La caccia, recensione: la favola nera di Marco Bocci con Laura Chiatti, Pietro Sermonti, Filippo Nigro e Paolo Pierobon

La caccia - Laura Chiatti, Paolo Pierobon, Filippo Nigro e Pietro Sermonti (foto di Minerva Pictures)
La caccia - Laura Chiatti, Paolo Pierobon, Filippo Nigro e Pietro Sermonti (foto di Minerva Pictures)

La recensione de La caccia, secondo lungometraggio diretto da Marco Bocci con Laura Chiatti, Pietro Sermonti, Filippo Nigro e Paolo Pierobon: quattro fratelli dovranno fare i conti con i fantasmi della loro infanzia

Quattro fratelli, un padre non esattamente modello, una storia di fantasmi e traumi irrisolti lunga più di trent’anni che forse sta per terminare: arriva in sala La caccia, il secondo lungometraggio da regista di Marco Bocci (qui la conferenza stampa) che per l’occasione chiama con sé un cast composto da Laura Chiatti, Pietro Sermonti, Filippo Nigro, Paolo Pierobon e Peppino Mazzotta.

La stagione è aperta

Luca (Filippo Nigro), Silvia (Laura Chiatti), Mattia (Pietro Sermonti) e Giorgio (Paolo Pierobon) sono quattro fratelli molto diversi tra loro. Luca è energico, vende macchine e ha in mente di espandere la propria attività. Silvia ha combattuto a lungo contro la tossicodipendenza, e ora è pulita da mille giorni, anche perché aspetta un bambino da una madre surrogata di nome Penka (Dominika Moravkova). Mattia è un pittore, all’apparenza trasandato e non curante dell’opinione altrui. Giorgio ha invece un’aria seria e affidabile, un lavoro stabile ed è sposato con Linda (Marina Rocco), con la quale cresce la loro unica figlia Ginevra (Eleonora Trezza) . Dopo svariati anni di lontananza, i quattro si riuniscono per l’improvvisa morte del padre (Peppino Mazzotta), proprio in quella villa dove hanno trascorso l’infanzia e che, con loro sorpresa, rimane la sola eredità lasciata dal genitore. Decidono così di vendere la casa di famiglia, che ancora oggi nasconde una terribile verità. Poiché però il ricavato è insufficiente a sanare i rispettivi problemi economici, Luca propone una soluzione estrema, una soluzione degna di loro padre.

La caccia - Laura Chiatti e Paolo Pierobon (foto di Minerva Pictures)
La caccia – Laura Chiatti e Paolo Pierobon (foto di Minerva Pictures)

Prede e predatori

La famiglia alle volte può essere un vero e proprio inferno, si sa. D’altronde non è possibile sceglierla solo che per fortuna, nella maggior parte dei casi, si tratta comunque di famiglie incasinate ma amorevoli. Qui invece siamo dalle parti più di Tolstoj o di Franzen, anzi soprattutto del secondo, perché La caccia lavora come il grande scrittore americano sulle conseguenze del trauma familiare. La figura del padre, autoritario e minaccioso, si erge sopra le vite dei suoi quattro miserrimi figli come un’ombra, una nube tossica che li avvolge e continua a impedire loro di respirare. È nella famiglia disfunzionale che Bocci intravede l’oscurità, ma ancora di più nell’incapacità di un padre di amare i proprio figli come loro vorrebbero che li amasse, un handicap fortissimo che non ha soltanto l’effetto di trasformare Luca, Silvia, Mattia e Giorgio in spettri viventi incapaci di gestire le proprie vite e i propri effetti, ma anche di trasformare quegli stessi spettri in predatori assetati di sangue. Perché è nel terzo atto, durante la resa dei conti, che le prede saranno costrette a cambiare pelle, ad affilare le zanne e a combattere per la sopravvivenza. Non tutte loro, forse, ci riusciranno ma è il bello o il brutto della caccia. Come parti di una lunghissima catena alimentare, questi quattro fratelli gettati in pasto ai lupi dovranno trasformarsi in lupi. Lo affermavano Hobbes nel 1600 e Plauto molti secoli prima, e dopo più di duemila anni le cose non sono affatto cambiate.

La caccia - Filippo Nigro (foto di Minerva Pictures)
La caccia – Filippo Nigro (foto di Minerva Pictures)

Le favole sono finite

Non è un caso che La caccia si apra con un voice-over femminile, una voce che declama a mano a mano che le vicende vanno avanti la favola dei quattro fratelli ingegnosi dei Grimm; soltanto che Bocci si appropria delle coordinate di quella storia lì per ribaltarle completamente, tingendo di nero pesto i rapporti tra i fratelli nel suo film e lasciando poco, pochissimo spazio all’umanità dei suoi quattro protagonisti. Non che non lo siano, umani, ma non possono permettersi di esserlo fino in fondo, o forse non sanno bene come si faccia a esserlo perché nessuno gliel’ha mai insegnato finora. La caccia si fa quindi favola nera per distruggere totalmente l’iconografia delle favole, come se il loro tempo fosse finito da un bel po’. Marco Bocci porta avanti un’operazione che parla di ricordi dolorosi, di fantasmi e di traumi del passato da affrontare e rimuovere, e in fondo tutte le favole altro non sono che tentativi di rimozione delle paure e dei traumi comuni. Quello dell’attore e regista umbro non è un tentativo sempre riuscito, anche perché nel terzo atto si fa un po’ troppo retorico e didascalico quando la caccia stessa diventa protagonista, però è sicuramente da apprezzare la volontà di costruire un mondo narrativo coerente e tematicamente forte, che il beffardo e riuscito finale evidenzia con maggior impeto.

La caccia - Pietro Sermonti (foto di Minerva Pictures)
La caccia – Pietro Sermonti (foto di Minerva Pictures)

Le storture della vita e del cinema

La caccia si apre con un’inquadratura bella, volutamente sghemba e all’inizio persino fuorifuoco, per poi proseguire sui toni del seppia e del nero come a rimarcare in maniera (di nuovo) un po’ scolastica lo stato di profonda sofferenza legata al passato. In fondo questo è un film storto di vittime e carnefici storti, in un mondo in cui una vera distinzione non c’è e non può esistere mai. Se però Silvia, Mattia, Luca e Giorgio riescono a venire fuori in maniera più o meno convincente è grazie agli sforzi dei loro quattro interpreti, tra i quali però spicca per intensità e capacità di lavorare il dolore e la frustrazione Paolo Pierobon, dapprima in sottrazione e poi esplodendo. Quello de La caccia è un cinema comunque coraggioso e ambizioso, pur con i suoi limiti, un cinema che nelle nostre sale ci piacerebbe vedere più spesso e che con del lavoro in più su struttura e sviluppo narrativi potrebbe in futuro regalarci qualche bella soddisfazione e, chissà, magari anche quel bel gioiellino grezzo. A giudicare da La caccia, però, i sengali ci sono.

La caccia. Regia di Marco Bocci con Laura Chiatti, Paolo Pierobon, Filippo Nigro, Pietro Sermonti, Marina Rocco e Peppino Mazzotta, in uscita domani 11 maggio nelle sale distribuito da Medusa Film con Minerva Pictures.

VOTO:

Tre stelle

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