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La terra di Dio, recensione: un dramma amoroso intimo e passionale nel nord dell’Inghilterra

Premiato al Sundance 2018 con la miglior regia, La terra di Dio è un film emotivamente coinvolgente, con un protagonista eccezionale che attraverso le espressioni del volto riesce ad esprimere dolore, passione e amore.

Johnny Saxby

Ne La terra di Dio siamo nello Yorkshire a primavera. Johnny (Josh O’Connor) è un giovane che dedica tutti i suoi sforzi per portare avanti la fattoria dei genitori, cercando di sfuggire alla routine sbronzandosi al pub del paese e facendo sesso occasionale con altri uomini. Johnny è un uomo incapace di coinvolgersi emotivamente con qualcuno, tutto cambia con la comparsa di Gheorghe (Alec Secareanu), un immigrato rumeno che arriva alla fattoria per dare una mano con la transumanza delle pecore. Gheorghe accende nel giovane una scintilla di vitalità e l’attrazione tra i due non tarda a concretizzarsi in un rapporto sentimentale intenso. Gradualmente il cupo e introverso Johnny si apre ai sentimenti che lo invadono, rivoluzionando lentamente ma inesorabilmente la sua vita.

Corpo e Natura

Gli spazi incontaminati del rurale nord dell’Inghilterra fanno da sfondo all’intimo rapporto tra i due personaggi, che come gli agnelli di cui si prendono cura, si ritrovano inglobati nella totalità dell’ambiente. Animali e uomini sono uguali agli occhi della natura e i due ragazzi si scoprono con un irrefrenabile istinto animalesco durante la transumanza delle pecore, in una casa lontana dal mondo e dal tempo che diventa un grembo in cui far sviluppare il loro amore. Spinti dal desiderio, l’istinto sessuale diventa da un semplice sfogo carnale ad un modo per scoprirsi e condividere l’amore che li assorbe totalmente l’uno nell’altro.

Johnny e Gheorghe
Johnny e Gheorghe

Il Silenzio

La terra di Dio è un film dove i personaggi comunicano con i silenzi, riuscendo a stabilire un legame profondo e a rivelare un disagio personale che li attanaglia. Il silenzio è la misura del racconto e tiene il ritmo del film, il protagonista Johnny è un ragazzo estremamente introverso che ha un mondo dietro quello sguardo perso nel vuoto da tirar fuori violentemente ma l’incapacità di legare con qualcuno, spogliarsi fino a rimanere nudo lo porta ad essere scontroso, insensibile e selvaggio, come un animale. L’interpretazione di Josh O’Connor è stata fenomenale, attraverso le sue mimiche facciali riusciamo a comprendere il dolore e il disagio di un ragazzo che ha sacrificato tutti i suoi sogni per dedicarsi solo al lavoro in fattoria. Tutto ciò l’ha chiuso sempre più in se stesso, solo Gheorghe, con i suoi modi gentili e l‘attenta sensibilità riuscirà a farlo aprire, mostrando come l’amore verso qualcuno sia l’unica salvezza in una vita grigia e faticosa.

Intimamente audace

La terra di Dio è un’opera di una sensibilità attenta da cui traspare l’abile regia di Francis Lee , un uomo legato al mondo rurale e contadino (che gli ha valso il premio al Sundance 2018) e una straordinaria fotografia che non mira ad estetizzare le inquadrature ma naturalizzarle nella realtà, in sintonia con la vita dei personaggi. Con un attore protagonista che sorprende grazie alla sua espressività ed emotività, il film è considerato da molti il nuovo Brokeback Mountain, noi lasciamo la decisione allo spettatore ma possiamo dire che è un ritratto intenso della vita di un ragazzo comune che nella semplicità del lavoro in fattoria scopre se stesso, l’amore e gli altri.

La terra di Dio uscirà domani 24 maggio nelle sale, diretto da Francis Lee con Josh O’ConnorAlec Secareanu e distribuito da Fil Rouge Media.

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