al nocciolo della questione. Volendo quindi metterci nei panni dei tanti amanti del genere (soprattutto dei più giovani), in trepidante attesa per vedere questa nuova versione al grido di “andiamo a vedere un bell’horror”, la delusione non potrà che essere cocente. Perché Suspiria 2018, per utilizzare un gergo popolare “non fa paura”, in nessun modo (ossa che si spezzano al massimo può far senso a qualcuno, ma non certo paura), e sembra invece uno di quei pomposi film “da festival” che soddisfano solo i critici con la puzza sotto al naso, disinteressandosi completamente del pubblico e delle sue aspettative. Resta quindi a voi la scelta: se volete vederlo come film d’autore, esteticamente intrigante e ricco di riferimenti e tematiche, allora potrà anche piacervi (o almeno non dispiacervi); ma se volete vederlo come horror, date retta.. recuperate il Suspiria originale! E non per fare i puristi, sia chiaro, ma la delusione è davvero troppo grande.

Suspiria, diretto da Luca Guadagnino, con Dakota Johnson, Tilda Swinton, Chloë Grace Moretz, Mia Goth, Angela Winkler, Sylvie Testud, Renee’ Soutendijk, Ingrid Caven, Malgorzata Bela e Jessica Harper, uscirà nelle sale americane il 2 novembre 2018, mentre la data di distribuzione italiana non è stata ancora comunicata.

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