Rodolfo Laganà è il protagonista di un monologono pieno di nostalgia, in cui non manca un piccolo giallo da risolvere: I sorrisi del portiere va in scena dal 22 novembre al 2 dicembre al Teatro Marconi di Roma.
Orazio Parini
Rodolfo Laganà è un portiere d’altri tempi, affettuoso e attento alle esigenze di ogni condomino. È per questo che il suo Orazio Parini, come da migliore tradizione, è ben informato su tutto ciò accade e che si dice. Ecco perché viene convocato da un commissario di polizia per illustrare la sua versione dei fatti in merito ad una faccenda sulla quale sta indagando. All’inizio non è possibile comprendere il motivo della sua presenza nel commissariato: in fondo il protagonista si limita a parlare della sua vita da portiere e dei condomini che ha imparato a conoscere nel corso degli anni. Poi però il nocciolo della questione viene a galla: è stato commesso un omicidio e la polizia ha tutta l’intenzione di scoprire il responsabile.
Per ogni condomino un sorriso diverso
Orazio Parini è pieno di premure per i suoi condomini. Per ciascun condomino c’è sempre un sorriso diverso: ognuno riceverà gratuitamente delle attenzioni su misura per lui. Lo spettatore è catapultato dal racconto nostalgico e carico di empatia fino all’omicidio in modo naturale ma repentino. La risposta ad ogni domanda arriva in fondo in maniera quasi inaspettata: ci si ritrova nel fatto vero e proprio senza accorgersene e sempre senza accorgersene ci si ritrova fuori. Il tutto condito da una comicità soffusa che lascia via via il posto ad una profonda riflessione su questioni di cronaca più attuali che mai.

Nostalgia per gli anni ’50
Ricorrendo ad uno stratagemma semplice ma geniale (che funziona soprattutto grazie al carisma e al mestiere di Laganà), lo spettacolo riesce a trattare un argomento serio e amaramente attuale in modo insolito, guardando i fatti da una prospettiva differente. Nonostante un’innegabile serietà di fondo, il lato comico è garantito da diversi elementi: la naturale predisposizione di Laganà, la genuina romanità del portiere Orazio Parini e ovviamente dal ricordo dell’infanzia targata anni ’50. Erano i tempi in cui si giocava in cortile a campana e ruba-bandiera, come ricorderanno in molti. Di fronte alle parole di Laganà, capaci di rievocare immagini felici ma ormai lontane, sulle poltrone sono in molti ad annuire e sorridere.
Tempi e ritmi giusti
Il monologo de I sorrisi del portiere dura più o meno un’ora, il tempo più giusto per mantenere sempre alto l’interesse dello spettatore. Intelligente il lavoro fatto dal regista Claudio Boccaccini e dall’autore Carlo Picchiotti: impossibile sentirsi davvero ‘estranei’ di fronte alle scene e alle immagini che emergono dalle parole dell’adorabile Orazio Parini, anche perché che in fondo potrebbe trattarsi dei racconti della propria infanzia (o di quella dei genitori). Lo spettatore impara a voler bene al protagonista senza alcuna fatica e finisce col provare per lui una profonda empatia. La stessa sentita dal commissario, che fa da specchio al portiere pur senza mai comparire. I sorrisi del portiere si adatta alla perfezione alle caratteristiche di Rodolfo Laganà e anche per questo il risultato finale è un monologo dai tratti decisi, adatto a tutta la famiglia. I più grandi rifletteranno di fronte ai risvolti della vicenda, i più piccoli rideranno sognando di conoscere un portiere premuroso e autentico come Orazio.
I sorrisi del portiere, accolto positivamente dal pubblico nelle stagioni precedenti, arriva al Teatro Marconi di Roma dove va in scena dal 22 novembre al 2 dicembre 2018.
























