La Napoli velata di Ferzan Ozpetek: recensione

Napoli velata

Napoli velata si pone un gradino al di sopra dei pessimi Allacciate le cinture e Rosso Istanbul, ma i fasti de La finestra di fronte e Saturno contro sembrano incredibilmente lontani.

Un ottimo inizio

Inizia benissimo Napoli velata, ambiziosa discesa di Ferzan Ozpetek nei meandri di una realtà labirintica e sotterranea come quella partenopea. Con la macchina da presa che indugia sulla tromba delle scale di un palazzo d’epoca, l’autore crea un cortocircuito visivo che – oltre a pagare un evidente pegno al cinema di Dario Argento e, prima ancora, di Hitchcock – ha il compito di suggerire allo spettatore la natura fortemente misterica dell’opera. Perché alla base del film c’è, per l’appunto, il mistero di un uomo appena conosciuto dalla protagonista, l’anatomopatologa Adriana (Giovanna Mezzogiorno), e subito sparito nel nulla. Fino a quando lei stessa non ne riconosce alcuni dettagli sul corpo, evidentemente vittima di un omicidio, su cui si appresta a effettuare un’autopsia.

Tra noir e mélo

Di più magari è meglio non dire, di un’opera che vive tutta in quel limbo in cui realtà, sogno e ricordo si incrociano fino quasi a confondersi. Ozpetek ha così modo di ampliare la nuance dei suoi usuali toni mélo con venature noir, aiutato in questo da una Napoli carnale e materna, che però non nasconde i suoi anfratti più pericolosi. Il risultato è un film perfettamente bifronte, in cui, da un lato, troviamo alcune tra le istanze più classiche dell’autore de Le fate ignoranti – la descrizione di una sorta di comunità/famiglia allargata, il sesso (o l’idea del sesso) visto come motore scatenante di un radicale switch esistenziale – mentre dall’altro ci sono un crimine efferato e un’indagine in corso.

Napoli velata - scale
La bella inquadratura iniziale di Napoli velata

L’eccessivo estetismo

Se il versante più ozpetekiano della storia viene gestito quasi a occhi chiusi, i problemi emergono invece nella gestione di un genere che ha regole ben precise che il regista dimostra o di non conoscere appieno o, peggio, di non voler rispettare. Da qui nascono tutta una serie di falle narrative che Ozpetek cerca di coprire con una ricerca estetica a tratti anche eccessiva e con un onirismo così insistito da far perdere, in più di un’occasione,il filo del discorso; quasi a voler ipnotizzare lo spettatore. Solo che il buon Ferzan non è Dario Argento – almeno non quello dei tempi d’oro – e Piazza del Gesù non ha l’alone inquietante e Liberty del geniale cut-up tra Torino e il quartiere Coppedè di Profondo Rosso.

Una Napoli inedita

Costruito più come una sequenza di quadretti suggestivi che non come affresco, Napoli velata si perde, e ci invita a perderci, tra la Cappella del Principe di San Severo e il Chiostro del Museo di San Martino, autentici luoghi simbolo della Napoli più esoterica. E se è comunque bello che, per una volta, il cinema punti il dito su alcuni aspetti meno abusati di una città ormai irrimediabilmente associata, a livello iconografico, o con Gomorra o con la solarità caciarona di certa commedia, il giudizio finale rispetto alle pecche di un film vittima innanzitutto delle proprie ambizioni non cambia. E spiace. Perché la chimica tra una Mezzogiorno meno fastidiosamente nervosa che altrove e Alessandro Borghi funziona e la lunga scena di sesso iniziale tra i due è una delle cose più estreme fatte in Italia dai tempi del Diavolo in corpo di Bellocchio.

napoli-velata-mezzogiorno
Napoli velata – Giovanna Mezzogiorno

In conclusione

Così come funziona un cast di comprimari tutto declinato al femminile (con la sola eccezione di un Peppe Barra che ci piacerebbe vedere più spesso sul grande schermo) composto da Luisa Ranieri, Anna Bonaiuto e la mefistofelica coppia formata dalle femme fatale Lina Sastri e Isabella Ferrari. Ferzan Ozpetek è, da sempre, un autore divisivo e immaginiamo che anche in questo caso ci si dividerà tra chi non lo digerisce a prescindere e chi, tra le pieghe di Napoli velata, riconoscerà – magari anche sforzandosi – la bontà di un regista che, negli anni, è riuscito comunque a imporre un’idea personale di cinema. Ma, al netto delle fazioni di favorevoli o contrari, la verità è che siamo un gradino al di sopra dei pessimi Allacciate le cinture e Rosso Istanbul. Anche se i fasti de La finestra di fronte e Saturno contro sembrano incredibilmente lontani.

Napoli velata diretto da Ferzan Ozpetek, con Giovanna Mezzogiorno, Alessandro Borghi, Anna Bonaiuto, Peppe Barra e Luisa Ranieri uscirà in sala il 28 dicembre 2017 distribuito da Warner Bros Italia.

[yasr_overall_rating]

 

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui