Il re di Staten Island, recensione: consacrazione dell’astro nascente Pete Davidson

Il re di Staten Island, recensione: consacrazione dell'astro nascente Pete Davidson

La recensione de Il re di Staten Island, film scritto e diretto da Judd Apatow con Pete Davidson, Marisa Tomei, Bill Burr e Steve Buscemi: una storia semi-autobiografica ben scritta, che diventa l’inno di tutti coloro che, dopo un lutto, faticano a colmare quel vuoto

Una vita senza regole

Scott (Pete Davidson) è un ragazzo strano e tendezialmente immaturo. La sua adolescenza è stata segnata dalla morte del padre pompiere, scomparso da eroe quando lui aveva solo 7 anni. Ora, a 24 anni, sogna di diventare un tatuatore professionista e passa le sue giornate a fumare erba con gli amici Oscar (Ricky Velez), Igor (Moises Arias) e Richie (Lou Wilson), oltre a frequentarsi segretamente con l’amica d’infanzia Kelsey (Bel Powley). Quando sua sorella minore Claire (Maude Apatow) parte per il college, Scott rimane a vivere con la madre Margie (Marisa Tomei), un’infermiera del Pronto Soccorso fin troppo comprensiva. Un giorno però la donna comincia a frequentare Ray (Bill Burr), insieme al quale decide di metterlo fuori casa nella speranza di spronarlo a costruirsi il suo avvenire.

Scuole di recitazione a confronto

Pete Davidson conferma il suo talento particolare, fatto dei giusti tempi sia quando si tratta di commedia che quando si tratta di dramma. Fisicità, lineamenti e mimica ben si adattano a questo tipo di film, nei quali la diversità è la vera protagonista. Oltre alla recitazione, Davidson si impegna come co-sceneggiatore e fonte di ispirazione, visto che la storia racconta in parte la sua biografia: il morbo di Crohn che lo affligge, la morte del padre pompiere, il disagio vissuto nella prima parte della sua vita. Accanto al giovane astro nascente Davidson, il cast propone veterani quali il premio Oscar Marisa Tomei, il comico Bill Burr (qui in versione super baffuta) e Steve Buscemi. Quest’ultimo, sebbene interpreti un personaggio secondario, viene valorizzato da alcuni interventi particolarmente intensi. Piacevole anche la giovane Bel Powley nel ruolo dell’amica-fidanzata: carina e fresca nella sua semplicità, è con lei che il problematico Scott riesce ad aprire un’intima parte del suo cuore.

Il re di Staten Island - Moises Arias, Ricky Velez e Pete Davidson
Il re di Staten Island – Moises Arias, Ricky Velez e Pete Davidson

Un vuoto difficile da colmare

Come già sottolineato, Il re di Staten Island ha un’importante componente autobiografica. La bravura di Judd Apatow – sia regista che sceneggiatore, scritta a quattro mani con lo stesso Davidson – si percepisce in numerosi aspetti del film, ma una particolare ammirazione va riservata alla costruzione dei rapporti tra i personaggi. Scott vive circondato da strani amici, un amore che vuole tenere nascosto, una sorella che ha appena lasciato il nido per frequentare il college, una mamma che fatica a comprenderlo. A questa complessa mappa si aggiunge il nuovo amore della donna e i suoi figli, per un complesso meccanismo che risulta coerente e credibile oltre che esemplificatore. Splendida l’ironia dei dialoghi, capaci di sdrammatizzare anche i momenti più melanconici. Il linguaggio, poi, riesce a non diventare mai troppo volgare nonostante il frequente turpiloquio.

Ci si incontra a metà strada

Ciascuna delle relazioni di Scott fa emergere un lato del suo carattere, così che alla fine risulti naturale capire i suoi atteggiamenti. Da strambo conosciuto diventa “uno di famiglia”, di conseguenza è facile entrare nelle sue dinamiche e percepirle come un inno di tutti coloro che, dopo un lutto, faticano a colmare quel vuoto. In fondo ci si incontra a metà strada: da una parte il protagonista si evolve e prova ad integrarsi nella società (tenero il rapporto tra Scott e i figli di Ray); dall’altra si comprende il dolore che si nasconde dietro ai suoi eccessi e, proprio in virtù di questo, si tende a perdonarlo (e benvolerlo). Se l’inizio può forviare, niente paura: la storia si rivela ben presto per quella che è, in un crescendo che – sebbene non esploda del tutto – riesce a raccontare un disagio che non potrebbe essere più attuale.

Il re di Staten Island, distribuito da Universal Pictures, è disponibile in contemporanea al cinema e sulle piattaforme VOD dal 30 luglio.

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