Il filo nascosto – La recensione del nuovo capolavoro di Paul Thomas Anderson

Il filo nascosto

Con Il filo nascosto Paul Thomas Anderson gira un capolavoro impossibile di pura perfezione formale, all’incrocio tra love story, mélo e giallo dell’anima.

Un filo sottile

C’è un filo sottile e niente affatto nascosto che lega quest’ultimo capolavoro di Paul Thomas Anderson ad altri due suoi lavori: il per molti versi incompreso The Master e, in misura ancora maggiore, Il Petroliere. Tutti e tre i film ruotano sostanzialmente intorno a personaggi che definire bigger than life non rende l’idea. Uomini la cui straordinarietà – non in termini di valore, tutt’altro, ma di extra-ordinari – finisce inevitabilmente con il coincidere con l’enorme buco nero di solitudine che li risucchia dall’interno. Quella stessa solitudine che, covata sotto strati di gelo e immagini di una bellezza abbacinante, cela il cuore più nero di tutto il corpus andersoniano. Non è affatto un caso che Il filo nascosto, ancor più di Ubriaco d’amore, potrebbe essere rubricato come la personalissima versione di P.T. Anderson di una storia d’amore. Stavolta, infatti, lo spesso muro che i suoi protagonisti sono soliti costruirsi attorno a salvaguardia del proprio mondo sembra quasi cedere o addirittura sgretolarsi di fronte ai colpi di quelle che Paolo Sorrentino chiamava le conseguenze dell’amore.

La storia

Siamo nella Londra degli anni 50. Una Londra che non vediamo quasi mai, se non attraverso le finestre della casa-studio che il rinomato stilista Reynolds Woodcock (Daniel Day Lewis) abita quasi come fosse un eremo in cui preservare la propria idea di perfezione da tutto ciò che è fuori. Qui le sue giornate sono scandite da un susseguirsi maniacale di rituali che, qualora interrotti da un elemento esterno, lo destabilizzano irritandolo incredibilmente. Ovvio che, in un’ottica di questo tipo, anche solo l’idea di una relazione amorosa appaia a Woodcock come poco più di un fattore di disturbo. L’unica donna  per cui l’uomo sembra provare dell’affetto sincero è la sorella Cyril (Lesley Manville), assistente, complice e tuttofare al punto da essere la persona delegata a notificare alle “fidanzate” di turno la sopraggiunta non indispensabilità della loro presenza in casa. Fino a quando arriva Alma (una Vicky Krieps strepitosa che, in alcuni momenti del film arriva a surclassare Day Lewis), una cameriera semplice solo all’apparenza che, con una tenacia di gran lunga superiore alle resistenze di Woodcock, riesce in breve tempo a mettere in crisi tutto il suo rigido sistema di coordinate.

Daniel Day Lewis - Reynolds Woodcock
Daniel Day Lewis – Reynolds Woodcock

L’ossessione

Ora, ci sono diversi possibili modi per approcciare Il filo nascosto, ma nessuno può prescindere dal presupposto che ciò che si sta vedendo sia, a tutti gli effetti, un’opera di Paul Thomas Anderson, autore capace, al pari forse del solo Stanley Kubrick, di imporre al pubblico non solo una propria idea di stile, ma addirittura di fruizione. Da Boogie Nights fino all’ultimo Vizio di forma, il cinema del regista, oltre a tradire la più totale noncuranza di qualsivoglia trend, ha sempre mostrato una rara maestria nel piegare i generi e le forme narrative in funzione di un’unica e sola stella polare: l’ossessione. Un’ossessione bruciante che sa di Orson Welles/Charles Foster Kane, sia che si tratti dell’avidità di Daniel Plainview ne Il petroliere sia della ricerca che, in The Master, spinge Freddie Quell a (credere di) trovare un padre putativo in Lancaster Dodd. Così l’ossessione di Reynolds Woodcock si traduce in una ricerca maniacale della perfezione estetica vissuta più come missione ai limiti dell’autolesionismo che non come un semplice, seppur nobilissimo, mestiere. Difficile, a questo punto, non cedere alle tentazioni di una sovrapposizione testuale tra il ruvido sarto cui un immenso Daniel Day Lewis – qui alla sua ultima interpretazione prima del tanto discusso ritiro dalle scene – regala stile e gelo esistenziale in quantità quasi insostenibili e lo stesso regista.

Paul Thomas Anderson è Reynolds Woodcock?

Seguiamola dunque fino in fondo questa lettura per la quale Anderson – che qui aggiunge una ulteriore tacca alla sua proverbiale mania del controllo, accreditandosi, oltre a regia e sceneggiatura, anche la splendida fotografia – soffra della stessa ossessione di Woodcock e, proprio come il suo personaggio, ceda parte del proprio rigore di fronte al più banale dei sentimenti. Perché se è vero che la perfezione formale e la cura per i dettagli sono quelli di sempre, ci sono, disseminati lungo le due ore di meraviglia che Il filo nascosto garantisce, esplosioni di emotività che il regista di Magnolia, in passato, è sempre stato ben attento a non assecondare. Che poi, nel film, la storia d’amore tra il protagonista e Alma sia anche quella tra il creatore e il “prodotto” della propria creazione, è solo un altro elemento che consolida questa teoria. Basti pensare alla scena, sublime, in cui Woodcock veste per la prima volta Alma. Una sequenza, lunghissima nell’economia del film, che declina l’atto sessuale in termini puramente sartoriali con risultati impossibili da immaginare sulla carta.

Daniel Day Lewis - Vicky Krieps - Il filo nascosto
Daniel Day Lewis e Vicky Krieps

Un capolavoro impossibile da immaginare

Così come è impossibile anche solo immaginare questo mélo al calore bianco che, a tratti, sembra quasi flirtare col giallo, per poi ricordarci che non di genere si tratta, ma di un film di Paul Thomas Anderson. Tenetelo a mente quando, nel buio della sala, vi sembrerà che il film si dilunghi oltremodo su una serie di minuzie (apparentemente) di poco conto. Perché Il filo nascosto, prima ancora che un’opera perfetta e di bellezza quasi stordente, è la fiera rivendicazione da parte del suo autore di una dote concessa a pochissimi: quello di poter filmare qualsiasi cosa trasformandola automaticamente in cinema. Anzi, grande cinema. Per dire che, sebbene siamo solo a febbraio, difficilmente questo 2018 potrà regalarci un film così bello e prezioso.

Il filo nascosto, diretto da Paul Thomas Anderson, con Daniel Day Lewis, Vicky Krieps e Lesley Manville uscirà in sala il 22 febbraio, distribuito da Universal Pictures.

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