La truffa dei Logan: la recensione dell’atteso ritorno al cinema di Steven Soderbergh

Channing Tatum, Riley Keough e Adam Driver

La truffa dei Logancomeback di Steven Soderbergh al lungometraggio a quattro anni da Dietro i candelabri, è un film da non perdere che racconta l’America di oggi senza mai perdere di vista la sua leggerezza di fondo.

L’atteso ritorno di Steven Soderbergh al cinema

Era il 2013 quando, del tutto a sorpresa, il prolifico Steven Soderbergh annunciava il suo addio al cinema. Lo faceva con un film bellissimo e sottovalutato, Dietro i candelabri, che, prodotto da HBO, paradossalmente in sala non è uscito nemmeno, siglando di fatto per il suo autore l’inizio di un’avventura televisiva proseguita poi con The Knick e, più di recente, con la sperimentazione multimediale di Mosaic. E se cinque anni – quattro se si considera che La truffa dei Logan è stato presentato ormai quasi un anno fa alla Festa del Cinema di Roma – possono sembrare tanti per un autore abituato a una media di due film all’anno, l’effetto rigenerante di questo intervallo appare indubbio.

Un remake “proletario” di Ocean’s Eleven

Con La truffa dei Logan, infatti, Soderbergh non solo torna al lungometraggio, ma riprende anche in mano le regole di quell’heist-movie che egli stesso ha contribuito a ridefinire – o, meglio, ad amplificare – con la trilogia di Ocean. Ed è interessante pensare a come deve essersi divertito a prendere quello che più si avvicina alla sua idea di un blockbuster per girarne una sorta di bislacco remake proletario. Via quindi Las Vegas, il glamour dei casinò, George Clooney e Brad Pitt per fare spazio a quel côté white trash così tipico del profondo sud degli Stati Uniti. Un po’ come passare, senza soluzione di continuità, dal crooning elegante di Sinatra a una ballata di John Denver, qui citato a più riprese.

Craig/Tatum/Driver
Daniel Craig, Channing Tatum e Adam Driver

La trama

La storia è quella di Jimmy Logan (Channing Tatum), ex promessa del football americano rimasto zoppo in seguito a un infortunio, di suo fratello Clyde (Adam Driver), marine in congedo tornato dall’Iraq senza un braccio, e della loro proverbiale sfortuna. Una sfortuna per giustificare la quale i due si sono inventati addirittura una vera e propria maledizione di famiglia e che decidono di sfruttare per tentare il colpo della vita. Di fronte a una rapina rocambolesca e milionaria, portata a termine nel bel mezzo della gara NASCAR più attesa dell’anno, chi mai potrebbe infatti sospettare di due tali loser, per di più storpi?

La crisi raccontata col sorriso sulle labbra

Proprio l’handicap fisico dei due protagonisti, insieme all’ambientazione profondamente rurale, diventa il grandangolo attraverso il quale Soderbergh ci mostra un’America piegata da una crisi profonda, valoriale prima ancora che economica, dove il furto non rappresenta più, come in Ocean’s Eleven, un lussuoso esercizio di stile, bensì un mero mezzo per garantirsi la sopravvivenza. Abitato interamente da outsider dal sapore vagamente coeniano – esemplare in tal senso il galeotto ossigenato Daniel Craig – La truffa dei Logan registra l’avvenuto fallimento di un sogno senza però mai perdere di vista la sua natura più squisitamente leggera. Soderbergh realizza così il suo film più politico e, allo stesso tempo, anche il più divertente.

Driver/Tatum
Adam Driver e Channing Tatum

Un nuovo modello produttivo

Realizzato in regime di totale autarchia, bypassando le major hollywoodiane attraverso la prevendita sia dei diritti di distribuzione che dei successivi passaggi televisivi, La truffa dei Logan, oltre ad essere un sonoro sberleffo al primo anno di amministrazione Trump, rappresenta un felice esperimento di logiche produttive indie applicate ad un progetto indubitabilmente mainstream, a partire dai nomi coinvolti nel cast. Nulla di nuovo per un autore abituato a sfide ben più grandi, basti pensare al suo ultimo film Unsane, thriller girato interamente con un iPhone 7 Plus in un vero ospedale abbandonato. Spiace semmai che la distribuzione italiana abbia puntato così poco su questo titolo, forse spaventata dalla tiepida accoglienza in patria.

In conclusione

Sarebbe però un peccato se La truffa dei Logan passasse inosservato anche da noi. Perché è una conferma – l’ennesima – di come Soderbergh sia un maestro indiscusso nel miscelare elementi all’apparenza inconciliabili e giocare coi generi classici fino a costruire meccanismi assai più complessi di quanto non appaiano a una prima lettura. Destino che, per molti versi, lo accomuna a un altro grande autore “politico”, Richard Linklater, il cui splendido e dolente Last Flag Flying, ugualmente rappresentativo di certe contraddizioni dell’America di oggi e passato anch’esso all’ultima Festa del Cinema di Roma, sta tardando non poco ad arrivare in sala.

La truffa dei Logan, diretto da Steven Soderbergh e interpretato da Channing Tatum, Adam Driver, Daniel Craig, Riley Keough e Hilary Swank, sarà in sala giovedì 31 maggio distribuito da Lucky Red.

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