La bastarda di Istanbul, recensione: saga familiare turca con Serra Yilmaz

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L’intrigante spettacolo La bastarda di Istanbul con Serra Yilmaz racconta un’affascinante saga familiare ambientata sul Bosforo, tra segreti, ricerca delle proprie origini, fino al genocidio armeno

E’ in scena al Teatro Sala Umberto di Roma La bastarda di Istanbul, spettacolo al femminile diretto da Angelo Savelli, che lo ha tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice turca Elif Shafak, uscito nel 2006.

Una famiglia di sole donne

La bastarda di Istanbul racconta le vicende della famiglia Kazanci di Istanbul, composta unicamente da donne, tra cui la matriarca, quattro figlie adulte -una veggente, una giovane, una zitella e una che non ha mai rivelato chi fosse il padre di sua figlia- e appunto quest’ultima ragazza, dal carattere ribelle (appunto la bastarda del titolo). Di uomini infatti neanche l’ombra, visto che una sorta di “maledizione” di famiglia li vede tutti morire prematuramente, arrivati ad un’età ben precisa. In realtà un uomo ci sarebbe: è Mustafa, il figlio di una delle quattro sorelle che, dopo essere cresciuto viziato e “beato tra le donne”, si trasferisce negli Stati Uniti dove sposa un’assillante donna, dalla quale avrà una figlia (che deciderà poi ti andare ad Istanbul per scoprire le sue origini).

Dai segreti familiari al genocidio armeno

Uno spettacolo affascinante quello di Angelo Savelli, che porta in scena una saga familiare multietnica e, alternando momenti leggeri ad altri più impegnativi, affronta tematiche profonde come i rapporti umani e familiari, che spesso nascondono indicibili segreti. Arriva poi a toccare anche l’argomento scomodo del genocidio del popolo armeno perpetrato nel 1915 dagli allora turchi ottomani, che è tutt’oggi una ferita aperta nonostante sia passato un secolo. Le ottime video-scenografie di Giuseppe Ragazzini mostrano un’Istanbul colorata e variopinta, con l’aggiunta di una divertente scena con personaggi animati, ambientata nel caffè Kundera, luogo di ritrovo per improbabili intellettuali.

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Monica Bauco, Marcella Ermini, Serra Yilmaz ed Elisa Vitiello (foto E.Gallina)

Serra Yilmaz e il grande cast femminile

Variegati e ben curati tutti i personaggi femminili, con in testa la catalizzante Serra Yilmaz, che è riduttivo definire semplicisticamente “la musa di Ferzan Ozpetek”, nei panni di questa sorella un po’ saggia un po’ veggente, che detta i ritmi dello spettacolo e racconta imperdibili storie che lo arricchiscono di un ulteriore fascino e mistero, rendendo la vicenda ancora più intrigante. Tutte brave e ottimamente in parte le attrici, da Valentina Chico a Marcella Ermini, da Fiorella Sciarretta a Diletta Oculisti, da Elisa Vitiello a Monica Bauco, che merita una menzione speciale per il suo doppio ruolo e la sua bravura, mentre Riccardo Naldini, unico uomo in scena, rende bene il suo contraddittorio personaggio.

Uno spettacolo intrigante e suggestivo giunto ormai al terzo anno di repliche, forse un pelino troppo lungo con i suoi 135 minuti (comprensivi di intervallo), ma tutto sommato scorrevole anche nei momenti più tosti, e con un catartico finale a sorpresa che chiude il cerchio su una famiglia di donne, dimostrando per l’ennesima volta quanto, in realtà, degli uomini si possa tranquillamente fare a meno.

La bastarda di Istanbul, diretto da Angelo Savelli, con Serra Yilmaz, Valentina Chico, Riccardo Naldini, Monica Bauco, Marcella Ermini, Fiorella Sciarretta, Diletta Oculisti, Elisa Vitiello, sarò in scena fino al 25 marzo al Teatro Sala Umberto di Roma.

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